I movimenti oculari influenzano il controllo posturale nelle femmine giovani e anziane

Le informazioni visive vengono utilizzate per la stabilizzazione posturale nell’uomo. 

Tuttavia, si sa poco su come i movimenti oculari prevalenti nella vita quotidiana interagiscono con il sistema di controllo posturale negli individui più anziani. Pertanto, il presente studio ha valutato gli effetti di fissazioni fisse dello sguardo, inseguimenti lisci e movimenti oculari saccadici, con combinazioni di sfondi visivi di ampio campo assenti, fissi e oscillanti per generare diverse forme di flusso retinico, sul controllo posturale in giovani e anziani sani femmine. 

Ai partecipanti sono stati presentati stimoli visivi generati dal computer, mentre le oscillazioni posturali e le fissazioni dello sguardo sono state valutate simultaneamente con una piattaforma di forza e un’attrezzatura di localizzazione oculare, rispettivamente.

I risultati hanno mostrato che gli sfondi fissi e le fissazioni fisse dello sguardo attenuavano l’oscillazione posturale. In contrasto, sfondi oscillanti e inseguimenti fluidi aumentavano l’oscillazione posturale. Non c’erano differenze per quanto riguarda le saccadi. Non ci sono state differenze nell’ondeggiamento posturale o negli errori di sguardo tra i gruppi di età in nessuna condizione visiva. 

L’effetto stabilizzante degli stimoli visivi fissi mostra come il flusso retinico e i fattori extraoculari guidano gli aggiustamenti posturali. 

L’effetto destabilizzante di sfondi visivi oscillanti e inseguimenti fluidi può essere correlato a condizioni più difficili per determinare gli spostamenti del corpo dal flusso retinico e segnali extraoculari più complessi, rispettivamente. Poiché i partecipanti più anziani hanno abbinato le prestazioni del gruppo giovane in tutte le condizioni, la riduzione della postura e il controllo dello sguardo durante la posizione potrebbero non essere una conseguenza diretta dell’invecchiamento in buona salute.

Reference

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnagi.2016.00216/full

EMDR e EMI Il corso di formazione per soli Practitioner.

Che il ruolo dei movimenti oculari nella terapia post-traumatica abbia un’importanza determinante nella riabilitazione e nella guarigione del cliente è ormai un punto fermo nel panorama della terapia psicologica e psicoterapeutica, con abbondanti ricerche scientifiche a dimostrarlo.

Oggi, una delle terapie basate sui movimenti oculari più conosciuta ed utilizzata è L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), che nasce dalle osservazioni empiriche di Francine Shapiro (1987), la quale conosceva benissimo la NLP e integrandola con alcuni aspetti della terapia cognitiva comportamentale, ottenne questa nuova pratica in cui applicò i movimenti guidati sui clienti in modo da poter ridurre o trasformare le rappresentazioni o pensieri negativi.

Meno conosciuta, ma non per qualità ed efficacia è la EMI Therapy (Eye Movement Integration). L’ EMI è un trattamento che riprendere i principi base della programmazione neurolinguistica (NLP) ed è stata fondata nel 1989 da Connirae e Steve Andreas di Boulder, in Colorado. La psicologa del Quebec Danie Beaulieu ha successivamente sviluppato e perfezionato la tecnica, in particolare aggiungendo elementi dell’ Impact Therapy.

Questi due strumenti sono entrambi molto utili nel trattamento del disturbo post- traumatico da stress per grandi e piccoli traumi, risultano efficaci anche nel trattamento dei disturbi d’ansia, attacchi da panico, depressione, disturbi alimentari, sessuali, per il trattamento del dolore e per episodi di violenza.

Sia la EMI Therapy che L’EMDR, utilizzano movimenti oculari come focus del trattamento. Nell’EMDR vengono applicate due tipologie di stimolazioni bilaterali, che stimolano movimenti oculari di tipo saccadico, molto utile nel processo di desensibilizzazione; la EMI Therapy utilizza 24 segmenti diversi, che gli consentono di coprire l’intero campo visivo del cliente. I movimenti oculari implicati durante un trattamento EMI sono di tipo SPEM (inseguimento visivo lento), aiutano il cliente, in modo delicato, ad entrare in profondità e portare alla luce i ricordi traumatici che vengono poi riorganizzati ed integrati, alleviandone il carico emotivo. La EMI è infatti definita come una Neuroterapia.


Queste sono solo alcune delle somiglianze/differenze che accomunano questi due fantastici strumenti (vedi “EMI & EMDR -domande e risposte”). Alla luce di quanto detto è però, interessante mettere in evidenza come la natura di queste due terapie sia praticamente identica, anzi potremmo quasi azzardare nel dire che la EMI Therapy si presenta come un’ evoluzione della terapia EMDR, quelle che sono definite differenze tra le due, si potrebbero vedere come delle integrazioni, dettagli, implementazioni, che aiutano il terapeuta ad avere in mano un’unica tecnica efficace, completa e molto funzionale. D’altronde l’evoluzione è un processo naturale, che ha sempre permesso l’adattamento, miglioramento e crescita dell’essere umano. Proprio in Francia, questo sembra abbastanza chiaro tanto da aver creato una terapia integrata EMDR-IMO (EMI), considerate un unico strumento terapeutico.

A breve una nuova Formazione Master Class, aperta per soli Practitioner EMI ed EMDR, in cui potranno apprendere il Protocollo Integrativo EMI-r, Kazanxhi – Loubser

ADHD :La diagnosi di fa semplicemente guardando negli occhi

ADHD: la diagnosi si fa semplicemente guardando negli occhi
Per diagnosticare la cosiddetta sindrome da iperattività e deficit di attenzione, gli scienziati israeliani hanno sviluppato uno strumento che monitora i movimenti involontari degli occhi. Lo stesso strumento rivela se la cura sta avendo effetto

Si chiama ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) o, in italiano, sindrome da iperattività e deficit di attenzione. E’ quella condizione in cui un bambino, ma anche un adulto, si trova a sviluppare un modello comportamentale in cui non riesce a stare fermo e a concentrarsi su qualcosa; tende a essere impulsivo, sbadato e spesso anche aggressivo. In tutti questi casi, e altri sintomi affini, spesso gli esperti parlano di possibile presenza di ADHD – anche se non sempre è così, perché la diagnosi non è di fatto semplice.

Basarsi pertanto solo sull’osservazione di un certo comportamento non è indice di sicurezza per una diagnosi di questo genere. Allora, nella ricerca di trovare nuovi modi – magari più sicuri – per ottenere una diagnosi, gli scienziati dell’Università di Tel Aviv (TAU) hanno sviluppato un sistema di monitoraggio dei movimenti involontari degli occhi (eye-tracking).
Questo metodo, secondo gli ideatori, è in grado di riflettere con esattezza la presenza di ADHD, così come i benefici di dei trattamenti utilizzati nel controllo il disturbo.

I ricercatori avevano due obiettivi, spiega il dott. Moshe Fried, della Facoltà di Medicina Sackler alla TAU. Il primo è stato quello di fornire un nuovo strumento diagnostico per l’ADHD, e il secondo è stato quello di verificare se i farmaci per l’ADHD funzionano davvero, scoprendo che è possibile ottenere tutti e due le informazioni.
Egli ha inoltre spiegato che questo test sarebbe economico e accessibile, rendendolo uno strumento pratico e infallibile per professionisti e medici.

Nei test condotti per valutare l’efficacia del dispositivo, i ricercatori hanno trovato una correlazione diretta tra l’ADHD e l’incapacità di reprimere il movimento degli occhi in attesa di stimoli visivi. I movimenti oculari rilevati, poi, permettono anche di valutare l’eventuale miglioramento delle prestazioni da parte di persone che hanno preso un diffuso farmaco per il trattamento dell’ADHD: il metilfenidato. Le rivelazioni hanno mostrato che, in genere, si è normalizzata la soppressione dei movimenti involontari degli occhi a livello medio del gruppo di controllo.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Vision Research, mostrano che questo nuovo strumento diagnostico potrebbe finalmente rivelare se un soggetto è davvero interessato dall’ADHD, potendo così evitare di mettere sotto trattamento anche chi invece non ne avrebbe alcun bisogno, come è ahimè spesso capitato.

https://www.lastampa.it/salute/2014/08/17/news/adhd-la-diagnosi-si-fa-semplicemente-guardando-negli-occhi-1.35624261



Karate e Autoregolazione emotiva nei bambini

Scuola di Karate Tempio delle Arti Marche

A cura di Dr. Elton Kazanxhi Tel: 3295379300

 “Il movimento e la cognizione motoria, possiamo dirlo con certezza, sono le componenti evolutive più antiche della specie umana. Sebbene sussistano ben precise architetture neurali del movimento, esso non può essere ridotto a pura meccanica o a mera azione finalizzata.

Le Arti Marziali e il karate in particolare possono avere un ruolo determinante nella codifica dei processi motori a scopo anticipativo e regolativo. Inoltre, la struttura relazionale che caratterizza il rapporto Maestro-Allievo, rappresenta un’affascinante modalità per scoprire i raffinati meccanismi psico-pedagogici che regolano le istanze di equilibrio del network -Mente & Cervello-.
Nella dissertazione che ha riassunto le origini della disciplina e ha focalizzato le attuali linee di tendenza, è stato sottolineato che il karate può rappresentare un efficace mezzo per confrontare le grandi potenzialità del Corpo, per decodificare i meccanismi che regolano la Coscienza e per indirizzare la condotta verso la completa padronanza delle leggi dell’Improvvisazione.
Molti luoghi comuni oscillano e perdono consistenza dinnanzi ai confronti fra danza, musica, arti marziali e medicina.

Nella nostra cultura occidentale la storia ci ha raccontato come sia stato facile separare il mondo delle idee (èidos) da quello della materia (caos) già ai tempi del filosofo Platone. Dopo costui vennero tanti altri autorevoli filosofi e pensatori, ma tutti seguirono questa impostazione, difendendo il principio che si possa acquisire una certa conoscenza di se stessi senza presupporre necessariamente una conoscenza del corpo.

Si parla infatti di “Karate Do” come di un’arte che, partendo dall’apprendimento di tecniche di autodifesa, porta a una conoscenza profonda e all’evoluzione di se stessi.

Nelle arti marziali antiche che hanno preso origine dallo Yoga indiano, passando al Tai Chi Chuan cinese, per poi radicarsi in tutto l’Estremo Oriente (nella stessa Cina, il Kung Fu ecc.; in Corea il Taekwondo; in Giappone, Judo, Kendo, Karatedo ecc.; in Thailandia, il MuayTay ecc.; in Vietnam il Viet vo dao ecc.), il punto di partenza è un altro: IO sono il mio corpo. Ed è qui che cade il dualismo mente-corpo, in quanto non sono più considerate come due cose separate. La persona, in tutte le arti marziali, non è solo un corpo che compie dei gesti e non è solo una mente che ragiona o un cuore con delle emozioni, ma è tutto insieme. Questo approccio è detto “olistico”.

L’apprendimento e l’esecuzione delle tecniche non si riduce mai solo a un puro esercizio fisico, ma coinvolge sempre la mente e il cuore, contribuendo alla conoscenza di se stessi (per eseguire una tecnica ci vogliono abilità fisiche, concentrazione mentale, conoscenza del proprio corpo, dei propri limiti e delle proprie potenzialità, controllo e regolazione del proprio stato emotivo ecc.) e del contesto (le altre persone, l’ambiente ecc.).
Il Karate Do è un’arte marziale che ha primariamente propositi educativi e formativi della persona nella sua interezza.
Si parla infatti di “Karate Do” (“la via del karate”) come di un’arte, uno stile di vita che, partendo dall’apprendimento di tecniche di autodifesa, porta a una conoscenza profonda e all’evoluzione di se stessi.

La pratica del karate, inteso come Do:

  • è una via di accrescimento personale, di miglioramento di se stessi (M° Funakoshi);
  • si attua attraverso un processo di perfezionamento che coinvolge in maniera integrata corpo-psiche-cultura (Grimaldi);
  • porta alla profonda accettazione di se stessi, insegnando, in altre parole, a “essere” (M° Egami).

Il Do non è un’idea astratta, ma è la direzione di un sistema di vita. È un prodotto sociale e storico, permeato dai costumi, dalle religioni, dai valori collettivi.
Il processo evolutivo in questa disciplina è quello della realizzazione globale della personalità in armonia con il mondo, ma soprattutto con la natura.
In questo senso, il termine Do non è comune alle sole arti marziali tradizionali, ma anche ad altre arti della vita di tutti i giorni. Tutte le arti studiate e praticate, a un certo livello di profondità si ritrovano nel medesimo ambito “spirituale”.

Il karate do dal punto di vista pedagogico: Progetto Psiko Karate a Monsano (An)

Era il 2013 quando pensai di integrare il karate nella mia pratica di professionista psicologo,volevo auitare i bambini attraverso la pratica della disciplina ad avere più consapvolezza di sé , crescere la loro autostima (fiducia in sé) , sostenere lo sviluppo delle capacità cognitive (la capacità di auto valutarsi correttamente e di porsi obiettivi reali, la memoria, l’attenzione e la flessibilità di pensiero, la costanza nella gestione di un lavoro e del proprio spazio-tempo); sviluppare le capacità motorie (bilateralità, coordinamento, equilibrio, postura ecc.);

Inoltre il karate sostiene lo sviluppo delle capacità emotive (tramite l’allenamento in palestra, le gare, gli esami, gli stage con partecipazione di persone “esterne”; tutti questi sono momenti e ambiti di crescita che conducono al riconoscimento dei propri stati emotivi e quindi all’autoregolazione, all’assunzione di responsabilità personali e all’espressione in maniera adeguata delle proprie emozioni);

sviluppa abilità sociali (apprendimento delle regole, autocontrollo nella relazione con l’altro, sviluppo del rispetto verso se stessi e gli altri).

La ricerca sul campo
Di seguito riporto i risultati di un’indagine svolta su un campione di 120 bambini compresi nella fascia 9-13 anni.
Sono stati messi a confronto due gruppi da 60: i bambini che praticano karate con i bambini che praticano un altro sport (calcio, basket, pallavolo).
Gli obiettivi erano di verificare i 5 aspetti della personalità e di indagare gli aspetti motivazionali.
Gli strumenti d’indagine utilizzati consistevano nella somministrazione di 2 questionari: uno per testare la motivazione a fare sport (se intrinseca o estrinseca) e uno per comprendere la personalità (questionario denominato “Big Five”) tramite un test che indaga sui 5 aspetti della personalità:

  • energia (socievolezza, loquacità, livello di attività, dinamismo),
  • amicalità (altruismo, dare supporto, cooperatività, fiducia),
  • coscienziosità (capacità di autoregolazione, precisione, scrupolosità, tenacia, perseveranza),
  • instabilità emotiva (incapacità di controllare le reazioni emotive, instabilità dell’umore, incapacità di controllare rabbia e irritazione),
  • apertura mentale (apertura alle novità, ampi interessi culturali, originalità, creatività).

Il processo evolutivo in questa disciplina è quello della realizzazione globale della personalità in armonia con il mondo, ma soprattutto con la natura.

Applicazione della parte teorica al campione di bambini oggetto di studio.
Considerando il questionario sulla motivazione, costituito da 21 affermazioni su “Pratico questo sport perché… ” (per ogni affermazione i bambini indicavano il loro indice di gradimento da un “per niente d’accordo” 0 punti a “completamente d’accordo” 5 punti), si sono rilevate alcune componenti motivazionali che favoriscono la pratica sportiva:

  • motivazione centrata su aspetti interiori, di miglioramento e benessere (es. conoscere meglio se stessi, sentirsi meglio fisicamente e mentalmente, diventare più sicuri di sé, rilassarsi mentalmente);
  • motivazione centrata sull’approvazione altrui (es. l’allenatore/istruttore è contento, la famiglia è contenta);
  • motivazione centrata sull’acquisizione di abilità fisiche (es. capacità di fare certi movimenti/tecniche, acquisire forma fisica);
  • motivazione centrata sullo sfogo emotivo (es. sfogarsi dell’aggressività);
  • motivazione centrata sull’aspetto ludico, di divertimento (es. mi diverto, sto con gli amici);
  • motivazione centrata sul confronto con gli altri praticanti (es. confrontarsi, avere successo).

Che cosa evidenziano i risultati

  • Rispetto alla motivazione è emerso che i soggetti che praticano Karate Do sono mossi maggiormente da motivazioni centrate su aspetti interiori, mentre negli altri sport prevale nettamente l’aspetto ludico (del divertimento).
  • Riguardo alla personalità, chi pratica Karate Do ha livelli più alti di coscienziosità rispetto a chi pratica altri sport.
  • La maggiore coscienziosità influisce sullo sviluppo di una motivazione centrata su aspetti interiori.

Conclusioni

Praticare il Karate Do in età evolutiva:

  • contribuisce a incrementare la “coscienziosità” (capacità di concentrarsi, di mantenere attenzione, di assumersi impegni e mantenerli, di rispettare le regole, di essere organizzato nell’eseguire un lavoro e gestire il proprio tempo-spazio) che è un tratto di personalità che si può supporre in parte già presente a chi si avvicina al Karate Do;
  • influenza la percezione del Karate Do come attività non solo e non tanto di sfogo-divertimento, ma come attività percepita come modo per migliorarsi (raggiungere un benessere psico-fisico, aumentare la sicurezza in sé, accrescere la conoscenza di sé).

«Grazie a tutti!»

BIBLIOGRAFIA
– L. Camaioni, P. Di Blasio, Psicologia dello sviluppo,Il Mulino, Bologna, 2007.
– G. Cavalli, Tre anni straordinari. Lo sviluppo psicologico dei più piccoli, ed. La Scuola, Brescia, 2007.
– G. Cavalli, Mamma perché devo andare a scuola?, ed. Vita Nuova, Verona, 2009.
– O. Liverta, G. Cavalli, Lo sguardo consapevole. L’osservazione psicologica in ambito educativo, ed. Unicopli, Milano, 2005.
– M. Bombardieri, G. Cavalli, La relazione genitori-figli,ed. La Scuola, Brescia, 2011.

https://www.fijlkam.it/campania/karate/news-karate/74-cervello,-mente-e-karate.html

Ipnosi e dolore

Operare un paziente al cervello usando come anestesia l’ipnosi invece dei farmaci. L’intervento è stato portato a termine alcuni giorni a fa Legnano, su un uomo di 69 anni con un ematoma. L’ultimo caso in cui è entrata in campo l’ipnosi. “Si stima che un terzo della popolazione italiana possa sottoporsi all’anestesia ipnotica, e questo potrebbe garantire un miglior approccio all’intervento, meno dolore post operatorio, abbassamento dell’ansia e dello stress“. A parlare all’Adnkronos Salute è Enrico Facco, docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e autore di numerose pubblicazioni sull’ipnosi medica.

“E poi c’è un vantaggio ineguagliabile – aggiunge – l’ipnosi è sempre disponibile e, se usata bene, non ha nessun effetto collaterale e non costa nulla per il Ssn”. “Gli ambiti in cui poter usare l’ipnosi medica sono diversi – aggiunge Facco – si sta diffondendo sempre di più in ambito odontoiatrico, ma ci sono medici che la usano per mettere a proprio agio i pazienti che devono essere medicati in ambulatorio, per le terapie del dolore, per il trattamento dei disturbi psicosomatici. E’ chiaro che usata bene e correttamente è uno strumento perfetto per riportate l’umanizzazione delle cure in Medicina. L’ipnosi non è far addormentare il soggetto o trasformarlo in uno ‘zombie’, il paziente è sempre cosciente e c’è un continuo scambio tra lui e il medico che la pratica”, precisa.

“In letteratura scientifica – prosegue – c’è uno studio randomizzato controllato su 2000 soggetti in cui emerge che l’ipnosi medica aiuta nelle fasi pre e post operatorie, riduce l’ansia, aumenta il rilassamento e la collaborazione del paziente. Inoltre si è dimostrato anche che si riducono i consumi dei farmaci analgesici dopo un’operazione”.

Questa tecnica, conosciuta già nell’antica Grecia, tornò in auge nell’ottocento grazie al volume ‘Mesmerism in India, and its Practical Applications in Surgery and Medicine‘, in cui Franz Anton Mesmer illustrava la possibilità di operare i pazienti con l’aiuto dell’ipnosi. Ma con l’arrivo dell’etere prima e dei farmaci anestetici poi, fu messa da parte. “Dall’alveo della medicina è stata confinata nei teatri”, chiosa con una nota di rammarico Facco. Oggi qualcosa sta cambiando: “Ci sono meno resistenze rispetto a prima – ricorda – quando l’ipnosi era in contrasto con il pensiero illuminista e con l’idea plurisecolare che l’uomo è una creatura superiore amata da Dio; in realtà invece ha permesso di scoprire l’inconscio dell’Occidente, fino a Freud”. 

Negli ultimi anni è cresciuto anche il numero dei medici, specialisti e non, che si sono avvicinati all’anestesia ipnotica. “Dagli anni ’50 il Centro italiano di ipnosi clinica forma i medici – ricorda Facco – negli ultimi anni abbiamo anche deciso di aprire un corso di comunicazione ipnotica per gli infermieri. Il corso principale forma ogni anno fino a 80 partecipanti, dura un anno ma già dai primi 2-4 mesi i medici sono in grado di praticare l’ipnosi. Il problema maggiore che incontriamo è il fatto che nel percorso di formazione universitario manchi completamente uno spazio dedicato questo tipo di disciplina”.

Tra qualche mese uscirà un nuovo volume curato da Facco, ‘Ritornare a Ippocrate‘ (Mondadori Università). Ma come funziona l’ipnosi? “E’ indotta – risponde l’esperto – facendo chiudere gli occhi al paziente e allo stesso tempo suggerendo la realizzazione di uno stato di rilassamento e benessere. Poi si fa immergere il soggetto nell’immagine di un paesaggio piacevole e si crea un’analgesia ipnotica focalizzata nella sede dell’intervento. In odontoiatria, un campo in cui si ottengono ottimi risultati con l’ipnosi, il 25% dei pazienti ha paura dell’intervento e il 10% ha una vera e propria fobia del dentista. Almeno in un caso su tre si riesce a migliorare l’ansia e il terrore per l’estrazione di un dente con l’anestesia ipnotica”.

“E’ chiaro che per interventi di grande impatto, in chirurgia addominale e toracica, non si può pensare di usare l’ipnosi, ma occorre sempre utilizzare i farmaci. Ma per la chirurgia mini-invasiva l’ipnosi può essere una scelta da poter offrire al paziente che – conclude Facco – deve essere però sempre motivato, consapevole e partecipativo, altrimenti meglio optare per una anestesia classica”.

FONTE: ADNKRONOS

Long term training in Psychotraumatology by EMI Italy and Cortex Association .

This year we left behind has been a successful one and the beginning of fruitful cooperation.

We started with long-term training in Psychotraumotology with the first group in Tetovo, a group that is growing day by day and trained by the professional and eclectic trainer Elton Kazanxhi.

Of great interest, EMI’s activity has expanded to other countries and is confidently reaching the EMI final goal as a new technique that breathes and penetrates throughout the Balkans. It all started with information workshops in Tetovo and SUT respectively. In collaboration with the Cortex Center in Tetovo, which was also the initiator of this journey, EMI began its expansion in Skopje.

Responding to UNT’s invitation to Skopje, we organized and conducted informational promotional workshops where students were introduced to EMI. We also conducted other cognitive and informative workshops with other professionals in Skopje. We conclude this successful year with the completion of the EMI Protocol for children and addicts with the first group in Tetovo.
Hopefully next year will be even more successful we are still more motivated to continue with the activities and projects that await us in the future.

Resource Therapy come negoziare con le proprie parti di personalità disfunzionali. Elton Kazanxhi

Molte persone vivono in conflitto con le proprie parti disfunzionali. Sono parti che vivono stati di dipendenze, stati fobici, ansiosi e di preoccupazione.

In questo video spiego come interagire con queste parti è come gestirle.

Rikthimi në siguri mbas tërmetit dhe përvojës traumatike

  • Pasojat e termetit shkaktojnë gjendje iperaktivizuese alarmuese. Ditë dhe ore te tera personi fillon dhe te angazhohet se si te shmange mendimet negative.
  • Një pjesë e madhe e shërimit të traumas ndihmon sistemin nervor të bëhet më “elastik”. Në vend që të kaloni disa orë ose madje ditë duke u “zhytur” në një gjendje terrori, tensioni dhe nervozizmi pasi që jeni traumatizuar, bërja e një ose më shumë prej këtyre ushtrimeve mund të ndihmojë sistemin tuaj nervor të zhvendoset në një “gjendje tjetër” më shpejt.
  • Disa shkathtësi Rezilence (aftësia për t’u rikuperuar shpejt ngaik vështirësitë)  që mund ti praktikoni teksa rikuperoheni nga TraumaSa herë që të bëni një aktivitet ose ushtrim si këto më poshtë, kjo e mëson sistemin tuaj nervor të jetë më fleksibël dhe të kthehet(qetësohet) më shpejt nga gjendja e aktivizuar.
  • Praktikimi i ushtrimeve të qëndrueshmërisë në mënyrë të rregullt është si të shkoni në një “palestër të sistemit nervor” dhe të ushtroni funksione të shëndetshme të sistemit tuaj nervor derisa ato të bëhen sërrish të forta.-Shkathtësitë e ndërtimit të qëndrueshmërisë në praktikë për rikuperimin e traumës:

  • 1. TOKËZIMI- (eng.Grounding)
    Ndjeni këmbët në tokë.
    Ndjeni gravitetin.
    Ndjeni presionin e trupit tuaj në atë që e mbështet atë.
    Ndjeni strukturën e objekteve me gishtat.
    Emërtoni detaje të asaj që prekni, shihni, dëgjoni, nuhasni dhe shijoni.

  • 2. Ndjekje/ Ndjesi e Ndjenjës ( eng.Tracking/ Felt Sense)
    Vendosni vëmendjen tuaj në ndjesitë në trup dhe monitoroni ato për një periudhë kohore.
    Përshkruajini ato dhe vini re kur ato ndryshojnë.
    Qëndroni me veten tuaj edhe nëse shfaqet diçka shumë e pakëndshme.
    Sfidoni veten të qëndroni prezent edhe në atë moment.

  • 3. Ngadalësimi / Titrimi (eng.Slowing / Titration)
    Ngadalësoni qëllimisht emocionet tuaja dhe ndjesitë shqetësuese të trupit, ashtu si ngadalësoni tempon e muzikës.
    Ndani dhe punoni vetëm me një pjesë të vogël të emocioneve ose ndjesive dhe lini pjesën tjetër për më vonë, si marrja e vetëm një kafshimi nga byreku.

  • 4. Burimi (eng.Resourcing)
    Krijoni një Vend të Sigurtë imagjinar (Safe Place), ose kujtoni një përvojë të sigurt, qetësuese dhe ngushëlluese që keni pasur në jetën tuaj. Imagjinoni se jeni atje dhe vini re atë që ndjeni. Dijeni se gjithmonë mund të shkoni në këtë vend në imagjinatën tuaj nëse keni nevojë të qetësoheni.

  • 5. Pendulimi- (eng.Pendulation)
    Jini thellësisht të pranishëm në një zonë të trupit tuaj ku ndjeni aktivizim, siç është terrori, zemërimi, paniku, tensioni. Pastaj lëvizni vëmendjen tuaj në një vend neutraliteti ose qetësie në trupin tuaj. Shumë ngadalë kthehuni para-prapa, midis këtyre zonave. Ndërtoni aftësinë tuaj për të qëndruar me negativen. Gjithashtu ndërtoni aftësinë tuaj për të ndjerë përsëri gjëra pozitive dhe për të qëndruar me këto pozitivet.
  • 6. Ushtrime Kontakti / Vetë-Mbajtjeje (eng. Contact/Self Holding exercises)
    Vendosni duart tuaja në pjesët e trupit tuaj që ndjejnë ndjesi të vështira (tension, siklet). Vini re se si ndihen duart në trup. Vini re se ndjeni trupin nën duart e juaja. Vini re se si ndihet hapësira në trupin e vendosur midis duarve.
    7. Komuniteti( eng.Community)
    Socializohuni dhe merrni pjesë në komunitetin tuaj. Lidhja njerëzore ndërton qëndrueshmëri.
    8. Prania (eng. Presence)
    Praktikoni vendosjen e vetëdijes tuaj në çdo emocion ose ndjesi që shfaqet brenda jush. Flisni drejtuar asaj, “Ti je e mirëpritur këtu.” Qëndroni me të në një mënyrë të dashur dhe të dhembshur.
    9. Vetë-pranim (eng. Self-Acceptance)
    Punoni për të zvogëluar mendimet “duhet” për veten tuaj. Lejoni vetes hapësirën dhe kohën që trupi, emocionet dhe mendja juaj të “përqafohen” dhe të kalojnë proceset që duhet kaluar.
    10. Vetë-Empatia (eng. Self-Empathy)
    Praktikoni të jeni të butë me veten tuaj. Praktikoni vetë-empatinë.
    http://www.emiitaly.com 

La saggezza del corpo. Una ricerca contro le terapie cognitive.

La saggezza del corpo

Questa è stata un’età d’oro per la ricerca sul cervello. Ora abbiamo fantastiche scansioni del cervello che mostrano quali reti nel cervello aumentano durante diverse attività. Ma questa enfasi sul cervello ha alimentato sottilmente l’illusione che il pensiero avvenga solo dal collo in su. È alimentato l’illusione che le parti avanzate del nostro pensiero siano le parti “razionali” in alto che cercano di controllare le parti più “primitive” in basso.

Quindi è interessante il numero di scienziati che ora si stanno concentrando sul pensiero che accade non nel cervello ma nell’intestino. I neuroni si diffondono attraverso le viscere e c’è una crescente attenzione sul nervo vago, che emerge dal tronco encefalico e si aggira nel cuore, nei polmoni, nei reni e nell’intestino.

Il nervo vago è uno dei percorsi attraverso i quali il corpo e il cervello parlano tra loro in una conversazione inconscia

Referenze https://www.nytimes.com/2019/11/28/opinion/brain-body-thinking.html

Trattamento della dissociazione Strutturale di Kathy Steel e la Resource Therapy.

La teoria della dissociazione Strutturale della personalità Propone Che i Pazienti con disordini Complessi Legati al trauma Siano caratterizzati da Una divisione della Loro personalità in vario prototipiche parti, ognuna con le basi citare in giudizio psicobiologiche. Come una o Più parti “Apparentemente Normali” (ANP), i Pazienti Hanno Una propensione a impegnarsi in sistemi d’Azione evolutivi il preparati per l’adattamento alla vita quotidiana per Guidare le Loro Azioni. Due o Più parti “emotiva” (EP) Sono fissate nell’esperienza traumatica. Vieni EP, i Pazienti coinvolgono prevalentemente sistemi di azione Informazioni relative alla Difesa fisica e al pianto di attaccamento. ANP ED EP Non Sono sufficientemente integrati,Tutte le parti Sono bloccate da tendenze disadattive Che mantengono la dissociazione, inclusa Una serie di fobie, Che E Uno dei Temi Principali di questo articolo. Il Trattamento Orientata alla fase AIUTA i Pazienti a sviluppare gradualmente Azioni adattive mentali e comportamentali, Superando Così le Loro fobie e la dissociazione Strutturale.

La fase 1, “RIDUZIONE e stabilizzazione dei sintomi”,

E Orientata al Superamento delle fobie di contenuti mentali, parti dissociativa e Perdita di attaccamento e attaccamento con il terapeuta. La fase

2, “Trattamento delle memorie traumatiche”, ë diretta un Superare la fobia delle memorie traumatiche e le fobie correlate all’attaccamento insicuro Agli autori, in Particolare NEGLI EP.

Nella fase 3, “integrazione e riabilitazione”, il Trattamento si concentra sul Superamento delle fobie della vita normale, sull’assunzione e sul Cambiamento sani e sull’intimità. Nella misura in cui la teoria della dissociazione Strutturale funge da euristica integrativa per il Trattamento,

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