Dipendenza, come funziona il meccanismo della “ricompensa”

Nella genesi di un problema di dipendenza, molteplici evidenze suggeriscono come sia implicato quello che viene definito circuito di reward (o “di ricompensa”). La dipendenza è figlia sia della psicologia in senso stretto, che della biologia.

Quando parliamo di circuito di ricompensa, parliamo di come funziona l’apprendimento umano. Apprendere dall’esperienza, per noi così come per gli animali, vuol dire rincorrere e ripetere quello che in noi produce sensazioni di gratificazione e benessere. Il nostro cervello, ogni qual volta sperimentiamo momenti di piacere (mediato dal cibo, dal sesso, dall’affetto, dal sentirsi a casa, ecc.), libera alcune sostanze che funzionano da rinforzo a quello stesso stimolo, rimarcandolo.

L’impronta mnestica

Insieme a questo meccanismo di rinforzo neurochmico, è coinvolta la memoria che imprime in modo potente l’esperienza nel ricordo del soggetto, per poterla in futuro ricercare e ricreare. L’evoluzione ci ha dotati di questo meccanismo per spingerci a ripetere esperienze per noi gratificanti, nella direzione del «meglio» per noi.

Questo è il motivo per cui ricordiamo così potentemente le prime volte (in una dipendenza, ma anche relativamente ad altri aspetti della nostra storia): le esperienze (soprattutto quelle potentemente gratificanti) si imprimono nei ricordi e ci fanno da faro nelle nostre esplorazioni future.

Capita spesso di osservare in chi usa sostanze, la ricerca e la volontà di tornare a quelle prime, bellissime esperienze, senza che questo possa avvenire nella realtà: la forza di quel ricordo, tuttavia, spinge a rimettere in atto, nuovamente, la ricerca di quel benessere. Questo avviene anche in senso relazionale: tendiamo a ricercare il meglio dei nostri passati incontri (un meglio soggettivo, ampiamente ritagliato entro le nostre storie di vita personali).

Ambivalenza e dipendenze

Il circuito di ricompensa viene chiamato così perché descrive il meccanismo di rinforzo di una determinata esperienza, che ci guida nel futuro, verso la sua ripetizione. Il problema di una dipendenza, però, sono gli effetti collaterali, spesso talmente gravi da far riconsiderare l’effettivo desiderare di quel piacere originario, che tra l’altro è difficilmente replicabile.

La persona esegue una valutazione dei pro e dei contro, arrivando spesso a uno stato di ambivalenza totale verso l’oggetto della propria dipendenza: la rincorre e ne gode spesso però, contemporaneamente, odiandola. Questo stato di ambivalenza può durare tantissimo, fino a che l’inganno non sia completamente disvelato, e l’esperienza riconsiderata.

Come dire: il circuito di reward ci spinge in quella direzione, ma la testa può aiutarci a cambiare rotta(biologia e psicologia vanno, come si diceva, insieme, ognuna capace di interferire con l’altra).

FONTE : http://m.ilsecoloxix.it/p/magazine/2017/04/04/ASbTuQrG-meccanismo_ricompensa_dipendenze.shtml

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