Mappa delle funzioni cerebrali Superiori

Gli studi di neuro-scienze hanno ormai stabilito che ogni comportamento è espressione di una funzione del cervello. Secondo questo principio la mente va considerata come il prodotto di un gruppo di funzioni cerebrali. L’attività elettrica e soprattutto l’attività chimica del cervello stanno quindi alla base anche di complesse manifestazioni cognitive e affettive come il pensiero, la memoria, i sentimenti, il linguaggio, le emozioni, ecc..


L’attuale visione del rapporto fra cervello e comportamento è emersa un secolo fa dalla fusione degli studi sperimentali di neuroanatomia, biochimica, fisiologia e psicologia e dallo sviluppo della istologia del sistema nervoso. La dottrina del neurone di Cajal, la dimostrazione di Galvani dell’attività elettrica dei neuroni, gli studi di Claude Bernard sulla trasmissione chimica dei messaggi nervosi e gli studi di Darwin furono fondamentali per dimostrare i rapporti fra aree cerebrali e funzioni superiori. All’inizio di questo secolo si svilupparono due teorie contrastanti: quella dei campi cerebrali associati e quella del connessionismo cellulare. La prima sosteneva che non esiste una localizzazione precisa delle funzioni mentali nel cervello, ma che la corteccia determina in modo unitario le funzioni cerebrali e qualsiasi area corticale è in grado di eseguire ogni funzione. L’altra teoria sosteneva che le manifestazioni del comportamento sono mediate da regioni cerebrali specifiche attraverso circuiti nervosi ben determinati.


Oggi è ormai chiaro che ogni area del cervello è specifica per date funzioni, anche se ogni funzione motoria, sensitiva e mentale segue più di una via nervosa, questo permette una compensazione in caso di lesione di ciascuna area. Sappiamo che la corteccia di ciascun emisfero è suddivisa in quattro regioni dette lobi, cioè i lobi frontale, parietale, temporale e occipitale. Ciascun lobo è specializzato per date funzioni.
Possiamo dire approssimativamente che il lobo frontale è più specializzato per programmare ed eseguire il movimento, quello parietale per la percezione delle sensazioni somatiche, quello occipitale per la visione, quello temporale per l’udito, l’apprendimento e la memoria. Ogni lobo presenta una serie di circonvoluzioni che formano i giri, separati tra loro dalle scissure. Sappiamo anche che ogni emisfero è in rapporto con la metà controlaterale del corpo e che i due emisferi non sono simmetrici e completamente equivalenti. Molto importanti sono anche le connessioni, archi nervosi che collegano fra loro le circonvoluzioni, i lobi e gli emisferi cerebrali garantendo un’armonia funzionale dell’attività delle varie regioni corticali. Distinguiamo le connessioni intraemisferiche da quelle interemisferiche. Fra le connessioni intraemisferiche distinguiamo quelle intralobari da quelle interlobari. Queste connessioni formano una massa di sostanza bianca, detta centro semiovale. Le più importanti sono: il fascio cingolato, i fasci longitudinali superiore e inferiore e il fascio uncinato. Le connessioni interemisferi che sono lamine di sostanza bianca formate da fibre nervose interposte fra i due emisferi. Sono il corpo calloso, la com-messura anteriore e la lamina terminale. L’importanza anatomica e funzionale di queste connessioni è provata dal fatto che alla loro formazione partecipa l’82% delle cellule corti¬cali, cioè quelle che non abbandonano il telencefalo.


La maggior parte delle conoscenze sulla localizzazione delle aree deputate al linguaggio è derivata dallo studio delle afasie. I classici studi del francese Broca, effettuati lo scorso secolo su traumatizzati cranici, hanno dimostrato che una lesione della porzione posteriore del lobo frontale sinistro (la cosiddetta area di Broca) causa un incapacità di esprimere verbalmente e di scrivere frasi di senso compiuto pur conservando la lucidità e la capacità di comprendere il linguaggio altrui. Questi studi dimostrarono inoltre che tale area è situata nell’emisfero dominante. Successivamente Wernicke dimostrò che una lesione della porzione posteriore del lobo temporale sinistro (la cosiddetta area di Wernicke) causa un’incapacità di comprendere il linguaggio scritto.

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