PENSIERO E CONCENTRAZIONE Secondo Roberto Assagioli

Di Elton Kazanxhi

CEO EMI ITALY

I rapporti fra la mente e le altre funzioni psicologiche, impulsi, emozioni, sentimenti e immaginazione sono tutt’altro che soddisfacenti e pongono problemi di importanza basilare nell’educazione. Nella maggior parte dell’umanità la mente è subordinata agli impulsi e alle emozioni, e viene utilizzata per razionalizzarli, cioè per giustificarli, e come aiuto per raggiungere i loro fini. In tal modo si può dire che la mente sia al servizio del desiderio.

Noi abbiamo spesso un’idea vaga, incerta, inesatta delle parole che usiamo, poiché non ci diamo la pena di precisarne il senso, cioè di pensare in modo chiaro e consapevole. Tutti credono di saper pensare, ma in realtà il pensare è un’arte che va appresa in alcuni casi psicoeducata.

In realtà, pochi pensano veramente. Il pensare è scomodo, faticoso. Obbliga alla concentrazione, che richiede una volontà persistente. Inoltre spesso il risultato della riflessione è in contrasto con le nostre tendenze, con i nostri desideri. Da ciò l’importanza, anzi la necessità di imparare a pensare veramente, a riflettere, a meditare.

La prima condizione per sviluppare l’arte di pensare è di vigilare attentamente il processo stesso del pensiero; la seconda è quella di persistere, di insistere nell’approfondire l’argomento.

Pensare significa riflettere, elaborare profondamente un argomento, prenderne in esame tutte le implicazioni, le diramazioni, i significati in esso contenuti.

La tecnica da usare per ottenere il dominio sulla mente e la capacità di concentrarla e usarla a volontà è quella di dirigere e tenere ferma l’attenzione su oggetti a noi indifferenti, che non presentino alcuna attrattiva per se stessi. In tal modo impariamo a tener fissa la mente, senza l’aiuto dell’interesse o del desiderio personale.

Soltanto quando un interesse dominante, una volontà ferma e decisa riescono a tenere la mente concentrata su un tema o un compito, essa “pensa” realmente e si può dire che rifletta, che mediti.

Concentrazione significa capacità di vivere nel presente, e specificamente in quella parte o area del presente che riguarda il nostro compito immediato.

Indubbiamente il potere di concentrazione è un reale potere propulsore della totalità del nostro meccanismo psichico.

Nulla eleva la nostra capacità d’azione quanto il suo accrescimento. Ogni successo, non importa in quale sfera, può essere riferito all’intelligente sfruttamento di questo potere. Nessun ostacolo può resistere permanentemente all’eccezionale potere della massima concentrazione. L’attenzione costringe ogni problema a rivelare, prima o poi, tutti i suoi aspetti che possono essere riconosciuti. (Keyserling)

L’attenzione e la concentrazione sono funzioni specifiche della volontà.

Lo sforzo infruttuoso per dominare la mente dimostra che vi è un conflitto, e conflitto significa che vi sono due parti in contrasto. Perciò questa consapevolezza del conflitto è preziosa in quanto mette in evidenza la distinzione tra l’IO, con la volontà, e la mente, pigra o ribelle, che ha, in un certo modo, una vita sua propria.

Il terzo stadio, che la rende più completa ed efficace, è la scoperta di essere una volontà, ciò che è diverso che “avere una volontà”. … Essa implica la scoperta di sé come soggetto cosciente, distinto da ogni suo contenuto o determinazione. È la rivelazione della vera autocoscienza, dell’“Io sono”.

Il soggetto di meditazione più importante, anzi necessario per attuare la propria psicosintesi è la meditazione riflessiva su noi stessi. Con essa si arriva a distinguere tra la pura autocoscienza o consapevolezza del Sé e gli elementi psicologici o parti della nostra personalità, ai vari livelli.

La meditazione è uno dei metodi più efficaci per favorire e attuare la psicosintesi. Essa richiede l’uso di vari altri metodi e tecniche psicologiche: innanzitutto la volontà. Questa è necessaria per disciplinare la mente (cosa difficile!) e per resistere alla tendenza all’estroversione e alla dispersione che prevale nella vita moderna.

Quanto ai risultati esterni della nostra meditazione, è difficile accertarli, particolarmente nei loro effetti più ampi e a lungo raggio, ma possiamo aver fiducia, o piuttosto viva fede, che quei risultati sono sicuri e inevitabili, perché l’energia segue il pensiero, e il pensiero, diretto dalla volontà e vivificato dal sentimento, è creativo.

Ricordiamo sempre che tutti gli eventi visibili e materiali hanno cause interne, dell’immaginazione, del pensiero e della volontà.

La meditazione può essere – ed è – creativa, perché è azione interna. La contrapposizione tra meditazione e azione, che talvolta vien fatta, è errata. Il dominio e l’uso delle energie psichiche e spirituali è azione, poiché richiede volontà, allenamento, l’uso di tecniche appropriate, e soprattutto perché è efficace, cioè produce effetti reali.

Noi possiamo usare la meditazione creativa con vari scopi. Il primo o più importante è l’auto-creazione. Mediante la meditazione possiamo modificare, trasformare, rigenerare la nostra personalità. Un modo efficace per farlo è l’esercizio del modello ideale.

La meditazione e gli esercizi suaccennati sono basati sul principio generale che dovremmo sempre tener presente. Ogni azione efficace e creativa si svolge dall’alto al basso e dall’interno all’esterno; cioè dal punto più elevato che possiamo raggiungere internamente. Ogni attività si prepara, sia pure inconsciamente, prima dentro di noi, mediante il pensiero e l’immaginazione – e possiamo usarli in modo sempre più consapevole e deliberato.

Tutti gli esercizi psicologici sono anche esercizi di concentrazione. Questa è necessaria per la loro riuscita ed efficacia e si sviluppa mediante l’allenamento metodico. È bene capire che la concentrazione cosciente è necessaria soltanto nella prima fase di ogni allenamento. In seguito, l’esecuzione dell’esercizio tende a diventare automatica, nel senso che viene assunta dall’inconscio.

Per il dominio della mente occorre fare numerosi, metodici e insistenti esercizi di concentrazione. Ma gli esercizi speciali di concentrazione costituiscono solo una preparazione continua. In questo stato, qualunque sia l’attività che ci occupa, sia essa facile o difficile, divertente o noiosa, insignificante o grave, la mente deve essere rigorosamente concentrata in quella, ad esclusione di ogni altra.

Non si creda che la concentrazione implichi necessariamente sforzo e tensione; anzi, essa può avvenire naturalmente, in modo facile e quasi automatico; questo è appunto il fine al quale tendono gli esercizi speciali. Però alcuni potrebbero obiettare che lo stato di continua concentrazione tenderebbe a ridurre la nostra vita troppo rigida e compassata, a inaridire le vive fonti del sentimento e dell’ispirazione. Questo timore è ingiustificato. La nostra mente deve dominare soltanto i pensieri eterogeni e molesti, le tendenze riprovevoli, le futili preoccupazioni, le inutili apprensioni, ma deve dar lietamente libero passaggio a ogni bella idea, a ogni luminosa ispirazione, a ogni impulso elevato. Dato che noi possiamo prevedere gli effetti di una data lettura o di una data osservazione, della vista di una certa opera d’arte, dello studio di una certa filosofia, se non ci serviamo sistematicamente di queste previsioni per modificarci e migliorarci, la colpa è soltanto nostra.

Il silenzio dell’immobilità sospende la vita normale, sospende il lavoro utile, non ha alcuno scopo pratico. Tutta la sua importanza e il suo fascino vengono dal fatto che sospendendo la vita comune innalza l’individuo a un livello superiore, ove non è l’utilità ma è la conquista in sé che lo chiama. (Montessori)

Le applicazioni della psicosintesi sono in parte note, soprattutto quelle della psicosintesi individuale. Ricorderò rapidamente la sintesi di ciascuna funzione psichica, l’armonizzazione della funzione stessa. Anzitutto fra le varie emozioni, i vari sentimenti, inferiori e superiori (cosa non facile!). Nella mente, l’armonizzazione e l’equilibrio fra mente analitica, concreta, scientifica e mente sintetica, filosofica; anche qui in generale c’è più contrasto che armonia. Lo stesso, e ancor più, avviene nel campo della volontà; c’è un continuo contrasto fra vari impulsi e tendenze tra loro, e fra questi e la volontà, nel senso superiore. Solo quando si sia raggiunto non la perfezione, ma almeno una certa misura di sintesi entro ciascuna funzione si può attuare con qualche successo la sintesi fra le varie funzioni, fra quelle che in passato erano chiamate mente e cuore, fra la funzione del sentimento e la funzione intellettiva, conoscitiva; fra queste due e quella immaginativa; inoltre fra tutt’e tre e quella volitiva.

Un’altra sintesi necessaria è quella fra i vari livelli del nostro essere: inferiore, medio e superiore. Infine, la sintesi fondamentale è la sintesi fra Io e Sé.

Il nostro pensiero non è adeguato a ciò che va al di là del pensiero. Il pensiero umano è limitato alle sue categorie di tempo e spazio e quindi non ha voce in capitolo in ciò che è illimitato, infinito, eterno.

C’è una legge generale che dice che dove si porta l’attenzione là si sviluppano dei semi. Si può dire infatti che l’attenzione è come il sole che fa aprire i semi e sbocciare i fiori. La bacchetta magica è l’attenzione, sostenuta ed animata da un interesse vitale.

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