Se anche tu balbetti allora sei in buona compagnia.

Immaginereste mai  che : Marilyn Monroe,  Stalin, Churchill, Elvis Priesly, Nicole Kidman, Emily Blunt  erano balbuzienti? 

Eppure è cosi questi sono i dati della American Stuttering Fondation, di seguito un pdf in cui vengono ritratti i personaggi più famosi della storia, come erano e cosa fanno oggi.

La balbuzie è un disturbo del linguaggio, che diventa stentato e meno fluente. Colpisce l’1% della popolazione, compare nell’85% dei casi tra i 18 e i 42 mesi di età e colpisce i maschi quattro volte più delle femmine.

SINTOMI. Segni evidenti del problema sono: ripetizione di parti di parole o di intere frasi, prolungamenti di suoni, blocchi e interiezioni. Parlare implica il controllo e la coordinazione di oltre 100 muscoli contemporaneamente. Ecco perché lo studioso del linguaggio Martin Sommer ha paragonato la balbuzie al suono prodotto da un’orchestra disorganizzata: i singoli orchestrali suonano bene, nessuno strumento funziona male, ma manca il coordinamento delle singole parti che, attivandosi nel momento giusto, rendono possibile il parlare. Il balbuziente sa perfettamente ciò che vuole dire, ma non ci riesce.

CAUSE. Qualche decennio fa si pensava che la balbuzie fosse un problema legato all’emotività. Oggi si considerano una serie di concause. Uno studio americano pubblicato sul New England Journal of Medicine ha individuato tre geni responsabili del disturbo. La balbuzie ha una base genetica, come prova la forte familiarità: il 75% dei bambini che balbettano ha parenti balbuzienti. I fattori emozionali sono solo cause scatenanti in soggetti già predisposti. Ed è vero che la difficoltà a esprimersi aumenta quando i balbuzienti sono sotto pressione comunicativa, parlano al telefono o non si sentono a loro agio con l’interlocutore.

QUANDO INTERVENIRE. Se la balbuzie si manifesta in età prescolare, nel 10% circa dei bimbi sotto i quattro anni, si risolve spontaneamente in quattro casi su cinque entro un anno dall’insorgenza. Se persiste è bene interpellare gli specialisti, perché il problema non è da sottovalutare: chi balbetta diviene spesso una persona chiusa e con basso livello di autostima, il disturbo condiziona le scelte scolastiche e lavorative, a scapito della propria intelligenza e delle proprie capacità.

DIAGNOSI. La diagnosi va fatta, con l’aiuto del pediatra, verificando anamnesi, familiarità ed eventuali disturbi associati. La valutazione può prevedere il contributo di più figure: il neuropsichiatra infantile o il neurologo, per escludere la presenza di problemi organici, lo psicologo per il sostegno emotivo, il foniatra, che ha una competenza specifica sul coordinamento fonatorio, e il logopedista.

CURA. La terapia in media dura dai sei ai 12 mesi. È utile un approccio integrato: logopedia più aiuto psicologico. Il balbuziente lavorerà sul suo atteggiamento comunicativo e sulla gestione dell’ansia per esprimersi serenamente, con esercizi specifici a seconda di come si manifesta il disturbo, intervenendo in genere sulla respirazione e sull’organizzazione ritmica del linguaggio. La recitazione è un valido supporto per i balbuzienti (leggi: a chi balbetta fa bene un corso di teatro). Imparano a calarsi in personaggi diversi, con differenti modelli comunicativi: così riescono a esprimersi pienamente e più facilmente.

Vedi cosa fanno oggi questi personaggi.

Fonte: https://www.stutteringhelp.org/famouspeople

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