Terapia delle Gestalt e Psicoanalisi di (B. Bocian)

Condivido un interessante riflessione del collega B. Bocian come praticante terapeuta della Gestalt lo trovo interessante questo piccolo lavoro e riflessione sul corpo in terapia.

Analisi del carattere come fase di transizione di B. Bocian.

L’analisi del carattere dell’epoca che Perls studiò a lungo (1927 – 1933), era caratterizzata da Wilhelm Reich che continuava gli esperimenti di Sándor Ferenczi con la “tecnica attiva” e aveva pochissimo a che fare con la teoria reichiana dei blocchi e delle resistenze muscolari, con la quale ancora oggi viene spesso confusa dagli terapeuti della Gestalt. Era, di fatto, una variante della psicologia
dell’Io psicoanalitico in via di sviluppo.

Per noi è stato importante che a quell’epoca a Berlino si facessero dei
tentativi di ricomposizione delle scissioni percepite nel lavoro analitico e, in particolare, di quelle tra psiche e corpo, tra individuo e società, tra il
dentro e il fuori.

Wilhelm Reich estese l’interesse dal sintomo a tutta la persona, dal passato alla situazione attuale, dall’interesse quasi esclusivo per i contenuti raccontati e per le fantasie inconsce alla superficie fenomenologica, esperibile e osservabile. Il suo allievo Perls parlava nel 1947 di un’analisi fenomenologica (cfr. Quaderni di Gestalt, 2016/2).

Di pari passo al marcato interesse per il “come” (come raccontava e
come si relazionava il paziente) andava crescendo l’interesse per i processi corporei ed emozionali attuali, per i gesti corporei e per le emozioni preconsce.

L’analista iniziava a usare tutti i propri sensi, non esclusivamente l’orecchio, non ascoltava soltanto ma iniziava anche a vedere e col vedere faceva “entrare” i movimenti nella stanza della terapia: i movimenti psico-fisici (body-mind), i movimenti emotivi del paziente e dell’analista. In maniera crescente, entrava nel campo di osservazione quello che Daniel Stern definisce come “comunicazione implicita” che contiene e comunica spesso “materiale” importante, ricordi e messagi pre e non verbali, non simbolizzati, segni del passato nel presente (Perls parlava
di Gestalten del passato incompiute).

L’analisi del carattere inizia da ciò
che è esperibile, si muove dai fenomeni alle strutture, dalla figura allo sfondo: questo è ciò che i terapeuti della Gestalt definiscono “la profondità della superficie”.

I sensi, in qualche modo, sono finestre, porte aperte in due direzioni:
una è quella che permette di raggiungere la memoria, gli archivi del corpo, l’altra va verso il mondo esterno. I sensi, come per Goodman le “zone erogene” freudiane, sono «organi di contatto» (Bocian, 2009, p. 125). O, come il Filosofo Ludwig Feuerbach scriveva: «Il Leib (corpo vivente) non
è altro che l’Io poroso» (Feuerbach, 1975).

Wilhelm Reich, nel 1936, scriveva a sua moglie Anni Reich della sua
capacità di sentire i movimenti emotivi dei pazienti in anticipo. Reich la definisce «la mia capacità, quella che fa di me un analista del carattere:
sentire gli impulsi (Regungen) degli altri prima che siano diventati chiari».
(Reich, 1996 p. 59).

Questo ci ricorda le scoperte dei neuroni-specchio o un analista
Bioniano potrebbe parlare di rêverie.
Nell’approccio berlinese di Reich e degli altri Freudo-Marxisti, da un
lato psiche e corpo venivano nuovamente considerati come inter-dipendenti ed entrambi importanti (stava per nascere l’analista incarnato), dall’altro la
persona veniva nuovamente collocata in un ambito attuale, sociale e
politico.

Si trattava tendenzialmente dell’analisi del campo complessivo in
un tentativo di tenere insieme biologia, psicologia e sociologia, che
corrispondeva dichiaratamente alle intenzioni di Fritz Perls e Paul
Goodman nel 1951.

Fritz Perls, insieme con la moglie Laura, fu colui che, dopo l’espulsione di Wilhelm Reich e dopo l’emigrazione nel 1933, continuò a elaborare questi promettenti e avanguardistici inizi.

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