Tutti abbiamo bisogno di un posto al sicuro (Safe Place Technique)

La nostra esistenza in questo mondo, il nostro muoverci attraverso di esso attraverso il tempo e lo spazio, comporta un continuo scambio energetico da e verso di noi.

Quando ci troviamo in una situazione di benessere il nostro corpo e la nostra psiche traggono energia dall’ambiente circostante e, in un certo senso, ci “ricarichiamo”. Pensiamo ad una cena tra amici, un momento di relax ascoltando musica, una passeggiata in riva al mare o in un bosco.

fuel2.jpegQuando invece ci ritroviamo a dover svolgere un qualsiasi compito o, peggio, ci troviamo in difficoltà, siamo noi a cedere una parte più o meno cospicua della nostra energia, sia per compiere una determinata attività, sia per “tenere in piedi” la nostra psiche, preservandone la funzionalità attraverso strategie di coping, ossia tutte quelle strategie che utilizziamo, più o meno consciamente, in maniera “manageriale” per reagire all’ambiente che ci circonda e per far sì che esso “non ci faccia troppo male”. Pensiamo ad un difficile esame universitario, ad un lavoro che ci causa stress, ad una malattia nostra o dei nostri cari.

In quest’ultimo caso, spesso capita che ci troviamo a corto di energia perché il compito è troppo gravoso oppure perché, caso più frequente, siamo noi stessi ad essere “in riserva”.

Blog_Long_Term_Services-1508702926100.jpgLavorando con persone affette da malattia di Alzheimer, spesso capita di vedere che i loro familiari si trovino in una situazione di forte stress perché, se da un lato devono accudire il loro familiare in quello che, purtroppo, è un (più o meno) lento e inesorabile declino, dall’altra devono fare i conti con la loro fatica, le loro difficoltà, i loro sentimenti di tristezza e rabbia e una buona dose di senso di colpa. Quindi si ritrovano ad essere sballottati come una canoa in una tempesta, con il rischio continuo di colare a picco, se non adeguatamente supportati. Ecco perché è utile che lo stesso familiare faccia un proprio percorso terapeutico sia per gestire il proprio dolore e le proprie emozioni sia per acquisire tecniche e strategie di gestione delle stesse e di quelle del proprio familiare, in modo da rendere il caregiving (il fornire cura) meno faticoso possibile.

Cosa possiamo fare quando ci sentiamo a corto di energia e non riusciamo a trarne dall’ambiente che ci circonda?

Semplice. Ci “inventiamo” un luogo che ce la fornisca.

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Una scena del film “Al di là dei sogni” con il mitico Robin Williams

La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ci viene in aiuto con una tecnica immaginativa chiamata “il posto sicuro” o “Safe Place Technique”. Possiamo paragonare questa pratica ad un’auto-suggestione ipnotica o ad una pratica di training autogeno e consiste letteralmente nella creazione, attraverso l’immaginazione, di un nostro santuario mentale nel quale possiamo rifugiarci quando ne abbiamo bisogno per ricaricarci e tornare alle nostre faccende con rinnovato vigore. A differenza di un sogno ad occhi aperti, nel quale c’è soltanto una fuga da una realtà percepita come avvilente, stressante o minacciosa, il posto al sicuro diventa una strategia di coping funzionale perché ci permette appunto, attraverso il semplice ricordo di esso, di portare la sua energia benefica direttamente nel qui ed ora, in modo da poterla utilizzare per affrontare ciò che ci circonda.

Si tratta anche una tecnica multifattoriale perché, durante questa esperienza immaginativa, viene coinvolta non solo la componente visiva ma anche quella uditiva, cinestesica (le sensazioni tattili, termiche, gustative, olfattive del nostro corpo) e propriocettiva (cioè il sentire la posizione del nostro corpo in quel luogo), rendendo l’immersione più facile e più efficace.

Tecnica del posto sicuroRelaxed-een-baan-zoeken

  • Prendetevi un momento soltanto per voi durante la giornata, quando avete la possibilità di essere soli e tranquilli e trovate la posizione più comoda e confortevole (su un divano, un sedia, un tappeto oppure a letto). Mi raccomando, spegnete il cellulare!
  • Potete utilizzare della musica che vi accompagnerà durante quest’esperienza.
  • Durante il processo, un fattore importante è la respirazione: fate respiri lunghi e profondi, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca.
  • Immaginate un posto dove potete sentirvi calmi, pacifici e sicuri. Nel caso si tratti di un luogo in cui siete stati realmente, la cosa estremamente importante è che esso rimandi soltanto sensazioni e ricordi positivi. In caso contrario, cambiate immediatamente luogo, pensate ad un posto sognato o solo un posto tranquillo che potete creare con gli occhi della vostra mente.
  • Guardatevi intorno in quel luogo, notate i colori e le forme. Cos’altro notate? Potete provare anche a fare degli aggiustamenti di luce o colore.
  • Ora notate i suoni che vi circondano, o forse il silenzio. Sono suoni lontani o vicini a voi? Focalizzate quelli che sono più evidenti e quelli che lo sono di meno.
  • Pensate agli odori e ai sapori che avvertite.
  • Concentratevi su tutte le sensazioni della pelle: la terra sotto di voi o qualsiasi cosa vi supporti in quel luogo, la temperatura, qualsiasi movimento d’aria, qualsiasi altra cosa possiate toccare. Notate le piacevoli sensazioni fisiche nel vostro corpo mentre vi godete questo posto sicuro.
  • Ora, mentre siete nel vostro posto tranquillo e sicuro, potreste scegliere di dargli un nome, sia una parola o una frase che potete usare per riportare quell’immagine, ogni volta che ne avete bisogno.
  • Potete scegliere di soffermarvi un po’, godendovi solo la tranquillità e la serenità. Potete andarvene quando volete, solo aprendo gli occhi.

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E’ un’esperienza piacevole, non è vero? Pensate a quant’è bello poter portare quel benessere, quell’energia nella vita di tutti i giorni.

Se facciamo attenzione, il penultimo passaggio è fondamentale: con la pratica, non avremo neanche più bisogno di compiere l’intero processo ma potremo utilizzare soltanto la parola chiave o la musica che avete scelto come un “trigger”, un innesco, per poter sentire il benessere che deriva dal nostro posto sicuro. Questo può essere utile in tutte quelle situazioni in cui non abbiamo il tempo materiale per “staccare la spina” ma abbiamo comunque bisogno di una “spinta” o di un sollievo immediato.

Come tutte le tecniche psicologiche, il posto sicuro è UNA delle tante pratiche funzionali che possono essere imparate e rappresenta solo una parte di tutto un sistema di tecniche di sostengo che solo uno psicologo professionista può proporre in caso di una situazione di disagio psicologico che necessiti un intervento strutturato e completo, perché sia davvero utile alla persona.

 

Diego Ricci

Riferimenti:

Richard Bandler, John Grinder, La struttura della magia. 1981.

Rosen, S., La mia voce ti accompagnerà. I racconti didattici di Milton Erickson. Roma: Astrolabio, 1983

Danie Beaulieu,Eye Movement Integration Therapy: An introduction to the treatment of traumatic and distressing memories. 2003.

Shapiro, F., Lasciare il passato nel passato: tecniche di auto-aiuto nell’EMDR. 2013

 

 

 

 

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