IL TRAUMA NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI: LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

images (13)IL TRAUMA NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI:

LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

Raija-Leena Punamaki

Coordinatrice della sezione “Bambini, Adolescenti e Trauma” dell’European Society for Traumatic Stress Studies (ESTSS)

Dipartimento di Psicologia 330014 Università di Tampere Finlandia

Articolo tratto dal sito ESTSS

EMI ITALY

http://www.trauma-terapia.info

a cura di Dr.Elton Kazanxhi

La maggior parte di noi concorda sul fatto che il trauma non ha un effetto salutare per bambini, adolescenti e ogni altro essere vivente. Siamo convinti anche che l’infanzia dovrebbe essere dedicata al divertimento, all’apprendimento e alla sperimentazione senza pesi eccessivi e l’adolescenza alla pianificazione del futuro e all’apprendimento dei valori umani. Esperienze di minaccia, di pericolo e traumatiche sono quindi in netto contrasto con uno sviluppo ottimale dei bambini e degli adolescenti. L’unità operativa della ESTSS: Bambini, Adolescenti e Trauma ha lo scopo, tra le altre cose, di rivedere la ricerca concernente il trauma e la salute e lo sviluppo dei bambini e condividere le conoscenze con i professionisti che lavorano con bambini. Questo articolo contribuisce a ciò esaminando il ruolo degli aspetti dello sviluppo nelle esperienze traumatiche e analizzando gli effetti del trauma sulla salute mentale e sullo sviluppo cognitivo e socio-emotivo di bambini e adolescenti. Le linee guida utili per aiutare i bambini traumatizzati enfatizzano l’importanza in età dello sviluppo, dei processi simbolici e dei comportamenti genitoriali nel comprendere come il trauma incida su di loro (APA, 1994; NICE, 2005). Siamo tutti consapevoli dell’importanza degli aspetti dello sviluppo, ma non abbiamo un’idea chiara sul modo in cui sviluppare la conoscenza relativa allo sviluppo all’interno della ricerca sul trauma, al suo trattamento e alla guarigione. In questo articolo suggerirò tre modi per concettualizzare in modo pratico le tappe dello sviluppo. Primo, i bambini procedono attraverso stadi di sviluppo influenzati biologicamente e culturalmente (per es. età prescolare ed adolescenza) che li prepongono a compiti qualitativamente differenti e sempre più impegnativi.

Ogni stadio di sviluppo può sia rendere i bambini particolarmente vulnerabili sia dotarli dei fattori protettivi essenziali contro le condizioni traumatiche. Secondo, lo sviluppo dei bambini procede su molteplici livelli e l’esposizione al trauma quindi influisce comprensibilmente sui campi dello sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale, sociale e psicofisiologico. Terzo, l’aspetto relazionale dell’impatto traumatico è particolarmente saliente per i bambini, poiché loro sono molto dipendenti dai loro genitori e da altri membri della famiglia per la loro sicurezza e poiché la famiglia tipicamente risponde come sistema al trauma.

Stadi di sviluppo

Lo sviluppo del bambino procede per stadi, ognuno dei quali fornisce ai bambini alcuni compiti fondamentali tra cui l’acquisizione di una regolazione delle emozioni equilibrata e di un ragionamento morale complesso. Si può ipotizzare che, quando il trauma si presenta in determinate fasi dello sviluppo, ci siano rischi gravi esclusivamente per le abilità appena acquisite e per le capacità che i bambini stanno imparando.

La tabella 1 presenta in modo riassuntivo i compiti di sviluppo durante la prima infanzia, come un bambino ai primi passi, nella media infanzia e nell’adolescenza e corrispettivamente i modi in cui il trauma genera un rischio a queste conquiste nello sviluppo.

Stadi di

sviluppo

Compiti fondamentali

Effetto del trauma

Periodo neonatale

*Relazione reciproca genitore-figlio

*Stili di attaccamento insicuro (evitante o ambivalente)

*Imitazione ed esplorazione dell’ambiente

*Genitori iper-protettivi

Prima infanzia

*Appropriarsi di altri ruoli

*Incomprensibilità della violenza umana

*Memoria autobiografica

*Evitamento di ricordi traumatici che si possono generalizzare

*Empatia e teoria della mente

*Perdita di controllo e ritorno ad espressioni precedenti (regressione)

*Espressione e controllo delle emozioni

*Paura di espressioni simboliche

Pubertà

*Raggiungimento di apprendimenti e si inizia a ragionare in modo sofisticato

*Pensieri intrusivi interferiscono con l’apprendimento

*Problemi di concentrazione

*Consapevolezza delle proprie emozioni e motivazioni e di quelle degli altri

*Interferenza con lo sviluppo di empatia

*Amicizia e relazioni con i coetanei

*Questioni complesse diventano bianche e nere

Adolescenza

*Ragionamento morale e pensiero ipotetico ed astratto

*Pericolo e minacce sono concrete e interferiscono con i potenziali ragionamenti

*Pianificazione del futuro

*Senso di sconfitta e perdita di prospettive future

*Relazioni intime

*Intimità evoca memorie represse, appiattimento

*Credenza onnipotente circa le proprie capacità

*Assunzione di comportanti arischio ed essere immuni al pericolo

Infanzia (periodo neonatale) e prime relazioni diadiche

All’inizio si credeva che i neonati e i bambini ai primi passi sarebbero stati protetti dalle condizioni traumatiche poiché essi non comprendono la severità del pericolo (Keppel-Benson & Ollendick, 1993). La ricerca relativa alla salute mentale dei bambini non conferma questa visione. Al contrario, i bambini molto piccoli rispondono al trauma e ne sono affetti. La conoscenza relativa alle abilità cognitive altamente avanzate dei bambini, come ad esempio il riconoscimento delle emozioni e la discriminazione delle parole che li rendono maggiormente vulnerabili in un ambiente non protetto, è in aumento (Colombo, 2001; Stager & Werker, 1997). Fondamentalmente, durante il primo anno di vita non è solo la maturazione neurobiologica che influenza i processi psicosociali, ma lo sono anche le esperienze sociali importanti dei bambini, in particolare le interazioni con i caregiver, modificano la struttura del cervello e l’organizzazione funzionale, che rendono le precoci relazioni familiari vitali per lo sviluppo del bambino (Cicchetti, 2002). Ci sono sempre più prove sul fatto che i bambini molto piccoli reagiscano e registrino l’atmosfera familiare, lo stato d’animo della madre e le espressioni facciali (Shore, 2003). In maniera simile, possiamo supporre che i bambini si accorgano della paura dei genitori traumatizzati e di un’atmosfera genitoriale minacciosa.

Shore (2003) suggerisce che i bambini rispondano agli eventi traumatici in due differenti modi, attraverso l’iper-arousal e la dissociazione. L’iper-arousal nasce come una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo in cui la componente simpatica del sistema nervoso autonomo (SNA) è fortemente attivata. Come conseguenza, i bambini manifestano battito cardiaco e pressione sanguigna elevati, respiro intenso ed esprimono sofferenza psicologica attraverso pianto e grida. Lo stato di paura e terrore è mediato dall’iper-attivazione simpatica, che si riflette su elevati livelli di ormone dello stress, fattore di rilascio della corticotropina, che a turno regola l’attività della noradrenalina e della adrenalina. L’evidenza è disponibile negli alti livelli di ormoni HPA-stress tra i bambini piccoli (che stanno compiendo i primi passi) che furono trascurati e traumatizzati alla nascita (Carlson & Earls, 2001). Nel pattern di risposte dissociative, i bambini traumatizzati si allontanano dagli stimoli esterni e dalla comunicazione umana per ritirarsi nel proprio mondo. Ci sono prove circa neonati altamente traumatizzati che guardano lontano con uno sguardo fisso e che non rispondono agli stimoli umani (Scheeringa & Zeanah, 2001). Nell’infanzia, esperienze provocatorie emotive di paura e orrore sono codificate nella memoria implicita che non richiede codifica o immagazzinamento cosciente (Conway & Playdell-Pearce, 2000). Esperienze minacciose precoci non sono quindi disponibili come ricordi episodici e narrativi, ma è piuttosto la memoria procedurale a dominare l’esperienza del trauma (Crittenden, 1999).

Bambini ai primi passi ed età pre-scolare

Intuitivamente i processi simbolici sembrano essere importanti nel recupero da un trauma poiché i bambini,  specialmente quelli che stanno imparando a muovere i primi passi e quelli non ancora in età scolare a cui piacciono le favole, sono al culmine del gioco simbolico e comunicano con animali e figure di fantasia (Bretherton, 1984). Ancora, i pensieri simbolici e metaforici non terminano durante il periodo dell’infanzia; potrebbero diventare piuttosto latenti per un po’ di tempo e formare un contesto di esperienze psicologiche più grande durante l’adolescenza e nell’età adulta. Ci sono alcune prove sul fatto che l’esposizione al trauma renda i processi simbolici particolarmente vulnerabili nei bambini piccoli e in età prescolare. Questi stessi processi, quando rimangono intatti o funzionali, proteggono la salute mentale del bambino da un impatto negativo del trauma. Il gioco traumatizzato ha qualità distinte, come l’inflessibilità, i rituali, un’atmosfera di minaccia e temi ripetitivi legati al trauma che mancano di tematiche di repertorio, cambiamenti, sfumature e repertori di espressioni emotive (Punamaki, 1997). Un aspetto rilevante degli interventi per i bambini traumatizzati è l’incoraggiamento a disegnare i propri ricordi dolorosi e riportarli alla mente in giochi simbolici, storie metaforiche e fiabe e riproporre i propri incubi in condizioni terapeutiche e sicure. C’è quindi la credenza che i processi simbolici dei bambini funzionino come una sorta di pratica di auto-guarigione, ma le comprensioni teoriche di questo, così come le evidenze empiriche sono scarse.

Incubi, terrori notturni e sogni ansiosi sono comuni tra i bambini piccoli e sono considerati parte del disturbo post- traumatico da stress (PTSD). Gli incubi comprendono scene altamente vivide e terrificanti ma sono privi di caratteristiche narrative come la storia del sogno, le scene, i protagonisti, le emozioni e i messaggi. I bambini piccoli di solito fanno sogni stressanti relativi al trauma che poi si generalizzano agli incubi su mostri e a minacce alla loro vita (APA, 1994; Punamaki, 1998). I bambini si svegliano nel bel mezzo di sogni orribili e hanno un forte senso somatico, psicologico, motorio di spavento. I bambini fortemente traumatizzati in genere fanno sogni senza contenuto (ad esempio, “Ho visto un serpente nel mio sogno”) e i loro sogni spesso comprendono persecuzione, ostilità e lesioni nell’ articolo suggerirò tre modi per concettualizzare in modo pratico le tappe dello sviluppo. Primo, i bambini procedono attraverso stadi di sviluppo influenzati biologicamente e culturalmente (per es. età prescolare ed adolescenza) che li prepongono a compiti qualitativamente differenti e sempre più impegnativi.

Ogni stadio di sviluppo può sia rendere i bambini particolarmente vulnerabili sia dotarli dei fattori protettivi essenziali contro le condizioni traumatiche. Secondo, lo sviluppo dei bambini procede su molteplici livelli e l’esposizione al trauma quindi influisce comprensibilmente sui campi dello sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale, sociale e psicofisiologico. Terzo, l’aspetto relazionale dell’impatto traumatico è particolarmente saliente per i bambini, poiché loro sono molto dipendenti dai loro genitori e da altri membri della famiglia per la loro sicurezza e poiché la famiglia tipicamente risponde come sistema al trauma.

Shore (2003) suggerisce che i bambini rispondano agli eventi traumatici in due differenti modi, attraverso l’iper-arousal e la dissociazione. L’iper-arousal nasce come una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo in cui la componente simpatica del sistema nervoso autonomo (SNA) è fortemente attivata. Come conseguenza, i bambini manifestano battito cardiaco e pressione sanguigna elevati, respiro intenso ed esprimono sofferenza psicologica attraverso pianto e grida. Lo stato di paura e terrore è mediato dall’iper-attivazione simpatica, che si riflette su elevati livelli di ormone dello stress, fattore di rilascio della corticotropina, che a turno regola l’attività della noradrenalina e della adrenalina. L’evidenza è disponibile negli alti livelli di ormoni HPA-stress tra i bambini piccoli (che stanno compiendo i primi passi) che furono trascurati e traumatizzati alla nascita (Carlson & Earls, 2001). Nel pattern di risposte dissociative, i bambini traumatizzati si allontanano dagli stimoli esterni e dalla comunicazione umana per ritirarsi nel proprio mondo. Ci sono prove circa neonati altamente traumatizzati che guardano lontano con uno sguardo fisso e che non rispondono agli stimoli umani (Scheeringa & Zeanah, 2001). Nell’infanzia, esperienze provocatorie emotive di paura e orrore sono codificate nella memoria implicita che non richiede codifica o immagazzinamento cosciente (Conway & Playdell-Pearce, 2000). Esperienze minacciose precoci non sono quindi disponibili come ricordi episodici e narrativi, ma è piuttosto la memoria procedurale a dominare l’esperienza del trauma (Crittenden, 1999).

scritto per l’ AIPA (Associazione Italiana di Psicotraumatologia avanzata)

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