La paura è l’amigdala attivata H24 stanno danneggiando la nostra capacità di giudizio

Come è possibile avere una buona capacità di giudizio oggi ai tempi del Covid-19 (Polmonite Interstiziale)?

Come calmare la mente quando essa è invasa da immagini del terrore proveniente dai media come i camion di morti che riempiono i camion?

Come mantenere la calma quando il tuo presidente ti dice attraverso qualsiasi mezzo di informazione che durerà mesi e che non si sa quando finirà perché lui ci sta salvando dal nemico invisibile.?

Certo ci stanno salvando tutti, sono i nostri salvatori.

Quando l’amigdala è attivata, la corteccia prefrontale è offline.  Quindi non funziona più.

Se la corteccia è furi uso, vuol dire che la sede delle decisioni razionali non può operare in modo sano. Per cui potremo avere decisoni non sane e così tutto diventerà confusione, terrore, perdizione senza più una buona capacità critica.

Allora abbiamo una spiegazione perché le persone in questi giorni sono nervose, si sgridano letteralmente sui social , insulti gli uni con gli altri, dall’insulto classico siamo addirittura passati allo spionaggio KBG (Russo) alcune diventano spie nel individuare chi va a fare una passeggiata per respirare un po’ dopo questo delirio sociale.

Questa è la situazione in Italia, dove sono state prese misure solo per proteggere le persone fisicamente malate o a rischio, misure prese tardi e in modo confuso. Senza fare TAMPONI, senza dividere i positivi dai NON, è senza nemmeno dare i numeri gusti tra (chi muore con) e chi muore per.

Si Voi soliti moralisti direte che i morti sono morti e su questo siamo d’accordo tutti, ma sapere chi cosa è come aiuta me e la mia corteccia cari moralisti a comprendere e forse a darci tutti na calmata.

Oggi ho appreso che il numero di trattamenti sanitari obbligatori TSO è aumentato. Dopo quello che ho scritto sopra sapete il perché e di sicuro aumentaranno.

Perché la paura non ti fa pensare, non ti fa respirare, quando tutti sono traumatizzati anche tu potresti iniziare a dubitare del tuo giudizio. Credetemi capita anche a me.

Ma qualcosa la so l ‘Amigdala non è una mia cara amica, cerco di dubitare spesso di lei, ho imparato che il livello della sua attivazione va calmata prima di prendere qualsiasi decisione. In questo momento siamo dopati dalla mole di informazioni che ci arrivano. Siamo diventato dipendenti.

La medicina che uso personalmente rimane proiettarmi nel futuro, nei progetti e nella vita spirituale. Questi sono i valori che uso in questo momento e non permetto alla paura di rimanere attivata H24.

Ancona 23 Marzo 2020

Elton Kazanxhi

Eccesso di zelo o voglia di protagonismo in situazioni di crisi? di Elton Kazanxhi

Sono abituato a diffidare della mente umana, saranno i miei studi, sarà il mio background vissuto nella Albania post comunista, o sarà perché credo fortemente che l’animo umano ha in sé l’ombra per citare Jung (1938) e perché l’egoismo umano non ha confini.

Esso pervade tutti noi, ormai ha raggiunto il picco esso fa parte dell’intera umanità. Siamo alla frutta e lo sappiamo.

Il Sistema liberale è fallito, assieme al capitalismo consumistico e giunto al termine. Non si sogna più, non ci si sorprende più di nulla. Siamo tutti zombi che camminano verso direzioni senza fine. Intortati dalla comunicazione sfrenata di massa. Per chi studia la comunicazione in tempi di crisi non gli può sfuggire quello che sta accadendo oggi nel mondo della politica nazionale e internazionale. Lascio questa analisi a chi si occupa di tale materia.

Io scriverò invece della mia sensibilità che mi porta a dubitare di tante cose in momenti come questi.

Una su tutte è l’eccesso di zelo o voglia di pratagonismo. È dentro a questo cluster ci metto dentro tutti politici, alcuni medici, virologi, e tuttotologi. A volte mi sembrano che fanno a gara per chi fa il video di comunicazione migliore. A me sembrano che stiano giocano a chi è il più bello e il più competente.

Tutto ciò senza neanche preoccuparsi se quello che dicono è fanno possono suggestionare le masse. Senza preoccuparsi che la mente umana in situazione di crisi non prevede una buona capacità critica perché l’amigdala è ormai iperattivata e la corteccia prefrontale ormai è Offline. Ciò porta una incapacità di prendere decisioni sane. La decisione sana di isolarci tutti è stata presa per non diffondere il virus a quelle categorie più deboli anziani e che persone immundepressive. Infatti I dati di morte della polmonite covid-19 in soggetto e di 0.8% (Ansa) in italia ne sono morti appena 12. Dati diffusi oggi.

Ora torno alla mia riflessione personale, con la convinzione che i politici oggi possono guadagnarci per avere più consenso, perché possono giocare dietro alla paura del popolo. Intanto se come presidente di una nazione mi faccio vedere che tengo al popolo isolando il nemico, mettendo in campo addirittura l’esercito, di sicuro l’immagine di me come salvatore della patria rimarrà per sempre nella memoria emotiva della gente.

Quale modo migliore allora, per fare imprinting emotivo, quale modo miglior di fare un ritratto dell’eroe che salva la gente. Ecco qui, politici, giornalisti e non sono da meno alcuni ‘medici’ che chiamo salvatori della patria Zelanti.

Fonte la stampa oggi.

Occuparsi del bene comune è un atto bellissimo, di alto valore umano. Ma si deve fare in coscienza e con i piedi per terra senza secondi fini. A pensare male si commette peccato, ma il peccato non mi ha mai spaventato. Intanto tutti politici in tutto il mondo sanno che questo è il loro momento, ora più che mai possono propinare qualsiasi cosa. Ora potete dimostrare di essere i Salvatori della patria e così avere quel consensus elettorale. Non dimenticate però che ci sarà sempre un dopo crisi, e un momento dove farete i conti anche con la depressione economica sociale.

Buona quarantena a tutti.

Dr. Elton Kazanxhi.

Il coronavirus un arma biologica creata in un laboratorio di Wuhan.

“Il coronavirus è un’arma da guerra biologica creata in un laboratorio di Wuhan e l’Organizzazione mondiale della Sanità ne è già a conoscenza”. E’ quanto afferma. in un’intervista video rilasciata al sito Geopolitics and Empire. Francis Boyle, professore di diritto presso l’Università dell’Illinois. Nel 1989 ha redatto il Biological Weapons Act, la legge sull’antiterrorismo per le armi biologiche. 

Boyle sostiene che il coronavirus, “un’arma da guerra biologica potenzialmente letale”, sarebbe “fuoriuscito da un laboratorio di massima sicurezza” di Wuhan. Il governo cinese avrebbe quindi inizialmente cercato di coprire il caso mentre ora sta adottando misure drastiche per contenere l’epidemia. Il laboratorio BSL-4 di Wuhan è anche un centro di ricerca dell’Organizzazione mondiale della Sanità e per questo motivo, secondo Boyle, la stessa Oms “non poteva non sapere”. 

La posizione del professore dell’Università dell’Illinois è in netto contrasto con la versione ufficiale, quella secondo cui il coronavirus si sarebbe diffuso a partire dal mercato del pesce di Wuhan. Versione che però è stata già contestata da altri esperti del settore. Nei giorni scorsi la rivista The Lancet aveva dichiarato che il primo caso di infezione risaliva al primo dicembre e che la persona contagiata non si era mai recata al mercato ittico di Wuhan. Dei primi 41 casi esaminati dal gruppo di ricerca cinese guidato da Chaolin Huang, dell’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan, 27 (pari al 66%) erano stati al mercato a partire dal 10 dicembre.

Fonte https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/coronavirus-lesperto-americano-di-bioterrorismo-creato-in-laboratorio-unarma-da-guerra-biologica_14365117-202002a.shtml

Panico non pandemia. Se tutto fosse un esperimento sociale allora loro hanno già vinto.

Vorrei iniziare con questo scritto stamattina, in cui mi mancano credo come tutti, la mia corsetta mattutina, la lezione di tai chi, o la semplice passeggiatina al mare con la mia famiglia.

Sono giorni di fuoco, sono giorni tristi ma anche di grande speranza per il futuro, perché se diventeremo più consapevoli su noi, sul mondo, sulla cultura e guerra economica che sempre più ci sta minacciando allora potremo farcela.

Si dovremmo essere più consapevoli della ingenieria sociale, esperimenti sociali, di guerre batteriologiche, e di Laboratori nel Mondo per lo più Americani finanziate da essi stessi, per conoscere, trasformare un batterio in una possibile minaccia. S. Hacking lo aveva già predetto, nel futuro avremo solo guerre batteriologiche.

I giornali i media seminano solo il panico, almeno quello che vorrebbe farci credere. Intanto i dati parlano chiaro secondo l’Ansa. Qui sotto vedete la scheda

Conclusione: si muore anche per il virus ma non per il virus.

Fonte Ansa

Quindi le percentuali di morti in assenza di altre patologie è molto bassa.

Allora provo paura non per il virus ma per quanto siamo facili da suggestionare, e di come la nostra mente sia facile da corrompere. Intanto gli americani arrivano in Europa a fare la loro esercitazione, sembrano che siano immuni al virus, quello stesso virus creato da loro in Cina nel loro laboratorio di Whuan. Fonte vedere sotto.

Conclusione. Siamo schivizzati, ora più che mai, lo saremo ancora di più, nel futuro ci aspetta questo. Terrore terrire terrore, non è bastato l’attentato alle torri gemelle, ISIS, Viaria, Ebola, e tanto altro a farci intimorire ma un virus similmente alla influenza e polmonite acuta si.

Da studioso della Mente ho ben compreso già tanto tempo fa che la paura, insegna, guida il comportamento delle persone facendoli fare cose irrazionali. Non c’è nulla di irrazionale nel mondo occidentale come oggi.

Cmq sia Benvenuti nell’ era delle pandemie da laboratorio.

Reference https://www.ilfoglio.it/esteri/2020/03/09/news/la-guerra-della-cina-contro-il-virus-e-la-verita-306058/?underPaywall=true

Coronavirus: s’infittisce il mistero sull’origine del contagio. Chi c’è dietro? Usa, golpe cinese o laboratori militari?

Coaching and Counseling online with Swish pattern 2.0

Is it possible to do coaching or online counseling?

Author: Elton kazanxhi

One of the questions that are asked by our associates these days is whether there is the possibility of online counseling or coaching, and what techniques it is possible to work with. I state that, there are some limitations, especially for those who use expressive techniques and all those who deal with therapies with eye movements such as EMDR or EMI therapy.

But we have a proven American research, see Robbins (2017), which confirms some data according to which online coaching and counseling have positive effects. So without being too lost in useless concepts, today I want to talk about one of the effective techniques that our EMI associates and therapists can use.

Obviously, the technique described below has been integrated into the EMI approach and is part of one of its “Brief solution therapy” protocols, the name we have attributed to it is Swish 2.0 precisely because it refers to the original works of Bandler’s NLP, Andreas (1985,1990).

This approach is also recommended for NLP Practitioners, who are probably familiar with and use the Original Swish technique, but the one proposed by us adds an integration and evolution relating to the use of the eye movements of EMI Therapy, a technique whose effectiveness is now proven by partners and colleagues in various parts of the world including Italy, South Africa, Holland, Switzerland and Macedonia.

I wanted to write this article thinking about Steve Andreas, father of EMI therapy, because I believe in the strength of the good training he proposed. It is amazing how EMI is so fast in transforming and eliminating phobias and fears, often stored in memory in the form of images, sounds and words. In one of the EMI protocols, called Instant Therapy by me, I often propose the swish pattern used in NLP. This is an effective and rapid method to eliminate painful emotions, phobias and compulsions by intervening directly on the client’s unconscious. The typical guided eye movements in EMI Therapy are only used to install the new positive image, which emerged after swirling (shifting) in the opposite direction to the negative image. For those who want to deepen Steve Andreas’s thought on this technique and on the mistakes made by practitioners today, you can consult the link below:

https://emitalia.info/2020/02/04/come-rovinare-il-modello-swish-steve-andreas-analizza-16-video-errati

History of the SWISH Pattern

It must be said that swish is part of those “imaginative” interventions, i.e. those of hypnotic derivation techniques, for which the “face to face” presence is not necessary, people can be guided online via video and telephone platforms. In the “standard” swish people are asked to imagine and bring back limiting behavior, such as nail biting, smoking or their own elevator phobia.

The therapist, coach or counselor, identifies the sub-modalities through a series of questions, such as: size, brightness, colors, sounds and distance. The client is asked to identify exactly the moment before biting his nails, so for example, in our case he will be asked to stop his hand just before biting his nails. (Not the still image or screenshot as in our Swish 2.0 protocol.).

The next step is to elicit the desired self-image of “evolved you of the future, for which biting your nails is no longer a problem”.

The client is asked to see himself in a dissociated self-image, very similar to a 3D portrait. Seeing this positive self-image provides a strong motivation, thus engaging unconscious processes to develop ways to become like the desired self-image. This creates a more powerful identity level direction for change, as opposed to selecting specific substitution behavior.

Steve recommends stating: “The desired self-image works best when viewed without context or background and when the customer is not asked to imagine any specific behavior”. Any background would tend to limit the scope of generalization to that context, and imagining a specific behavior would limit the modification to that behavior by Andreas (1989).

Once this is done, the client is asked to go back to the Negative image (hand approaching) seeing it large and bright, and somewhere in that image, the client is invited to see a small dark point containing the image of desired self. So they are asked to allow the desired self-image to become very quickly large and bright, while the negative image (I biting my nails) shrinks and becomes dark.

This procedure connects the two images once and for all, so that whenever the client is in the “trigger” situation and wants to trigger the unwanted behavior, another image will automatically overlap it, thus immediately seeing the image of itself just installed.

The client is asked to carry out this process of switching from one image to another several times. In addition, it is also possible to use an interruption between the two images such as clapping and the word “Swish”.

After 6 or 7 repetitions, the negative image disappears, while the positive self image emerges from the background and becomes a figure. The last phase is that of verification, asking the client to bring a hand to his mouth to see what happens. It will be evident that he will no longer want to do it, but a follow-up of two or three sessions will follow.

Without specifying how and why it occurs, we only need to be made aware that change is left to the unconscious processes of the client and this must suffice, as suggested by Erikson (1970). The change is usually instantaneous and clients are not always aware of how it occurs. They often say “I’m a different person who wouldn’t even think of biting their nails”. The model described so far is that of the Swish Standard used and known in the NLP, while what we propose, as already anticipated, is an evolution of this thanks to the introduction of the reinforcement eye movements of the EMI Therapy technique, from here on 2.0.

Below is an example of our Evolved Swish 2.0 protocol integrated in EMI Therapy.

We recommend, for those interested in learning this rapid technique, to enroll in the EMI Coaching Online training. It is a first opportunity for all NLP or Counselor practitioners to learn a fast technique to quickly change limiting behaviors.

Reference: https://realpeoplepress.com/blog/how-to-ruin-the-swish-pattern-let-me-count-the-ways

L’Iperattività nei Bambini Dr. Elton Kazanxhi

«Non riesco a calmarlo», «è sempre in movimento», «è come se avesse un motorino che non si ferma mai», «parla sempre o fa strani rumori con la bocca». Sono le tipiche espressioni di un genitore che descrive l’iperattività del proprio bambino. Tali comportamenti non possono essere ignorati nella speranza che si possano ridurre. Difficilmente i bambini con Ddai manifestano ciò solo per attirare l’attenzione degli adulti (a volte lo fanno per comunicare qualcosa, ma non sempre); il problema ancora una volta è l’incapacità di controllare i comportamenti. 

Clinica e Trattamento. Adhd A Jesi

Che i bambini con Ddai siano più attivi degli altri, dal punto di vista motorio, è stato confermato anche dagli studi della canadese Rosemary Tannock, la quale, utilizzando degli speciali sensori (detti actometri), ha dimostrato che il loro movimento delle braccia è doppio rispetto a quello dei ragazzi di controllo, mentre l’attività delle gambe è quattro volte superiore a quella dei bambini senza iperattività. Gli actometri sono dei braccialetti che, applicati ai polsi o alle caviglie con un cinturino, registrano la quantità di movimenti degli arti. Alcune indagini della Tannock hanno dimostrato che il livello di attività dei bambini Ddai, nell’arco della giornata, è sempre superiore a quello di bambini di controllo, sebbene il divario tra i due gruppi tenda ad aumentare verso la fine della mattinata e nei pomeriggi di scuola. Questo risultato è stato interpretato come un tentativo da parte del bambino iperattivo di contrastare le cadute attentive: nel momento in cui egli sente più grave la fatica nel prestare attenzione, inconsapevolmente fa aumentare il proprio livello di attività motoria. In questo modo il movimento aiuta il bambino a prolungare i tempi di attenzione e a sopportare meglio lo sforzo cognitivo. Questa spiegazione è in netto contrasto con la visione secondo la quale il bambino iperattivo avrebbe una maggior quantità di «energia» che deve liberare in qualche modo. Se quest’ultima teoria fosse vera, allora il livello di attività motoria diminuirebbe in funzione della presenza di situazioni che consentono di «espellere» l’energia (ad esempio l’intervallo a scuola). Gli esperimenti con l’actometro hanno dimostrato invece che il livello di attività motoria varia in funzione dell’aumentare della fatica nel mantenere un’adeguata prestazione attentiva. D’altra parte, i bambini con Ddai difficilmente riescono a ridurre la loro attività dopo aver corso in cortile durante l’intervallo; è sconsigliato quindi lasciarli «sfogare» in modo che scarichino la propria energia e sperando che ritornino a un livello «normale». 

L’incostanza negli impegni 

I bambini con Ddai hanno difficoltà a organizzare il proprio comportamento seguendo le regole e le istruzioni che vengono impartite dagli adulti. Durante lo svolgimento di un compito, si comportano come se fossero «trascinati dalla corrente» e si ritrovano coinvolti in troppe attività secondarie rispetto al compito principale. Facciamo l’esempio di un ragazzino a cui è stato chiesto di tornare al proprio posto e di cominciare a svolgere delle operazioni aritmetiche; è molto probabile che nel tragitto di ritorno prenda in mano un oggetto sul banco del compagno, parli con il vicino, oppure rimanga incantato a guardare fuori della finestra. Non solo: una volta seduto non riuscirà a concentrare l’attenzione sulle operazioni da risolvere, magari vi disegnerà sopra, giocherà con la penna o si alzerà di nuovo per fare la punta alla matita. Le istruzioni degli adulti hanno quindi un potere limitato nell’orientarne il loro comportamento. Il problema dell’incostanza nell’assolvere i compiti – e questo è uno degli aspetti più frustranti per genitori e insegnanti – non è direttamente connesso con le effettive capacità del bambino. Anzi, è necessario precisare che i bambini Ddai sono intelligenti tanto quanto gli altri, né più né meno. Non sono superdotati intellettivamente come si è erroneamente creduto; dai test cognitivi risulta piuttosto che il loro Quoziente intellettivo (Qi) viene sottostimato perché le attività proposte richiedono impegno e concentrazione. Il test d’intelligenza più usato in psicologia dell’età evolutiva è la Scala Wisc-R con la quale è possibile ottenere un Qi verbale e uno di performance: normalmente i bambini riportano un punteggio medio di 100 per entrambi i Qi. I bambini Ddai hanno un Qi verbale medio di 90 e un Qi di performance di 100. Questo significa che nei compiti in cui non è richiesta particolare concentrazione in attività di tipo verbale, i bambini Ddai hanno un’intelligenza esattamente uguale a quella degli altri, mentre, nei compiti in cui è particolarmente importante prestare attenzione alle istruzioni per svolgere un compito (ad esempio svolgere delle operazioni aritmetiche a mente), la loro prestazione risulta sottostimata, sebbene non sia presente un vero e proprio deficit intellettivo. 

Dalle ricerche in atto non è ancora possibile stabilire con esattezza se le difficoltà a eseguire accuratamente le consegne siano dovute a problemi attentivi (nella ricezione dello stimolo) o all’impulsività (nell’organizzazione della risposta). Tra questi due momenti esiste un intervallo di tempo in cui il sistema cognitivo organizza le informazioni secondo determinati schemi. I processi di pensiero che analizzano e organizzano le informazioni in ingresso sono strettamente connessi allo sviluppo del linguaggio interiore che è lo strumento sussidiario con il quale elaboriamo le informazioni. Se un bambino, per varie ragioni, non è riuscito ad «interiorizzare il linguaggio», ad esempio le istruzioni dei genitori o degli insegnanti, quando sarà più grande avrà, con molta probabilità, difficoltà a elaborare e ordinare le informazioni che accedono al suo sistema cognitivo. Inoltre, secondo la proposta di Russell Barkley, i bambini Ddai percepiscono il trascorrere del tempo più rapidamente rispetto agli altri. Questa sensazione di fuga del tempo associata a un’incapacità di utilizzare il linguaggio interiore per elaborare sistematicamente le informazioni potrebbe essere all’origine delle loro risposte impulsive e approssimative. 

Una spiegazione ulteriore di questi aspetti può essere formulata prendendo in esame le ricerche sulla metacognizione, che considera i processi mentali che controllano e sovraordinano il sistema cognitivo: in altre parole, i pensieri sul pensiero. Ognuno di noi riflette su se stesso, sul proprio modo di operare e di pensare; e in base a tali pensieri decide come procedere nelle analisi delle informazioni. Gli studi sulla metacognizione distinguono la conoscenza metacognitiva (sapere come affrontare un compito, quali strategie adottare, decidere quanto tempo dedicarvi, e quanto impegno applicare) dai processi di controllo (verificare come sta procedendo il proprio lavoro, correggere eventuali errori durante l’esecuzione, destinare risorse cognitive in base alla fine presunta del lavoro, eccetera). Dalle ricerche di Cesare Cornoldi è emerso che i bambini Ddai sanno perfettamente come dovrebbero affrontare un compito, e quali strategie dovrebbero adottare (hanno quindi una buona conoscenza metacognitiva), ma non sono capaci di mettere in atto tali conoscenze e non sono in grado di monitorare (verificare l’esecuzione durante il suo svolgimento) la loro prestazione. In conclusione, i bambini con Ddai presentano una dissociazione tra la conoscenza metacognitiva, intatta, e i processi di controllo, compromessi. In altre parole essi possiedono buone intenzioni e conoscenze sul da farsi ma non sono in grado di rendere operative tali nozioni e poi monitorare la loro prestazione. 

Disturbi associati e secondari 

Oltre la metà dei bambini con Ddai manifestano anche altre psicopatologie. Distinguiamo anzitutto i disturbi associati da quelli secondari: i primi si manifestano in maniera concomitante con il Ddai e sono da esso indipendenti; i secondi sono una conseguenza del Ddai stesso. Solo durante la valutazione diagnostica è possibile distinguere se un disturbo si presenta in associazione o secondariamente al Ddai, in base alla ricostruzione storica dell’esordio dei sintomi. 

Tra i disturbi associati o secondari distinguiamo quattro tipi di sintomatologie che riguardano: i comportamenti aggressivi, le difficoltà cognitive, i problemi associati all’emotività e quelli inerenti all’interazione sociale. 

I bambini che presentano un eccesso di comportamenti aggressivi molto spesso sono affetti da un Disturbo oppositivo provocatorio. I bambini con Dop sono i cosiddetti «attaccabrighe»: si propongono con atteggiamenti di sfida, soprattutto nei confronti degli adulti, prendono in giro i coetanei, e utilizzano un linguaggio eccessivamente disinibito. Complessivamente in circa il 5% dei bambini in età scolare sono rilevabili questi tipi di comportamento – che molto spesso sono strettamente legati anche al contesto socio-culturale e al clima familiare in cui vivono. Agli educatori, siano essi insegnanti o altre figure di sostegno, spetta dunque un compito delicato e complesso in quanto si trovano spesso a ricoprire un ruolo piuttosto difficile nell’educazione, non immune dalla frustrazione del fallimento e dal pericolo dell’errore. Per queste ragioni, la loro pazienza, messa a dura prova, può, talvolta, anche trasformarsi in aggressività, e trasmettere uno stile comportamentale che il bambino potrebbe tendere a fare proprio, generando un circolo vizioso che si autoalimenta. 

Se il bambino persevera in comportamenti aggressivi o nella violazione delle regole si può trattare di un Disturbo della condotta che include veri e propri comportamenti dissociali: dal mentire al marinare la scuola, fino a degenerare nella tendenza a commettere furti, a violare la proprietà altrui, a minacciare persone, o ad abusare di sostanze stupefacenti. 

Altrettanto problematico, è un altro 40% di bambini Ddai, i quali presentano difficoltà di apprendimento scolastico, pur dimostrando abilità intellettive nella norma. Le ragioni di tale compresenza (Ddai e Disturbi di apprendimento) sono di almeno tre tipi: 

  1. il bambino Ddai sviluppa difficoltà di apprendimento a causa dei suoi problemi di attenzione e di impulsività; 
  2. il bambino con disturbi di apprendimento diventa evitante e svogliato nello svolgere i compiti scolastici e manifesta comportamenti che simulano i sintomi del Ddai; 
  3. i sintomi del Ddai e del disturbo di apprendimento possono emergere contemporaneamente per ragioni indipendenti. 

Nel caso in cui un bambino presenti sia i sintomi del Ddai che quelli di un disturbo specifico di apprendimento (dalla dislessia, ad altre disabilità), è destinato a incontrare difficoltà di tipo scolastico (e potrà incorrere in frequenti bocciature, se non addirittura in un precoce abbandono degli studi), in quanto non è in grado di leggere e scrivere in modo automatico, non riesce a controllare l’esecuzione di compiti complessi e a mantenere l’attenzione per periodi prolungati. 

Per quanto riguarda la sfera emotiva i bambini Ddai possono sviluppare disturbi di tipo depressivo o ansioso. Secondo quanto raccomanda l’Icd-10 non è possibile formulare una diagnosi di Ddai in associazione a disturbi depressivi o ansiosi, poiché la causa dei disturbi è radicalmente diversa ed è molto improbabile che le due sindromi possano associarsi per effetto del caso. Più frequente invece è il caso di pazienti che, in seguito a un Ddai, dall’età preadolescenziale presentino un basso tono dell’umore o stati d’ansia (non sempre riconducibili a vere e proprie diagnosi cliniche). Il futuro di questi pazienti ovviamente è contrassegnato da maggiori difficoltà di adattamento sociale e lavorativo, che talvolta possono anche rendere necessario l’intervento di uno specialista. I problemi di autocontrollo comportamentale si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali. Non sorprende quindi che i bambini con Ddai vengano più spesso rifiutati e siano i meno popolari tra i compagni. Gli insegnanti li valutano negativamente non solo dal punto di vista del profitto, ma soprattutto sotto l’aspetto comportamentale e del rispetto delle regole necessarie per una corretta convivenza. Le loro abilità sociali appaiono notevolmente ridotte rispetto a quelle dei coetanei; le interazioni con i compagni sono difficili e spesso accompagnate da atteggiamenti aggressivi, verbali e non verbali, nel gioco come in contesti più strutturati. Molto spesso i bambini con Ddai, senza Dop o Dc non esibiscono intenzionalmente comportamenti disturbanti, e sono sinceramente sorpresi degli esiti negativi che scaturiscono dalle loro azioni maldestre. Generalmente vengono descritti dai loro compagni come non cooperativi in situazioni di gruppo, intrusivi e in alcuni casi aggressivi e provocatori. Russell Barkley ha condotto delle ricerche sociometriche per studiare le relazioni interpersonali tra i bambini Ddai e quelli di controllo. Le ricerche sociometriche solitamente utilizzano le cosiddette griglie di Moreno, con le quali ciascun bambino può dare una valutazione dei propri compagni, dichiarando quali sceglierebbero per giocare e quali eviterebbero. Barkley ha constatato che i bambini con iperattività ricevono più valutazioni negative rispetto agli altri compagni, mentre quelli con prevalenti problemi di attenzione, in genere, ricevono meno giudizi (positivi o negativi). Questi risultati confermano che i bambini Ddai in cui prevale la componente di iperattività sono, in generale, difficili da gestire, persino dai coetanei, mentre quelli in cui prevale il disturbo dell’attenzione sono tendenzialmente ignorati perché poco interattivi con i compagni

Tools Covid 19 Floatback exercise (Per terapisti EMDR o EMI)

Questo piccolo tools è stato creato per terapisti esperti in Ipnoterapia EMDR o EMI. Ora al di là delle etichette sono strumenti molto efficaci sia per la propria autoformazione sia per i professionisti che si occupano delle tecniche sopra descritte.

Sono i ricordi negativi non elaborati che non permettono una buona risposta di coping. Conoscerle ci permette di affrontarle meglio.

In questi giorni il mondo intero ha a che fare con il CoronaVirus, molte persone possono rispondere con stili di coping disfunzionali, rispetto ad un sano comportamento. Il panico, la fobia possono nascondere ricordi non elaborati e così stili di coping disfunzionali. Ma come fare questa ricerca? Soprattutto cosa possono fare i terapeuti?

Di seguito una infografica di esempio, non purista ma integrata dalla mia esperienza personale. Alcuni passaggi non possono essere chiari per tutti, ma immagino che siano chiari per PRACTITIONER EMDR o EMI.

Ogni disagio provato nel qui e ora diventa un innesco scatenate di sintomi, spesso collegati con altre esperienze del passato. Per questi alcuni persone reagiscono meglio di altre. Questo perché nella loro storia di vita, non sia hanno esperienze negative che si allaciano al target scatenante.

Ovviamente in questo caso ho preso come esempio il Coronavirus Covid 19, solo a titolo di esempio per dimostrare che se pur vero siamo in allarme sociale, essa può addirittura portare alcuni individui a perdere il contatto con la realtà, fino a scatenare panico e altre sintomatologie.

Conoscere come funziona la nostra mente e di come i ricordi del passato possono incrementare la sintomatologia è un buon punto di partenza per molte persone, ma soprattutto un buon punto di partenza per i professionisti che si occupano del trauma.

Fatto il floatback tutti noi possiamo comprendere cosa sta dietro alla troppa iperattivazione o sintomatologia esagerata.

Vi ricordo che in questi momenti di stress è cosa buona e giusta cercare di rimanere più presenti possibile nel qui ed ora. Bisogna bere molto acqua, riposare, meditare e fare attività fisica.

Dr. Elton Kazanxhi

Tecniche Brevi per superare l’ansia. Il Pronto soccorso psicologico Dr. Elton Kazanxhi

Fobie, attacchi di panico, disturbo post traumatico da stress, disturbo ossessivo compulsivo.

I disturbi d’ansia includono: fobie, attacchi di panico, disturbo post traumatico da stress, disturbo ossessivo compulsivo.

Le situazioni d’ansia portano con sé dei sintomi fisici che caratterizzano questi disturbi come: nervosismo, tensione, palmi sudati, difficoltà a respirare, battito cardiaco accelerato, vampate al viso e, nei casi più gravi, panico.

Importanti eventi della nostra vita possono contribuire ad attivare uno stato d’ansia intenso, ad esempio: traumi, malattie, lutti o esperienze che ci appaiono troppo difficili da gestire.

L’ansia, va sottolineato, non è una malattia: l’ansia è un’emozione indispensabile che ci serve per attivarci di fronte ad una situazione di possibile difficoltà, di conseguenza è più opportuno definirla come un segnale piuttosto che una malattia. Quindi, quando mi sento ansioso, invece di innervosirmi, potrei pensare che l’ansia è un segnale a cui dovrei dare ascolto. Dobbiamo dunque imparare a chiederci: qual è la difficoltà che la mia mente mi sta segnalando attraverso l’ansia?

Molte persone non si accorgono che gli stati ansiosi che provano sono legati a specifici eventi o situazioni personali, soprattutto di carattere relazionale. A volte uno stato ansioso si manifesta a seguito di una notizia o di un cambiamento che prospetta avere un forte impatto sulla nostra vita personale. Tuttavia, non sempre siamo in grado di vedere il collegamento tra l’evento inatteso ed i sintomi dell’ansia. Spesso, anzi, il collegamento ci sfugge proprio perché non vogliamo affrontare una situazione che consideriamo penosa e carica di sofferenze. Lo stesso meccanismo agisce anche negli stati emotivi depressivi e per la depressione vera e propria, che è la cronicizzazione patologica di uno stato emotivo naturale, la tristezza.

Quando proviamo ansia significa dunque che il mio sistema di sicurezza percepisce un rischio. Di fronte a un rischio devo domandarmi semplicemente: ho le risorse per affrontarlo? 

A questa domanda è interessante notare che la maggior parte delle persone dà una risposta affermativa.

La sensazione di ansia è determinata da più cause. Lavorando su queste cause possiamo ridurre l’impatto di questa emozione sulla nostra vita quotidiana.

Fin dalla nascita ognuno di noi ha un temperamento diverso. Le caratteristiche e la natura di questo temperamento influenzano tutta la nostra vita, determinano il nostro livello di energie, le nostre risorse cognitive ed emotive.  Alcuni di noi riescono infatti a reagire meglio alle situazioni stressanti o a non subire gli effetti, talvolta negativi, delle emozioni intense.

Su ciò che innato non possiamo agire direttamente, ma semplicemente possiamo accettare che le emozioni sono uno stato transitorio e normale dell’essere umano, quindi aspettare che passi senza sopravvalutarne l’effetto o il significato.

Uno dei migliori consigli che possiamo seguire quando ci troviamo preda di un forte attacco ansioso o di un vero e proprio attacco di panico è quello di non fare nulla, non prendere decisioni, non fare scelte, ma attendere. Il consiglio può apparire difficile da attuare in un momento in cui una forte attivazione ansiosa ci spinge a fare qualcosa, fuggire ad esempio, ma ogni nostra reazione in quei momenti sarebbe spropositata e spesso controproducente.

Dobbiamo invece pensare che non c’è necessità di fare nulla, ma si può semplicemente attendere che questa spiacevole emozione esaurisca il suo effetto. Adottando questo atteggiamento sarò in grado col tempo di diminuire l’intensità delle esplosioni di ansia acuta e degli attacchi di panico.

Dobbiamo essere consapevoli che le patologie caratterizzate da sintomi ansiosi sono in costante aumento nella popolazione. Le richieste che subiamo da parte dell’ambiente familiare, lavorativo e relazionale in genere si sommano con le nostre aspettative e con la necessità di dare una bene precisa immagine di noi stessi. L’insieme di questi fattori ci porta a sperimentare con maggiore frequenza rispetto al passato episodi di ansia generalizzata o acuta.

Se non ci curiamo del segnale che il sintomo ansioso porta con sé il rischio effettivo è quello di una patologia cronica e spesso grave. La depressione, ad esempio, può sopraggiungere dopo 2-3 anni di episodi di ansia intensa. La depressione è una patologia psichica importante con forti correlazioni somatiche e con un impatto devastante sulla vita sociale di chi ne è affetto. Dobbiamo quindi curarci dagli attacchi di ansia proprio come cureremmo un raffreddore o un malanno di stagione. È importante non liquidare gli episodi ansiosi come semplici casualità soprattutto se questi sono ricorrenti. Impariamo ad utilizzare alcune tecniche che aiutano a prevenire e ridurre gli attacchi d’ansia.

2.1 Tecniche di distrazione per l’ansia

La distrazione è il primo metodo che ci consente di ridurre il disagio connesso all’ansia. Di seguito proponiamo alcuni semplici esercizi per imparare a spostare l’attenzione quando ci si trova in uno stato di ansia. L’attenzione rappresenta una abilità cognitiva che ci consente di percepire stimoli e sensazioni che afferiscono all’ambito cui sto prestando il mio interesse. Pertanto, se distolgo l’attenzione da uno specifico ambito, non riuscirò a percepire le sensazioni ad esso connesse, comprese quelle spiacevoli.

2.1.1 SPOSTARE L’ATTENZIONE

Esercizio 1

Negli stati d’ansia si tende a focalizzare l’attenzione sulle sensazioni fisiche o sui pensieri connessi all’ansia. La tecnica di distrazione che consigliamo è utile perché consente di spostare l’attenzione dai pensieri e dalle sensazioni fisiche che contribuiscono  a generare l’ansia. Più una persona è assorta in altre attività o in altri pensieri, più i sintomi ansiosi vengono eliminati o alleviati.

Quando sentiamo crescere dentro di noi l’ansia possiamo provare a cantare nella mente la nostra canzone preferita oppure pensare a dove andare a cena o a come organizzare il prossimo week-end.

Il pensiero che svolge il ruolo di distrattore deve tuttavia essere molto concreto e dettagliato. Se canto una canzone, ad esempio, devo cercare di ricordarmi tutte le parole e non solo il motivetto, se penso a come organizzare il prossimo week-end mi devo concentrare su orari, prenotazioni ecc.

In sostanza, sto sostituendo all’ansia pensieri che rappresentano situazioni che sono in grado di gestire per conoscenze o esperienze pregresse. Questo tipo di esercizio ci rassicura e calma i nostri stati ansiosi. È un’attività che molte persone praticano automaticamente quando devono affrontare situazioni che possono generare ansia o angoscia. 

Esercizio 2

In questo secondo esercizio proponiamo un attività più procedurale che consiste nello spostare l’attenzione impegnando il nostro cervello con un compito semplice, ma ripetitivo. 

Proviamo dunque a contare alla rovescia da 100 sottraendo 3 per volta. 100, 97, 94, 91, 88, ecc. 

Quando sarete arrivati a 60 con il vostro conteggio  potrete constatare che non vi ricorderete più nemmeno perché avete iniziato a contare in questo modo. Attività di questo tipo sono infatti totalmente alienanti e in grado di “spegnere” il nostro cervello e le nostre emozioni. Questa condizione permette dunque di ridurre gli stati ansiosi e solitamente stabilizza l’umore.

Quotidianamente è infatti importante rivolgere parte del nostro tempo ad attività che hanno queste caratteristiche di “alienazione” al fine di evitare situazioni di forte carico emotivo e di stress. Spesso queste attività sono manuali come ad esempio fare ordine sulla scrivania o negli armadi. Altri tipi di attività, molto diffuse, che hanno lo scopo di rilassare e di ridurre l’ansia sono i giochi tipo solitari o i giochi con le carte. Tutte queste attività hanno la caratteristica di estraniarci anche solo per un breve periodo dall’ambiente che ci circonda dandoci la sensazione di un immediato sollievo.

Questo effetto di estraniazione è anche uno dei principali responsabili di molte dipendenze come l’abuso di sostanze, la dipendenza da gioco e la dipendenza affettiva. In sostanza, queste attività, dannose e da cui solitamente non riesco a liberarmi, mi consentono di liberarmi, anche se in modo patologico, da uno stato di ansia e di angoscia.

2.1.2 L’IMMAGINAZIONE

Esercizio 3

In questo esercizio proviamo a contrapporre all’ansia qualcosa di rilassante, che abbia in sostanza un effetto contrario allo stato di agitazione proprio dell’ansia e che contribuisca a calmarci. L’immaginazione può avere effetti molto potenti, ad essa si collegano non solo immagini, ricordi o fantasie, ma anche sensazioni ed emozioni.

Proviamo dunque a fare lo sforzo di visualizzare scene tranquille e rilassanti. Ad esempio il paesaggio della tua più recente vacanza o qualsiasi immagine che ti evochi una sensazione di piacere. Cerchiamo di visualizzare la scena nella maniera più dettagliata e precisa possibile. Se coinvolge tutti i 5 sensi questa tecnica risulta ancora più efficace. Cerchiamo in sostanza di immaginare  oltre all’immagine, i sapori e gli odori connessi al ricordo.

Il ricordo dell’esperienza positiva ci consente di “spegnere” l’agitazione connessa all’ansia e di recuperare un migliore equilibrio emotivo.

È consigliabile avere un ricordo di esperienza positiva sempre a portata di mano, ognuno di noi può fissare nella propria memoria un episodio o una situazione particolarmente piacevole della propria vita in modo da renderlo sempre vivido e disponibile al momento del bisogno. 

Copyright 2019 Dr. Elton Kazanxhi

Tecniche di Pronto soccorso psicologico Dr. Elton Kazanxhi

Ora vedremo un set di tecniche molto utili per gestire i rapidi sbalzi emotivi senza lasciarsene travolgere. Vedremo ad esempio come non permettere alla rabbia di esplodere in comportamenti che poi ci si ritorceranno contro oppure come impedire il dilagare incontrollato della tristezza causata da una delusione o dall’insoddisfazione personale. Sono tecniche di pronto intervento che hanno anche una grande validità ed efficacia nella gestione della tensione ansiosa. Vengono infatti molto usate dagli sportivi per lenire la tensione prima di una gara, dai manager prima di importanti presentazioni in pubblico, così come dalle persone che devono fare i conti quotidianamente con gli attacchi di panico.

L’abitudine ed un corretto utilizzo di queste tecniche permettono di rompere i circoli viziosi delle emozioni negative, fornendo un rapido sollievo ed evitando di metterci in situazioni ancora più negative. La nostra efficacia e la nostra sicurezza nelle relazioni sociali vengono, infatti, fortemente penalizzate dalla scarsa capacità di controllare le emozioni intense.

Dobbiamo ricordarci che con la pratica continuativa, aumenta l’efficacia ed i risultati migliorano nel tempo, cosa che permette di raggiungere un equilibrio emotivo più stabile ed una maggiore  serenità.  

1.1. Le tecniche di distrazione

Una modalità molto semplice, ma estremamente efficace per gestire le forti emozioni o i pensieri intrusivi consiste nel forzare volontariamente il nostro pensiero su altre tematiche o attività. La nostra mente è in grado di processare più attività al contempo, ma se una è particolarmente impegnativa prenderà il sopravvento.

Evitare un pensiero negativo permette, di conseguenza, di ridurre gli effetti nocivi che porta con sé, come ansia o rabbia. 

Esistono diverse tecniche di distrazione ed ognuna può meglio adattarsi alla situazione che stiamo vivendo. Le tecniche di distrazione sfruttano il funzionamento del nostro cervello ed in particolare le aree cerebrali deputate al ragionamento numerico e all’orientamento spaziale.

Nei prossimi paragrafi e nei prossimi giorni descriverò  alcune tecniche  di distrazione e le istruzioni per eseguirle. Tutte le tecniche sono semplici e sono in grado di fornire un sollievo immediato nei confronti dei pensieri angosciosi e di controllare le nostre reazioni di fronte ad esplosioni di rabbia.

1.FOCALIZZARSI SU UN OGGETTO

Mindfulness in Azione
Si tratta di focalizzare l’attenzione su di un oggetto, descrivendolo nella maniera più dettagliata possibile. Possiamo scegliere un oggetto che sta all’interno del nostro campo visivo in quel momento oppure un oggetto che conosciamo bene.
Per “forzare” la focalizzazione del nostro pensiero sull’oggetto possiamo porci queste domande:

Dove si trova esattamente?
Quanto è grande?
Di che colore è?
Di che materiale è fatto?
Esattamente quanti ce n’è qui?
A cosa serve?
Un esempio tratto dall’esperienza terapeutica ci permette di comprendere meglio come funziona questa tecnica.
Una paziente diventa improvvisamente ansiosa nel corso di una sessione di terapia. Quando le si è chiesto che cosa stava attraversando la sua mente, ha replicato: “Da quando abbiamo parlato, ho iniziato a percepire aghi e spilli sulla superficie della mia testa e sul lato sinistro della faccia. Sono molto spaventata. Penso che sia un tumore o una emorragia cerebrale”. Il terapeuta replica: “Capisco. In questo caso, vorrei fare un breve esperimento. Potresti guardarti intorno nella stanza e descrivermi nella maniera più dettagliata possibile tutti gli oggetti che vedi?” inizialmente, la paziente ha trovato difficile fare questa cosa. Ad ogni modo, con un incoraggiamento da parte del terapeuta, è rimasta assorbita da questo compito.

Dopo 3 o 4 minuti di distrazione il terapeuta ha poi chiesto “ Come va ora il pizzicore alla tua testa?” con grande stupore della paziente il pizzicore era passato. Indagando, è emerso che la paziente era d’accordo sul fatto che fosse improbabile che i sintomi di un tumore o di una emorragia potessero sparire così semplicemente, e che sembrava più probabile che i sintomi fossero il prodotto della sua paura di avere un tumore, in particolare questi erano iniziati quando avevano cominciato a discutere di questa paura.
L’esempio evidenzia quanto la distrazione sia una tecnica molto potente, in grado di distogliere l’attenzione da sintomi fisici e di creare sollievo.
Noi tutti possiamo sperimentarlo in situazioni in cui ci sentiamo particolarmente agitati, sarà sufficiente osservare con attenzione e descrivere un oggetto all’interno del nostro campo visivo per renderci conto che mentre siamo intenti in questa attività “dimenticheremo” l’agitazione in cui pensavano di essere immersi.
L’osservazione ci costringe ad utilizzare una area del cervello posizionata nella corteccia esterna che inibisce le emozioni angosciose che invece hanno una natura limbica e hanno origine in una zona più interna del nostro cervello.

Reference :

Eye Movement Integration Therapy

Kurthet e mendjes dhe si të dilni prej tyre.

Pronto soccorso psicologico Paul Mills

Dalla NLP all’ EMD fino ad arrivare alla EMI Therapy.

Molti terapisti sanno cosa è la NLP (Programmazione Neurolinguistica.) Essa nasce negli anni 80 con Dilts, Bandler e Grinder. Non è mai rientrato come un modello di psicoterapia forse perché troppo inquinata da “ciarlatani” e finti coach che facevano finta di aver capito il vero “cuore” della NLP. Leggi l’articolo di (S. Andreas ) .

Così è stata messa al bando subito dalla comunità scientifica. Un vero peccato perché in realtà è l’approccio più copiato in assoluto, la stessa NLP è un modello di ipnoterapia Eriksoniana. Quindi di per sé Eclettica.

Era il 1985 e qui su questa rivista F. Shapiro all’ epoca letterata ma con una formazione in NLP parlava degli LEM (Lalteral Eye Movement).

Essa stessa per lunghi anni ometterà volutamente collegare la sua formazione con la NLP, affermando e creando la leggenda della passeggiata sul bosco, casualmente trovo il legame movimenti oculari emozioni e pensieri.

La Shapiro è la persona che più di qualsiasi altro prima di lei ha saputo approfittare della grande intuizione degli autori Grinder Bandler.

F. Shapiro 1985

Negli stessi anni 1989 nasce EMD per poi diventare EMDR il primo marchio nella storia della psicoterapia modello “Coca Cola“. La bussines women crea un nuovo approccio basato sugli movimenti oculari e terapia cognitiva. Slegando così l’opzione originaria delle NLP con l’ipnosi. (Meglio per L’EMI) .

Oggi dopo anni di studi risulta essere uno dei modelli più venduti per il trattamento associato al trauma.

Steve Andreas

Nello stesso anno 1989 S. Andreas nella conferenza di Ipnoterapia Americana presenta la sua evoluzione della NLP ovvero IMO integrazione movimento oculare. (EMI). Un efficiente metodo di integrazione di memorie immagini e emozioni disturbanti. Il mondo aveva così due nuovi approcci:

EMD cognitivoEMI Ipnotico. Entrambe se pur con differenza sostanziali sul processo più che sulla teoria agiscono rapidamente sul sistema neurologico del cliente.

Anche se per la mia esperienza personale L’EMI è molto più efficace e risulta essere completo e molto più gentile rispetto all’ EMD.

Sia nella terapia EMDR che EMI si chiede al paziente di immaginare elementi della memoria del trauma mentre si impegnano a seguire movimenti della mano del terapista. Questa per creare una doppia condizione di consapevolezza che aiuta il trattamento di materiale traumatico.

Vedi video https://youtu.be/GnoqWqijYvQ

Si in EMI che in Emdr si esegue un protocollo in 8 fasi a partire dall’impegno per il trattamento e la valutazione del cliente e la memoria del trauma, fino al trattamento del trauma con stimolazione bilaterale effettuata in serie, in Emdr, e stimolazione con 24 movimenti basici nella EMI Therapy. Segue poi la valutazioni del SUD, e processate tutte le emozioni negative fino alla sua risoluzione (cioè risolte, senza stress residuo).

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