Dalla NLP all’ EMD fino ad arrivare alla EMI Therapy.

Molti terapisti sanno cosa è la NLP (Programmazione Neurolinguistica.) Essa nasce negli anni 80 con Dilts, Bandler e Grinder. Non è mai rientrato come un modello di psicoterapia forse perché troppo inquinata da “ciarlatani” e finti coach che facevano finta di aver capito il vero “cuore” della NLP. Leggi l’articolo di (S. Andreas ) .

Così è stata messa al bando subito dalla comunità scientifica. Un vero peccato perché in realtà è l’approccio più copiato in assoluto, la stessa NLP è un modello di ipnoterapia Eriksoniana. Quindi di per sé Eclettica.

Era il 1985 e qui su questa rivista F. Shapiro all’ epoca letterata ma con una formazione in NLP parlava degli LEM (Lalteral Eye Movement).

Essa stessa per lunghi anni ometterà volutamente collegare la sua formazione con la NLP, affermando e creando la leggenda della passeggiata sul bosco, casualmente trovo il legame movimenti oculari emozioni e pensieri.

La Shapiro è la persona che più di qualsiasi altro prima di lei ha saputo approfittare della grande intuizione degli autori Grinder Bandler.

F. Shapiro 1985

Negli stessi anni 1989 nasce EMD per poi diventare EMDR il primo marchio nella storia della psicoterapia modello “Coca Cola“. La bussines women crea un nuovo approccio basato sugli movimenti oculari e terapia cognitiva. Slegando così l’opzione originaria delle NLP con l’ipnosi. (Meglio per L’EMI) .

Oggi dopo anni di studi risulta essere uno dei modelli più venduti per il trattamento associato al trauma.

Steve Andreas

Nello stesso anno 1989 S. Andreas nella conferenza di Ipnoterapia Americana presenta la sua evoluzione della NLP ovvero IMO integrazione movimento oculare. (EMI). Un efficiente metodo di integrazione di memorie immagini e emozioni disturbanti. Il mondo aveva così due nuovi approcci:

EMD cognitivoEMI Ipnotico. Entrambe se pur con differenza sostanziali sul processo più che sulla teoria agiscono rapidamente sul sistema neurologico del cliente.

Anche se per la mia esperienza personale L’EMI è molto più efficace e risulta essere completo e molto più gentile rispetto all’ EMD.

Sia nella terapia EMDR che EMI si chiede al paziente di immaginare elementi della memoria del trauma mentre si impegnano a seguire movimenti della mano del terapista. Questa per creare una doppia condizione di consapevolezza che aiuta il trattamento di materiale traumatico.

Vedi video https://youtu.be/GnoqWqijYvQ

Si in EMI che in Emdr si esegue un protocollo in 8 fasi a partire dall’impegno per il trattamento e la valutazione del cliente e la memoria del trauma, fino al trattamento del trauma con stimolazione bilaterale effettuata in serie, in Emdr, e stimolazione con 24 movimenti basici nella EMI Therapy. Segue poi la valutazioni del SUD, e processate tutte le emozioni negative fino alla sua risoluzione (cioè risolte, senza stress residuo).

Nervo vago e benessere. Sei modi per stimolarlo



Che cos’è il nervo vago?

Prima di tutto, il nervo vago è il nervo più lungo del corpo che ha origine nel cervello come nervo cranico dieci, viaggia giù dal collo e quindi passa intorno all’apparato digerente, fegato, milza, pancreas, cuore e polmoni. Questo nervo è uno dei principali attori del sistema nervoso parasimpatico, che è la parte del “riposo e digestione” (opposta al sistema nervoso simpatico che è la “lotta di fuga”).


Il Tono del nervo vago


Il tono del nervo vago è la chiave per attivare il sistema nervoso parasimpatico. Il tono vagale viene misurato monitorando la frequenza cardiaca insieme alla frequenza respiratoria. La frequenza cardiaca aumenta leggermente quando inspiri e rallenta leggermente quando espiri. Maggiore è la differenza tra la frequenza cardiaca inalatoria e la frequenza cardiaca espiratoria, maggiore è il tono vagale. Un tono vagale più elevato significa che il tuo corpo può rilassarsi più velocemente dopo lo stress.

A cosa è associato il tono vaginale elevato?
L’alto tono vagale migliora la funzione di molti sistemi corporei, causando una migliore regolazione della glicemia, riduzione del rischio di ictus e malattie cardiovascolari, abbassamento della pressione sanguigna, migliore digestione attraverso una migliore produzione di acido dello stomaco e degli enzimi digestivi e riduzione delle emicranie. Il tono vagale più elevato è anche associato a migliore umore, meno ansia e maggiore resistenza allo stress. Uno dei ruoli più interessanti del nervo vago è che essenzialmente “legge” il microbioma intestinale e avvia una risposta per modulare l’infiammazione in base al fatto che rilevi o meno organismi patogeni contro non patogeni. In questo modo, il microbioma intestinale può influenzare l’umore, i livelli di stress e l’infiammazione generale.

A cosa è associato un basso tono vagale?


Il basso tono vagale è associato a condizioni e ictus cardiovascolari , depressione, diabete, sindrome da affaticamento cronico, deficit cognitivo e tassi molto più alti di condizioni infiammatorie. Le condizioni infiammatorie includono tutte le malattie autoimmuni (artrite reumatoide, malattia infiammatoria intestinale, endometriosi, condizioni autoimmuni della tiroide, lupus e altro).


Come possiamo aumentare il tono vagale?

La Buona notizia è che puoi accedervi da solo, ma richiede una pratica regolare. In una certa misura, sei geneticamente predisposto a vari livelli di tono vagale, ma ciò non significa che non puoi cambiarlo. Ecco 6 modi per stimolare il nervo vago tra cui: respirazione lenta, ritmica, conversare, parlare . Meditazione, Bilanciamento del microbioma intestinale

La ricerca conferma l’ipotesi del Doppio Compito usate nella terapia EMDR e EMI therapy

A cura di Elton Kazanxhi

L’EMI e EMDR sono approcci focalizzate sul trauma, entrambe agiscono sulla memoria  di lavoro (breve termine) per desensibilizzare (EMDR) e integrare in (EMI) memorie negative. I ricordi possono  presentarsi  sottoforma di  immagini o informazioni sensoriali. Visive, Auditive o Cinestesiche

Molte ricerche sperimentali sul  disturbo post-traumatico da stress suggeriscono che il caricamento del blocco schizzi visuo-spaziale della memoria di lavoro con un compito simultaneo  “distrazione” riduce la vividezza e lo stress associato delle immagini prevalentemente visive.  Nel presente esperimento  i ricercatori hanno testato esplicitamente l’ipotesi che interferire con il ciclo fonologico potrebbe ridurre analogamente la vividezza e l’impatto emotivo delle immagini uditive.  

Nell’esperimento 1, 30 studenti universitari hanno formato immagini non specifiche di memorie autobiografiche emotive mentre eseguivano un compito simultaneo progettato per caricare il blocco schizzi visuospaziale (movimenti oculari) o il ciclo fonologico (soppressione articolatoria).

I partecipanti hanno riferito che le loro immagini erano principalmente visive, corrispondenti alla maggiore interruzione del doppio compito osservata per i movimenti degli occhi.

Esperimento 2 ha incaricato i partecipanti di formare immagini visivamente o uditive. Come previsto, l’articolazione concomitante ha ridotto le valutazioni di vividezza e intensità emotiva delle immagini uditive in misura maggiore rispetto ai movimenti oculari, mentre i movimenti oculari simultanei hanno ridotto le valutazioni delle immagini visive molto più della soppressione articolatoria. Tale interferenza a doppia attività specifica per la modalità potrebbe contribuire utilmente al trattamento e alla gestione di immagini invadenti e angoscianti in contesti sia clinici che non clinici.

Esperimento 3 Kristjánsdóttir e Lee (2011) hanno chiesto ai partecipanti di ricordare principalmente memorie uditive e visive mentre eseguivano un compito visivo, uditivo e di controllo. A differenza dei precedenti studi diKemps and Tiggemann (2007)e Lilley et al. (2009), hanno scoperto che il compito visivo e uditivo erano comparativamente efficaci per ridurre l’emozionalità e la vividezza delle memorie uditive e visive. Allo stesso modo, Pearson e Sawyer (2011; Experiment 2) hanno manipolato sia la modalità che il carico cognitivo dei doppi compiti e hanno scoperto che solo i compiti ad alto carico cognitivo, indipendentemente dalla loro modalità, erano efficaci per ridurre lo sviluppo delle intrusioni legate a immagini emotive negative. …

Dalle ricerche presentate sembrano  confermate le ipotesi sul perché alcune tecniche come EMDR /EMI o possano funzionare, visto che entrambe usano come distrattore il riflesso dell’orientamento ovvero movimenti oculari.

Bibliografia

https://www.researchgate.net/publication/6361003_Reducing_the_vividness_and_emotional_impact_of_distressing_autobiographical_memories_The_importance_of_modality-specific_interference

https://www.researchgate.net/publication/335799630_Changing_emotional_visual_and_auditory_memories_are_modality-matched_dual-tasks_more_effective

Riferimenti American Psychiatric Association. (2013).

https://doi.org/10.1111/j.2044-8260.1997.tb01408.x Baddeley, AD (2012). Memoria di lavoro: teorie, modelli e controversie.

Revisione annualeof Psychology , 63 (1), 1 – 29. https://doi.org/10.1146/annurev-psych-120710-100422Baddeley, AD, & Andrade, J. (2000). Memoria di lavoro e vividezza delle immagini. rivistaof Experimental Psychology: General , 129 (1), 126 – 145. https://doi.org/10.1037/0096-3445.129.1.126 Bisson, JI, Ehlers, A., Matthews, R., Pilling, S., Richards, D., & Turner, S. (2007). Trattamenti psicologici per il disturbo da stress post-traumatico cronico. British Journal ofPsychiatry , 190 (02), 97 – 104. https://doi.org/10.1192/bjp.bp.106.021402Bradley, MM e Lang, PJ (2007).

The International Affective Digitized Sounds (2a edizione;IADS-2): valutazioni affettive di suoni e manuale di istruzioni . Gainesville, Fl.Bradley, R., Greene, J., Russ, E., Dutra, L. e Westen, D. (2005). Una meta multidimensionaleAnalisi della psicoterapia per PTSD. American Journal of Psychiatry , 162 (2), 214 – 227.https://doi.org/10.1176/appi.ajp.162.2.214

Come rovinare il modello Swish di Steve Andreas

introduzione:

Ho voluto condividere questo articolo di Steve Andreas padre della EMI therapy proprio perchè credo nella forza della buona formazione da lui tenuto. E’ strabiliante di come l’EMI sia cosi veloce nel’trasformare, eliminare, fobie e paure spesso immagazzinate nella memoria sottoforma di immagini suoni e parole. In uno degli protocolli EMI chiamato da me Instant Therapy faccio spesso uso dello swish pattern usata nella NLP. Essa è un metodo efficace rapido per eliminare emozioni dolori fobie in modo rapido intervenendo sull’inconscio del cliente. I movimenti oculari guidati tipico della EMI Therapy servono solo alla fine per installare la nuova immagine positiva emersa dopo aver swishato (shifting) nella direzione opposta all’immagine negativa. Ma parlerò nei prossimi giorni della Instant Therapy. Ora passo la parola a Steve Andreas, l’articolo originare potete trovarlo sotto nella bibiogfrafia e cosi anche i 16 video analizzati da lui stesso.

STEVE ANDREAS PADRE DELLA EMI THERAPY MASTER NLP

Ho trascorso gli ultimi 35 anni della mia vita professionale – e gran parte della mia vita personale – imparando, sviluppando e formando PNL di alta qualità. Di recente ho visto un video in cui qualcuno insegnava il modello swish in un modo che lo indeboliva notevolmente. Guardandomi un po ‘, ho trovato 16 video dello swish online. Sono stato sorpreso di scoprire che nessuno di loro lo ha insegnato come presentato in origine, e tutti tranne uno hanno commesso lo stesso errore fondamentale, così come molti altri. L’errore fondamentale equivale a sostituire il motore di una Lamborghini con una ruota per criceti. Altri errori sono come mettere le ruote del carro su di esso.

Questi errori mostrano non solo una diffusa mancanza di capacità di apprendere e seguire i passi del modello, ma anche una mancanza di comprensione dei principi alla base di ogni passo. In questo articolo, esaminerò i 16 video (che ti forniscono un’esperienza sensoriale) e sottolineerò gli errori. Spero che ciò possa aggiungere alla comprensione non solo cosa fare, ma perché farlo, che è essenziale per l’integrità e il progresso del campo Ma prima, un po ‘di storia.

sfondo

Il modello swish è un modo rapido per cambiare qualsiasi abitudine problematica o altra risposta indesiderata, quindi ha una vasta gamma di applicazioni. Lo swish è stato sviluppato da Richard Bandler nei primi anni ’80 ed è stato pubblicato per la prima volta in Using Your Brain for a Chang e (capitolo 9) nel 1985, oltre 30 anni fa. Connirae e io abbiamo insegnato e usato ampiamente nei prossimi due anni. Durante questo periodo abbiamo accumulato molta esperienza di quando non ha funzionato, o solo parzialmente, e abbiamo dovuto capire cosa dovevamo fare per correggerlo. In Change Your Mind — e keep the Change (capitolo 3) abbiamo incluso molti dettagli aggiuntivi, incluso come progettare un fruscio nella modalità uditiva. Un esempio di caso, con il seguito, è apparso nel nostro libro successivo, Heart of the Mind(capitolo 17). Abbiamo anche prodotto un video su Swish nei primi anni ’80, tra cui due dimostrazioni, una delle dimensioni standard / luminosità swish con il mangiarsi le unghie, e anche un “designer” uditivo swish con una donna che è diventata “balistica” quando sua figlia ha usato un tono di voce particolare. Queste fonti forniscono una ricca descrizione di tutti i diversi elementi essenziali del processo, i principi alla base di ciascun elemento ed esempi specifici di come far funzionare il modello.

Lo swish “standard” che utilizza dimensioni e luminosità, (o dimensioni e distanza)

Questo fruscio viene spesso usato per insegnare le basi del modello. Spesso è dimostrato con il mangiarsi le unghie, perché è facile identificare ciò che il cliente sperimenterà sempre immediatamente prima del comportamento o della risposta del problema: la sua mano deve spostarsi verso il proprio viso appena prima di mordersi le unghie.

Dopo aver identificato questa stecca, il passo successivo è quello di suscitare l’immagine di sé desiderata di “te evoluto del futuro, per il quale il morso delle unghie non è più un problema”. Al cliente viene chiesto di vedersi in un sé dissociato -immagine, molto simile a un ritratto 3D. Vedere questo auto-mago positivo fornisce una forte motivazione, impegnando processi inconsci per sviluppare modi per diventare come l’immagine di sé. Ciò crea una direzione per il cambiamento a livello di identità più potente, in contrasto con la selezione di un comportamento di sostituzione specifico.

Questa immagine di sé desiderata funziona meglio quando viene vista senza contesto o sfondo e non fa alcun comportamento specifico. Qualsiasi sfondo tenderebbe a limitare la portata della generalizzazione a quel contesto, e immaginare un comportamento specifico limiterebbe la modifica a quel comportamento.

Nel passaggio successivo, al cliente viene chiesto di vedere l’immagine di stecca (della mano che si avvicina) grande e luminosa, e da qualche parte in quell’immagine per vedere un piccolo punto scuro contenente l’immagine desiderata di sé. Quindi viene detto al cliente di consentire all’immagine di sé desiderata di diventare molto rapidamente grande e luminosa quando l’immagine della stecca si restringe e diventa scura. Questo collega l’immagine di cue all’immagine di sé desiderata, in modo che ogni volta che si trovano in una situazione che ha usato per innescare il comportamento indesiderato, vedranno immediatamente l’immagine di sé.

Dopo uno stato di interruzione, al cliente viene chiesto di scambiare nuovamente le immagini, ripetutamente, con uno stato di interruzione nel mezzo, per assicurarsi che la direzione sia sempre dall’indicazione all’immagine di sé. Dopo 7-10 ripetizioni, l’immagine della stecca diventa spesso non sostanziale o scompare, mentre l’immagine di sé diventa prominente, quindi questo è un modo per testare l’intervento. Chiedere al cliente di portare una mano alla bocca è un altro buon modo per testare, e il follow-up nel mondo reale è il migliore di tutti.

L’immagine di sé dissociata fornisce una forte motivazione al cambiamento, senza specificare come avverrà il cambiamento, che è lasciato ai processi inconsci del cliente. Il cambiamento è di solito istantaneo e il cliente di solito non è consciamente consapevole di alcun cambiamento comportamentale specifico. Spesso sono “solo una persona diversa” che non penserebbe nemmeno di mordersi le unghie. Se l’immagine di sé fosse associata, ciò presupporrebbe che il cliente fosse già diventato, quindi non ci sarebbe alcuna motivazione per cambiare, solo un’autoillusione che il cambiamento era già avvenuto.

Questo swish standard di solito funziona bene come introduzione molto semplificata al modello. Ma fa molte ipotesi e omette molti dettagli importanti. Ad esempio, utilizza dimensioni e luminosità perché per la maggior parte delle persone queste due variabili aumenteranno la risposta al sentimento a qualsiasi immagine, sia piacevole che spiacevole. Idealmente, lo testeremmo e utilizzeremmo spesso altre sottomodalità visive (o uditive) che suscitano la risposta più forte per un particolare cliente. Lo swish standard non include l’addestramento su come ottenere un’immagine di segnale affidabile quando non c’è un’immagine esterna ovvia come la mano che si avvicina al viso. Non ci sono test per essere sicuri che il cliente abbia una forte risposta positiva alla propria immagine di sé o formazione su cosa fare per aumentare la propria risposta. Non si parla di cercare un’intenzione positiva dello stato del problema o di cosa fare per soddisfarlo. Non ci sono suggerimenti su come “risolvere i problemi” quando il test alla fine indica che il processo non ha funzionato. Non c’è nulla sull’uso di altre sottomodalità visive, o su come progettare un fruscio nei sistemi uditivi o cinestetici, ecc. Nonostante tutti questi limiti, lo swish standard è un buon modo per insegnare la struttura generale del processo; la formazione nei dettagli aggiuntivi può essere aggiunta in un secondo momento. lo swish standard è un buon modo per insegnare la struttura generale del processo; la formazione nei dettagli aggiuntivi può essere aggiunta in un secondo momento. lo swish standard è un buon modo per insegnare la struttura generale del processo; la formazione nei dettagli aggiuntivi può essere aggiunta in un secondo momento.

L’importanza dell’immagine di sé desiderata

L’errore più significativo (che appare in quasi tutte le presentazioni video di questo modello che ho esaminato) è che invece di un’immagine di sé desiderata, al cliente viene chiesto di vedersi fare un comportamento sostitutivo specifico. L’uso di un comportamento specifico invece di un’immagine di sé evoluta è un errore che appare anche in Robert Dilts Encyclopedia of NLP . “Forma un’immagine mentale di se stessa impegnata nel comportamento che vorrebbe fare invece di fumare”. Dal momento che Dilts ha scritto in modo molto dettagliato sul potere dell’identitànel lavoro di cambiamento, questo errore fondamentale è particolarmente sorprendente. Un’immagine scelta consapevolmente di un comportamento specifico fornisce solo un’opzione – che potrebbe non adattarsi molto bene – in confronto all’infinita varietà di possibili scelte che un’immagine di sé positiva può generare inconsciamente.

Se si crea una sequenza da un comportamento problematico a un comportamento più desiderabile, questo è essenzialmente concatenato con sottomodalità, non uno schema rapido. Può funzionare, ma non sarà altrettanto affidabile o potente, per diversi motivi.

Un’immagine di sé positiva è molto più motivante e generativa di un’immagine di un comportamento diverso. Ad esempio, un’immagine di te che fletti le dita (invece di morderti le unghie) non è così intensamente motivante come vedere “l’io che saresti senza questo problema”.

Man mano che l’immagine di spunto per il comportamento problema diventa più piccola e più scura, la sensazione spiacevole diminuisce nello stesso momento in cui l’immagine di sé diventa più grande e più luminosa e la sensazione piacevole aumenta. Questa fluida transizione analogica può essere schematizzata usando un rettangolo con una diagonale che la divide in due triangoli, uno verde e uno bianco, per mostrare come ciò crei motivazione lontano dallo spiacevolezza (verde) e verso la piacevolezza (bianco). (Nel diagramma, il tempo passa da sinistra a destra.)

verde-bianco

Al contrario, il diagramma per una catena semplice da uno stato a un altro, mostrerebbe una fine dello stato (nero) e un altro stato (giallo) che inizia, un brusco cambiamento digitale che si verifica in un momento nel tempo. Può funzionare, ma la connessione non è così solida. Lo schema sopra è come una giuntura di giro; lo schema seguente è come un giunto di testa. Chiunque abbia lavorato in legno, metallo o tessuto ti dirà che un’articolazione del giro è sempre molto più forte e duratura.

nero giallo

Nell’articolo di Dilts sullo swish, attribuisce la potenza del metodo ai cambiamenti della sottomodalità (dimensioni e luminosità), ma questo è solo in parte vero. Questi cambiamenti di sottomodalità non possono che amplificare i sentimenti esistenti in risposta alle due immagini. Se questi sentimenti non sono molto intensi per cominciare, c’è poco che i cambiamenti della sottomodalità possano amplificare. È davvero importante che il sentimento in risposta all’immagine di spunto sia sgradevole e che il sentimento in risposta all’immagine di sé sia ​​il più forte possibile, quindi è importante testarlo. “Vedi quell’immagine di te evoluto per cui mordere semplicemente le unghie non è più un problema; quanto è desiderabile quell’immagine? ”e nota la risposta non verbale e quella verbale. Se la risposta è debole, è necessario fare tutto il possibile per intensificarla prima di procedere. Spesso ciò comporta la risoluzione dell’incongruenza,

Continua qui: https://realpeoplepress.com/blog/how-to-ruin-the-swish-pattern-let-me-count-the-ways

I movimenti oculari influenzano il controllo posturale nelle femmine giovani e anziane

Le informazioni visive vengono utilizzate per la stabilizzazione posturale nell’uomo. 

Tuttavia, si sa poco su come i movimenti oculari prevalenti nella vita quotidiana interagiscono con il sistema di controllo posturale negli individui più anziani. Pertanto, il presente studio ha valutato gli effetti di fissazioni fisse dello sguardo, inseguimenti lisci e movimenti oculari saccadici, con combinazioni di sfondi visivi di ampio campo assenti, fissi e oscillanti per generare diverse forme di flusso retinico, sul controllo posturale in giovani e anziani sani femmine. 

Ai partecipanti sono stati presentati stimoli visivi generati dal computer, mentre le oscillazioni posturali e le fissazioni dello sguardo sono state valutate simultaneamente con una piattaforma di forza e un’attrezzatura di localizzazione oculare, rispettivamente.

I risultati hanno mostrato che gli sfondi fissi e le fissazioni fisse dello sguardo attenuavano l’oscillazione posturale. In contrasto, sfondi oscillanti e inseguimenti fluidi aumentavano l’oscillazione posturale. Non c’erano differenze per quanto riguarda le saccadi. Non ci sono state differenze nell’ondeggiamento posturale o negli errori di sguardo tra i gruppi di età in nessuna condizione visiva. 

L’effetto stabilizzante degli stimoli visivi fissi mostra come il flusso retinico e i fattori extraoculari guidano gli aggiustamenti posturali. 

L’effetto destabilizzante di sfondi visivi oscillanti e inseguimenti fluidi può essere correlato a condizioni più difficili per determinare gli spostamenti del corpo dal flusso retinico e segnali extraoculari più complessi, rispettivamente. Poiché i partecipanti più anziani hanno abbinato le prestazioni del gruppo giovane in tutte le condizioni, la riduzione della postura e il controllo dello sguardo durante la posizione potrebbero non essere una conseguenza diretta dell’invecchiamento in buona salute.

Reference

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnagi.2016.00216/full

EMDR e EMI Il corso di formazione per soli Practitioner.

Che il ruolo dei movimenti oculari nella terapia post-traumatica abbia un’importanza determinante nella riabilitazione e nella guarigione del cliente è ormai un punto fermo nel panorama della terapia psicologica e psicoterapeutica, con abbondanti ricerche scientifiche a dimostrarlo.

Oggi, una delle terapie basate sui movimenti oculari più conosciuta ed utilizzata è L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), che nasce dalle osservazioni empiriche di Francine Shapiro (1987), la quale conosceva benissimo la NLP e integrandola con alcuni aspetti della terapia cognitiva comportamentale, ottenne questa nuova pratica in cui applicò i movimenti guidati sui clienti in modo da poter ridurre o trasformare le rappresentazioni o pensieri negativi.

Meno conosciuta, ma non per qualità ed efficacia è la EMI Therapy (Eye Movement Integration). L’ EMI è un trattamento che riprendere i principi base della programmazione neurolinguistica (NLP) ed è stata fondata nel 1989 da Connirae e Steve Andreas di Boulder, in Colorado. La psicologa del Quebec Danie Beaulieu ha successivamente sviluppato e perfezionato la tecnica, in particolare aggiungendo elementi dell’ Impact Therapy.

Questi due strumenti sono entrambi molto utili nel trattamento del disturbo post- traumatico da stress per grandi e piccoli traumi, risultano efficaci anche nel trattamento dei disturbi d’ansia, attacchi da panico, depressione, disturbi alimentari, sessuali, per il trattamento del dolore e per episodi di violenza.

Sia la EMI Therapy che L’EMDR, utilizzano movimenti oculari come focus del trattamento. Nell’EMDR vengono applicate due tipologie di stimolazioni bilaterali, che stimolano movimenti oculari di tipo saccadico, molto utile nel processo di desensibilizzazione; la EMI Therapy utilizza 24 segmenti diversi, che gli consentono di coprire l’intero campo visivo del cliente. I movimenti oculari implicati durante un trattamento EMI sono di tipo SPEM (inseguimento visivo lento), aiutano il cliente, in modo delicato, ad entrare in profondità e portare alla luce i ricordi traumatici che vengono poi riorganizzati ed integrati, alleviandone il carico emotivo. La EMI è infatti definita come una Neuroterapia.


Queste sono solo alcune delle somiglianze/differenze che accomunano questi due fantastici strumenti (vedi “EMI & EMDR -domande e risposte”). Alla luce di quanto detto è però, interessante mettere in evidenza come la natura di queste due terapie sia praticamente identica, anzi potremmo quasi azzardare nel dire che la EMI Therapy si presenta come un’ evoluzione della terapia EMDR, quelle che sono definite differenze tra le due, si potrebbero vedere come delle integrazioni, dettagli, implementazioni, che aiutano il terapeuta ad avere in mano un’unica tecnica efficace, completa e molto funzionale. D’altronde l’evoluzione è un processo naturale, che ha sempre permesso l’adattamento, miglioramento e crescita dell’essere umano. Proprio in Francia, questo sembra abbastanza chiaro tanto da aver creato una terapia integrata EMDR-IMO (EMI), considerate un unico strumento terapeutico.

A breve una nuova Formazione Master Class, aperta per soli Practitioner EMI ed EMDR, in cui potranno apprendere il Protocollo Integrativo EMI-r, Kazanxhi – Loubser

ADHD :La diagnosi di fa semplicemente guardando negli occhi

ADHD: la diagnosi si fa semplicemente guardando negli occhi
Per diagnosticare la cosiddetta sindrome da iperattività e deficit di attenzione, gli scienziati israeliani hanno sviluppato uno strumento che monitora i movimenti involontari degli occhi. Lo stesso strumento rivela se la cura sta avendo effetto

Si chiama ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) o, in italiano, sindrome da iperattività e deficit di attenzione. E’ quella condizione in cui un bambino, ma anche un adulto, si trova a sviluppare un modello comportamentale in cui non riesce a stare fermo e a concentrarsi su qualcosa; tende a essere impulsivo, sbadato e spesso anche aggressivo. In tutti questi casi, e altri sintomi affini, spesso gli esperti parlano di possibile presenza di ADHD – anche se non sempre è così, perché la diagnosi non è di fatto semplice.

Basarsi pertanto solo sull’osservazione di un certo comportamento non è indice di sicurezza per una diagnosi di questo genere. Allora, nella ricerca di trovare nuovi modi – magari più sicuri – per ottenere una diagnosi, gli scienziati dell’Università di Tel Aviv (TAU) hanno sviluppato un sistema di monitoraggio dei movimenti involontari degli occhi (eye-tracking).
Questo metodo, secondo gli ideatori, è in grado di riflettere con esattezza la presenza di ADHD, così come i benefici di dei trattamenti utilizzati nel controllo il disturbo.

I ricercatori avevano due obiettivi, spiega il dott. Moshe Fried, della Facoltà di Medicina Sackler alla TAU. Il primo è stato quello di fornire un nuovo strumento diagnostico per l’ADHD, e il secondo è stato quello di verificare se i farmaci per l’ADHD funzionano davvero, scoprendo che è possibile ottenere tutti e due le informazioni.
Egli ha inoltre spiegato che questo test sarebbe economico e accessibile, rendendolo uno strumento pratico e infallibile per professionisti e medici.

Nei test condotti per valutare l’efficacia del dispositivo, i ricercatori hanno trovato una correlazione diretta tra l’ADHD e l’incapacità di reprimere il movimento degli occhi in attesa di stimoli visivi. I movimenti oculari rilevati, poi, permettono anche di valutare l’eventuale miglioramento delle prestazioni da parte di persone che hanno preso un diffuso farmaco per il trattamento dell’ADHD: il metilfenidato. Le rivelazioni hanno mostrato che, in genere, si è normalizzata la soppressione dei movimenti involontari degli occhi a livello medio del gruppo di controllo.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Vision Research, mostrano che questo nuovo strumento diagnostico potrebbe finalmente rivelare se un soggetto è davvero interessato dall’ADHD, potendo così evitare di mettere sotto trattamento anche chi invece non ne avrebbe alcun bisogno, come è ahimè spesso capitato.

https://www.lastampa.it/salute/2014/08/17/news/adhd-la-diagnosi-si-fa-semplicemente-guardando-negli-occhi-1.35624261



Karate e Autoregolazione emotiva nei bambini

Scuola di Karate Tempio delle Arti Marche

A cura di Dr. Elton Kazanxhi Tel: 3295379300

 “Il movimento e la cognizione motoria, possiamo dirlo con certezza, sono le componenti evolutive più antiche della specie umana. Sebbene sussistano ben precise architetture neurali del movimento, esso non può essere ridotto a pura meccanica o a mera azione finalizzata.

Le Arti Marziali e il karate in particolare possono avere un ruolo determinante nella codifica dei processi motori a scopo anticipativo e regolativo. Inoltre, la struttura relazionale che caratterizza il rapporto Maestro-Allievo, rappresenta un’affascinante modalità per scoprire i raffinati meccanismi psico-pedagogici che regolano le istanze di equilibrio del network -Mente & Cervello-.
Nella dissertazione che ha riassunto le origini della disciplina e ha focalizzato le attuali linee di tendenza, è stato sottolineato che il karate può rappresentare un efficace mezzo per confrontare le grandi potenzialità del Corpo, per decodificare i meccanismi che regolano la Coscienza e per indirizzare la condotta verso la completa padronanza delle leggi dell’Improvvisazione.
Molti luoghi comuni oscillano e perdono consistenza dinnanzi ai confronti fra danza, musica, arti marziali e medicina.

Nella nostra cultura occidentale la storia ci ha raccontato come sia stato facile separare il mondo delle idee (èidos) da quello della materia (caos) già ai tempi del filosofo Platone. Dopo costui vennero tanti altri autorevoli filosofi e pensatori, ma tutti seguirono questa impostazione, difendendo il principio che si possa acquisire una certa conoscenza di se stessi senza presupporre necessariamente una conoscenza del corpo.

Si parla infatti di “Karate Do” come di un’arte che, partendo dall’apprendimento di tecniche di autodifesa, porta a una conoscenza profonda e all’evoluzione di se stessi.

Nelle arti marziali antiche che hanno preso origine dallo Yoga indiano, passando al Tai Chi Chuan cinese, per poi radicarsi in tutto l’Estremo Oriente (nella stessa Cina, il Kung Fu ecc.; in Corea il Taekwondo; in Giappone, Judo, Kendo, Karatedo ecc.; in Thailandia, il MuayTay ecc.; in Vietnam il Viet vo dao ecc.), il punto di partenza è un altro: IO sono il mio corpo. Ed è qui che cade il dualismo mente-corpo, in quanto non sono più considerate come due cose separate. La persona, in tutte le arti marziali, non è solo un corpo che compie dei gesti e non è solo una mente che ragiona o un cuore con delle emozioni, ma è tutto insieme. Questo approccio è detto “olistico”.

L’apprendimento e l’esecuzione delle tecniche non si riduce mai solo a un puro esercizio fisico, ma coinvolge sempre la mente e il cuore, contribuendo alla conoscenza di se stessi (per eseguire una tecnica ci vogliono abilità fisiche, concentrazione mentale, conoscenza del proprio corpo, dei propri limiti e delle proprie potenzialità, controllo e regolazione del proprio stato emotivo ecc.) e del contesto (le altre persone, l’ambiente ecc.).
Il Karate Do è un’arte marziale che ha primariamente propositi educativi e formativi della persona nella sua interezza.
Si parla infatti di “Karate Do” (“la via del karate”) come di un’arte, uno stile di vita che, partendo dall’apprendimento di tecniche di autodifesa, porta a una conoscenza profonda e all’evoluzione di se stessi.

La pratica del karate, inteso come Do:

  • è una via di accrescimento personale, di miglioramento di se stessi (M° Funakoshi);
  • si attua attraverso un processo di perfezionamento che coinvolge in maniera integrata corpo-psiche-cultura (Grimaldi);
  • porta alla profonda accettazione di se stessi, insegnando, in altre parole, a “essere” (M° Egami).

Il Do non è un’idea astratta, ma è la direzione di un sistema di vita. È un prodotto sociale e storico, permeato dai costumi, dalle religioni, dai valori collettivi.
Il processo evolutivo in questa disciplina è quello della realizzazione globale della personalità in armonia con il mondo, ma soprattutto con la natura.
In questo senso, il termine Do non è comune alle sole arti marziali tradizionali, ma anche ad altre arti della vita di tutti i giorni. Tutte le arti studiate e praticate, a un certo livello di profondità si ritrovano nel medesimo ambito “spirituale”.

Il karate do dal punto di vista pedagogico: Progetto Psiko Karate a Monsano (An)

Era il 2013 quando pensai di integrare il karate nella mia pratica di professionista psicologo,volevo auitare i bambini attraverso la pratica della disciplina ad avere più consapvolezza di sé , crescere la loro autostima (fiducia in sé) , sostenere lo sviluppo delle capacità cognitive (la capacità di auto valutarsi correttamente e di porsi obiettivi reali, la memoria, l’attenzione e la flessibilità di pensiero, la costanza nella gestione di un lavoro e del proprio spazio-tempo); sviluppare le capacità motorie (bilateralità, coordinamento, equilibrio, postura ecc.);

Inoltre il karate sostiene lo sviluppo delle capacità emotive (tramite l’allenamento in palestra, le gare, gli esami, gli stage con partecipazione di persone “esterne”; tutti questi sono momenti e ambiti di crescita che conducono al riconoscimento dei propri stati emotivi e quindi all’autoregolazione, all’assunzione di responsabilità personali e all’espressione in maniera adeguata delle proprie emozioni);

sviluppa abilità sociali (apprendimento delle regole, autocontrollo nella relazione con l’altro, sviluppo del rispetto verso se stessi e gli altri).

La ricerca sul campo
Di seguito riporto i risultati di un’indagine svolta su un campione di 120 bambini compresi nella fascia 9-13 anni.
Sono stati messi a confronto due gruppi da 60: i bambini che praticano karate con i bambini che praticano un altro sport (calcio, basket, pallavolo).
Gli obiettivi erano di verificare i 5 aspetti della personalità e di indagare gli aspetti motivazionali.
Gli strumenti d’indagine utilizzati consistevano nella somministrazione di 2 questionari: uno per testare la motivazione a fare sport (se intrinseca o estrinseca) e uno per comprendere la personalità (questionario denominato “Big Five”) tramite un test che indaga sui 5 aspetti della personalità:

  • energia (socievolezza, loquacità, livello di attività, dinamismo),
  • amicalità (altruismo, dare supporto, cooperatività, fiducia),
  • coscienziosità (capacità di autoregolazione, precisione, scrupolosità, tenacia, perseveranza),
  • instabilità emotiva (incapacità di controllare le reazioni emotive, instabilità dell’umore, incapacità di controllare rabbia e irritazione),
  • apertura mentale (apertura alle novità, ampi interessi culturali, originalità, creatività).

Il processo evolutivo in questa disciplina è quello della realizzazione globale della personalità in armonia con il mondo, ma soprattutto con la natura.

Applicazione della parte teorica al campione di bambini oggetto di studio.
Considerando il questionario sulla motivazione, costituito da 21 affermazioni su “Pratico questo sport perché… ” (per ogni affermazione i bambini indicavano il loro indice di gradimento da un “per niente d’accordo” 0 punti a “completamente d’accordo” 5 punti), si sono rilevate alcune componenti motivazionali che favoriscono la pratica sportiva:

  • motivazione centrata su aspetti interiori, di miglioramento e benessere (es. conoscere meglio se stessi, sentirsi meglio fisicamente e mentalmente, diventare più sicuri di sé, rilassarsi mentalmente);
  • motivazione centrata sull’approvazione altrui (es. l’allenatore/istruttore è contento, la famiglia è contenta);
  • motivazione centrata sull’acquisizione di abilità fisiche (es. capacità di fare certi movimenti/tecniche, acquisire forma fisica);
  • motivazione centrata sullo sfogo emotivo (es. sfogarsi dell’aggressività);
  • motivazione centrata sull’aspetto ludico, di divertimento (es. mi diverto, sto con gli amici);
  • motivazione centrata sul confronto con gli altri praticanti (es. confrontarsi, avere successo).

Che cosa evidenziano i risultati

  • Rispetto alla motivazione è emerso che i soggetti che praticano Karate Do sono mossi maggiormente da motivazioni centrate su aspetti interiori, mentre negli altri sport prevale nettamente l’aspetto ludico (del divertimento).
  • Riguardo alla personalità, chi pratica Karate Do ha livelli più alti di coscienziosità rispetto a chi pratica altri sport.
  • La maggiore coscienziosità influisce sullo sviluppo di una motivazione centrata su aspetti interiori.

Conclusioni

Praticare il Karate Do in età evolutiva:

  • contribuisce a incrementare la “coscienziosità” (capacità di concentrarsi, di mantenere attenzione, di assumersi impegni e mantenerli, di rispettare le regole, di essere organizzato nell’eseguire un lavoro e gestire il proprio tempo-spazio) che è un tratto di personalità che si può supporre in parte già presente a chi si avvicina al Karate Do;
  • influenza la percezione del Karate Do come attività non solo e non tanto di sfogo-divertimento, ma come attività percepita come modo per migliorarsi (raggiungere un benessere psico-fisico, aumentare la sicurezza in sé, accrescere la conoscenza di sé).

«Grazie a tutti!»

BIBLIOGRAFIA
– L. Camaioni, P. Di Blasio, Psicologia dello sviluppo,Il Mulino, Bologna, 2007.
– G. Cavalli, Tre anni straordinari. Lo sviluppo psicologico dei più piccoli, ed. La Scuola, Brescia, 2007.
– G. Cavalli, Mamma perché devo andare a scuola?, ed. Vita Nuova, Verona, 2009.
– O. Liverta, G. Cavalli, Lo sguardo consapevole. L’osservazione psicologica in ambito educativo, ed. Unicopli, Milano, 2005.
– M. Bombardieri, G. Cavalli, La relazione genitori-figli,ed. La Scuola, Brescia, 2011.

https://www.fijlkam.it/campania/karate/news-karate/74-cervello,-mente-e-karate.html

Ipnosi e dolore

Operare un paziente al cervello usando come anestesia l’ipnosi invece dei farmaci. L’intervento è stato portato a termine alcuni giorni a fa Legnano, su un uomo di 69 anni con un ematoma. L’ultimo caso in cui è entrata in campo l’ipnosi. “Si stima che un terzo della popolazione italiana possa sottoporsi all’anestesia ipnotica, e questo potrebbe garantire un miglior approccio all’intervento, meno dolore post operatorio, abbassamento dell’ansia e dello stress“. A parlare all’Adnkronos Salute è Enrico Facco, docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e autore di numerose pubblicazioni sull’ipnosi medica.

“E poi c’è un vantaggio ineguagliabile – aggiunge – l’ipnosi è sempre disponibile e, se usata bene, non ha nessun effetto collaterale e non costa nulla per il Ssn”. “Gli ambiti in cui poter usare l’ipnosi medica sono diversi – aggiunge Facco – si sta diffondendo sempre di più in ambito odontoiatrico, ma ci sono medici che la usano per mettere a proprio agio i pazienti che devono essere medicati in ambulatorio, per le terapie del dolore, per il trattamento dei disturbi psicosomatici. E’ chiaro che usata bene e correttamente è uno strumento perfetto per riportate l’umanizzazione delle cure in Medicina. L’ipnosi non è far addormentare il soggetto o trasformarlo in uno ‘zombie’, il paziente è sempre cosciente e c’è un continuo scambio tra lui e il medico che la pratica”, precisa.

“In letteratura scientifica – prosegue – c’è uno studio randomizzato controllato su 2000 soggetti in cui emerge che l’ipnosi medica aiuta nelle fasi pre e post operatorie, riduce l’ansia, aumenta il rilassamento e la collaborazione del paziente. Inoltre si è dimostrato anche che si riducono i consumi dei farmaci analgesici dopo un’operazione”.

Questa tecnica, conosciuta già nell’antica Grecia, tornò in auge nell’ottocento grazie al volume ‘Mesmerism in India, and its Practical Applications in Surgery and Medicine‘, in cui Franz Anton Mesmer illustrava la possibilità di operare i pazienti con l’aiuto dell’ipnosi. Ma con l’arrivo dell’etere prima e dei farmaci anestetici poi, fu messa da parte. “Dall’alveo della medicina è stata confinata nei teatri”, chiosa con una nota di rammarico Facco. Oggi qualcosa sta cambiando: “Ci sono meno resistenze rispetto a prima – ricorda – quando l’ipnosi era in contrasto con il pensiero illuminista e con l’idea plurisecolare che l’uomo è una creatura superiore amata da Dio; in realtà invece ha permesso di scoprire l’inconscio dell’Occidente, fino a Freud”. 

Negli ultimi anni è cresciuto anche il numero dei medici, specialisti e non, che si sono avvicinati all’anestesia ipnotica. “Dagli anni ’50 il Centro italiano di ipnosi clinica forma i medici – ricorda Facco – negli ultimi anni abbiamo anche deciso di aprire un corso di comunicazione ipnotica per gli infermieri. Il corso principale forma ogni anno fino a 80 partecipanti, dura un anno ma già dai primi 2-4 mesi i medici sono in grado di praticare l’ipnosi. Il problema maggiore che incontriamo è il fatto che nel percorso di formazione universitario manchi completamente uno spazio dedicato questo tipo di disciplina”.

Tra qualche mese uscirà un nuovo volume curato da Facco, ‘Ritornare a Ippocrate‘ (Mondadori Università). Ma come funziona l’ipnosi? “E’ indotta – risponde l’esperto – facendo chiudere gli occhi al paziente e allo stesso tempo suggerendo la realizzazione di uno stato di rilassamento e benessere. Poi si fa immergere il soggetto nell’immagine di un paesaggio piacevole e si crea un’analgesia ipnotica focalizzata nella sede dell’intervento. In odontoiatria, un campo in cui si ottengono ottimi risultati con l’ipnosi, il 25% dei pazienti ha paura dell’intervento e il 10% ha una vera e propria fobia del dentista. Almeno in un caso su tre si riesce a migliorare l’ansia e il terrore per l’estrazione di un dente con l’anestesia ipnotica”.

“E’ chiaro che per interventi di grande impatto, in chirurgia addominale e toracica, non si può pensare di usare l’ipnosi, ma occorre sempre utilizzare i farmaci. Ma per la chirurgia mini-invasiva l’ipnosi può essere una scelta da poter offrire al paziente che – conclude Facco – deve essere però sempre motivato, consapevole e partecipativo, altrimenti meglio optare per una anestesia classica”.

FONTE: ADNKRONOS

Long term training in Psychotraumatology by EMI Italy and Cortex Association .

This year we left behind has been a successful one and the beginning of fruitful cooperation.

We started with long-term training in Psychotraumotology with the first group in Tetovo, a group that is growing day by day and trained by the professional and eclectic trainer Elton Kazanxhi.

Of great interest, EMI’s activity has expanded to other countries and is confidently reaching the EMI final goal as a new technique that breathes and penetrates throughout the Balkans. It all started with information workshops in Tetovo and SUT respectively. In collaboration with the Cortex Center in Tetovo, which was also the initiator of this journey, EMI began its expansion in Skopje.

Responding to UNT’s invitation to Skopje, we organized and conducted informational promotional workshops where students were introduced to EMI. We also conducted other cognitive and informative workshops with other professionals in Skopje. We conclude this successful year with the completion of the EMI Protocol for children and addicts with the first group in Tetovo.
Hopefully next year will be even more successful we are still more motivated to continue with the activities and projects that await us in the future.

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