Gestalt e EMI Therapy una via verso integrazione

Premessa : ogni buon terapeuta sa che dovrà intervenire in modo integrato per risolvere e trovare una soluzione al problema del suo cliente, più volte abbiamo parlato di eclettismo metodologico, cioè la capacità di integrare e selezionare le tecniche che hanno dato i migliori risultati per quel specifico disturbo affinché si possano accorciare i tempi della terapia.

Oggi parleremo di integrazione tra la terapia della Gestalt e l’approccio oculare EMI.

In entrambi i casi si possono trovare molte affinità con le esperienze terapeutiche che il paziente vive durante la rielaborazione.

Parliamo infatti di doppia focalizzazione della attenzione, tra il presente e il passato, in termini della Gestalt si parla del processo figura sfondo (Perls 1952).

gestalt-featured

Entrambi gli approcci tendono a evitare la focalizzazione sul livello intellettuale e promuovono il contatto fenomenologico con l’esperienza emozionale e corporea.

Ogni ristrutturazione cosciente sarebbe artificiosa e non perseguibile, nella EMI il terapeuta viene addestrato a fare da testimone all’esperienza del suo cliente. (Kazanxhi 2017),

In entrambi modelli vogliamo sostenere il paziente nel suo lavoro di integrazione mediante l’uso delle risorse sue proprie.

Il terapeuta della Gestalt infatti facilita la scoperta di soluzioni e mira, al pari di quanto faccia l’E.M.I. a non interferire con il processo di conquista di una propria soluzione da parte del paziente astenendosi dal dare consigli, offrire direzione e ancor meno usare strategie di convincimento o di pressione psicologica.

Personalmente ho trovato una similitudine nel tipo di relazione esistente tra paziente e terapeuta: sia nell’E.M.I. quanto nella terapia della Gestalt ogni elaborazione profonda di successo avviene soltanto se prima si è riusciti a costruire un’alleanza terapeutica che sia realmente vissuta, palpabile, umanamente valida.

Secondo il modello S.A.R.I (modello di intervento psicotraumatologico) , si tratta di quel processo chiamasi anche stabilizzazione e sicurezza. Un processo da non trascurare per chi come noi si occupa di Psicotraumatologia.

Il contatto con la propria esperienza emozionale e corporea richiesto in entrambi i casi è paragonabile ad una rischiosa esplorazione del vuoto e richiede quindi la fiducia nel supporto e nel contenimento offerto da un altro essere umano. (Baiochi Giusti 2003, 2004)

Nella mia esperienza terapeutica l’E.M.I. con La Gestalt trovano appoggio l’uno nell’altro. La responsabilità, la consapevolezza, la creatività verso la soluzione di problemi cosa che viene chiesto al terapeuta della Gestalt, sono per i terapeuti EMI codici su cui orientarsi continuamente.

Al tempo stesso il paziente apprende un modello fenomenologico, mindfulness, mediante il quale scopre come stare con i propri vissuti, qualsiasi essi siano, senza giudizio, e a fidarsi inoltre della saggezza profonda della propria vita viscerale, emozionale e corporea che portano, se promosse, alla cosiddetta auto-regolazione organismica. (Perls 1952, Bealiue 2003). Tutto questo lavoro, lungo e paziente, genera nella persona ciò che possiamo chiamare “struttura”, diremmo noi della EMI “stabilizzazione” cioè uno sviluppo delle risorse emozionali, intellettuali ed esistenziali della persona e un progressivo senso di fiducia in esse. Questa “struttura” permette quindi il radicarsi della persona nel mondo e l’apprendere ad utilizzarlo con sempre maggiore gioia e creatività, in quanto lo scopo ultimo dell’approccio della Gestalt non è affatto la guarigione dai sintomi ma, in accordo con i principi della psicologia umanista della quale è forse la principale rappresentante ai giorni nostri, l’evoluzione di una vita creativa e generativa che ricordi nel suo sapore un prodotto artistico. Ma quando in questo percorso di scoperta, liberazione, ristrutturazione e riappropriamento delle parti interne scisse o deboli ci si imbatte in delle memorie di tipo traumatico, di qualsiasi natura esse siano, che generano una diminuzione della libertà dell’io di decidere e una attivazione delle difese emozionali ed intellettuali (Van der Kolk, Bealiue 2003).

Il terapeuta della Gestalt ora può ricorrere a quello che ai miei occhi appare il miglior strumento esistente attualmente in grado di affrontare questo particolare tipo di problema umano: L’EMI o EMDR per chi è sufficientemente addestrato.

Nella mia pratica personale sto sperimentando da un po’ di tempo una modalità di integrazione che ho personalmente chiamato EMI-R (Kazanxhi 2017) , si tratta di una integrazione personale tra la Gestalt, EMDR e EMI.

Posso descrivere questo modo di intervento in questo modo: uso l’approccio della Gestalt quasi da subito , quando mi imbatto in una memoria traumatica utilizzo L’EMI-R la mia personale integrazione come se fosse il bisturi per operare e estrapolare i pezzi sparsi che ancora limitano il cambiamento.

Il terapeuta che conosce solo la EMI oppure EMDR farà solo quello ovviamente ( per conoscere il mio personale modello clicca su Workshop) .

Inizio la mia sessione di terapia esplorando, nessi causali,parti mancanti e dove il paziente si blocca,faccio una mappatura corporea di possibili blocchi energetici,assieme a lui cerchiamo le risorse e le sue parti scisse.
Fritz Perls, fondatore del metodo Gestalt, aveva notato quanto in un essere umano si possano riscontrare le cosiddette “polarità” cioè delle parti di noi che sembrano avere una loro autonomia di pensiero, emozione e decisione e che sono gli attori interiori dei nostri conflitti. Nella mia esperienza ho notato che quando si verifica un trauma, alcune di queste “parti si sé” divengono i portatori del trauma, mentre altre “parti” non ne vengono toccate.

Perls parlò inoltre di “parti di sé” che prendono il potere e le chiamò topdog e altre che ad esse si sottomettono, alle quali egli diede il nome di underdog. Nella mia esperienza clinica i traumi vengono registrati prevalentemente in “parti di sé” underdog di tipo emozionale-affettivo appartenente quindi a quelle strutture cerebrali che nelle neuroscienze vengono oggi indicate unitariamente come “sistema limbico” (Baiocchi 2005)

Dedico a questo processo alcune sedute e poi, se necessario, ritorno ad utilizzare l’E.M.I.eintegrare altri livelli in cui lo stesso trauma può aver generato memorie attive. L’effetto di queste sedute di Gestalt dopo il trattamento è sbalorditivo: la persona si affeziona alla parte ferita che rinasce e apprende a conoscerla e a dialogare con essa, inoltre si accolla la responsabilità di permettere a questa parte di avere delle possibilità di trovare uno spazio espressivo nel mondo per poter fare contatto esperenziale con esso e quindi nutrirsene. Lo scopo che perseguo in queste sedute è quindi quello di aiutare il cliente ad intraprendere un processo rieducativo su base esperenziale delle zone regredite a causa di un trauma. Il modo con cui voglio sostenere questo scopo è la creazione di una forte alleanza tra l’Io e la parte regredita, che diviene un atteggiamento spesso straordinariamente diverso dalla modalità difensiva che l’Io deteneva prima dell’elaborazione del trauma e che era una importantissima causa secondaria di sofferenza

Copyright 2018 Dr. Elton Kazanxhi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: