Preparazione dello psicologo che usa EMI

Considerazioni generali

L’esperienza con la EMI è diversa da quella con le terapie standard, sia per il cliente che per il terapeuta. Riattivando il sistema multisensoriale della memoria traumatizzante, la terapia non solo consente l’integrazione di quella memoria, ma, talvolta, suscita intense emozioni e iper arousal, provocati da alcuni aspetti del trauma stesso. Ciò può includere manifestazioni fisiche dell’intero spettro di risposte autonome, come paura, dolore e shock. Non dimentichiamoci che tali risposte fisiologiche, emotive e comportamentali, sono modalità che la psiche stessa attua per “difendersi” da un evento che non riesce a tollerare, compresa la dissociazione (Kazanxhi e Ricci, 2018). Ancora una volta, EMI non provoca queste reazioni: esse vengono semplicemente “rilasciate” dalle memorie che sono state registrate al momento del trauma ma che non sono state integrate. Così, quando il cliente dice di essere quasi svenuto al momento del suo incidente, il terapeuta dovrebbe essere preparato alla possibilità che egli riproponga tale “strategia” difensiva (Porges, 2001) durante l’EMI, esposta nel capitolo 2.

La nostra preoccupazione è che queste ri-esperienze possono esacerbare eventuali problemi di salute che il cliente può manifestare. Esistono diversi semplici meccanismi mediante i quali il cliente e il terapeuta possono limitare e controllare l’intensità dell’esperienza, se necessario. Ad esempio, in una buona stabilizzazione, preparazione e psicoeducazione, questi inconvenienti non dovrebbero verificarsi. I clinici dovrebbero sempre consigliare ai clienti che, se si verificano reazioni fisiche (ad esempio nausea, vertigini, vomito, ecc.), di solito sono di breve durata, fanno parte della rappresentazione mnemonica in questione e saranno probabilmente elaborati e integrati dai prossimi set oculari. Di contro, i terapeuti, conoscendo come possono funzionare queste modalità, devono stare bene attenti a non suggestionare il paziente. La struttura flessibile della EMI permette al cliente di trovarsi in una situazione di setting terapeutico dove può sentirsi al sicuro e avere il controllo, potendo scegliere egli stesso, secondo il Modello TDRS, i vari aspetti pratici delle stimolazioni oculari, come distanza, ritmo, velocità, direzione e ampiezza dei movimenti.

Preparazione del terapeuta

Un bravo terapeuta basa la sua efficacia non solo su una buona capacità tecnica, acquisita tramite una formazione costante e variegata, ma anche su un buon controllo del setting e, soprattutto, della sua stessa persona. Ricordiamo che, proprio a causa di ciò sul quale andremo a lavorare, ossia l’esperienza traumatica e le sue conseguenze sulla persona, “manipoleremo” del materiale che causerà sicuramente reazioni emotive intense alle quali, essendo comunque esseri umani, non resteremo indifferenti. Poniamo altresì l’accento sul fatto che, come terapeuti, dobbiamo in primi fornire al cliente una situazione nella quale egli si senta al sicuro e libero di affrontare il materiale traumatico perché riusciamo ad essere realmente efficaci nel nostro intervento. Quindi dobbiamo essere noi in primi ben preparati ad affrontare quello che potrebbe succedere durante l’incontro terapeutico.

Prima di affrontare la preparazione del cliente tramite in nostro modello di riferimento, il Modello SARI, ci sembra utile fornire alcuni consigli di base per la nostra preparazione come psicologi ad effettuare un trattamento EMI.

Setting

Dato che l’EMI sfrutta la stimolazione dei movimenti oculari, è bene che si presti attenzione a ciò che sarà nel campo visivo del cliente. Sarebbe bene che la parete verso la quale è rivolto il cliente sia di un colore il più possibile uniforme e che sia sgombra da quadri o qualsiasi oggetto che possa distrarre dai movimenti della mano del terapeuta. Questo è importante in particolare all’inizio del trattamento, o ogni volta che il contatto del cliente con la sua memoria è debole. Man mano che il contatto si intensifica, la maggior parte dei clienti diventa progressivamente resistente a distrazione.

Per quanto possibile, una stanza tranquilla è chiaramente preferita, in quanto il rumore in strada al di fuori di finestre aperte o rumori provenienti da stanze e corridoi adiacenti può interrompere il flusso del processo di integrazione e dovrebbe essere limitato quando possibile. Sebbene una volta che il cliente è immerso nel processo, sarà più abituato ai suoni ambientali e più difficilmente distraibile, a volte capita che il rumore di una macchina o di una porta che sbatte interferisca con il lavoro svolto. Questo tipo di stimolo ambientale può portare alcuni clienti a connettersi con i ricordi relativi allo stimolo esterno e, ad esempio, improvvisamente immaginare se stessi in una macchina o di fronte a una macchina. È come se alcuni clienti fossero estremamente sensibili a tutte le connessioni, generate internamente o esternamente, ed è importante riportare tali client a dove si trovavano appena prima dell’interruzione.

Posizione

Utilizzando la metafora del treno (“Adesso facciamo finta di essere su di un treno e di vedere le immagini del ricordo scorrere davanti al finestrino”), se il clinico è destrorso, si posizionerà sul lato destro del cliente, di fronte a lui e spostato verso sinistra. In questa posizione, la mano e il braccio estesi del terapeuta saranno direttamente di fronte al cliente, ma la sua faccia e il suo corpo saranno in gran parte da un lato. Naturalmente, se il terapeuta è mancino, il setup è invertito. È importante che il terapeuta si sieda comodamente, in modo che la sua fatica fisica durante lo svolgimento della sessione sia ridotta al minimo.

Abbigliamento

Poiché anche lo psicologo rientrerà nel campo visivo del cliente, egli dovrebbe essere consapevole che anche il suo abbigliamento potrebbe agire come una distrazione. Andrebbero evitati abiti sgargianti o eccessivamente vistosi, così come andrebbero tolti anelli, braccialetti, orologi e altri gioielli grandi e luminosi. Anche la presenza di caratteristiche fisiche dello psicologo, come cicatrici, eventuali cerotti o medicazioni, ecc., dovrebbe probabilmente essere affrontata, direttamente ma brevemente, in modo che la speculazione sulla natura del problema non agirà come una distrazione per il cliente.

Preparazione mentale dello psicologo

Dato che la forza di EMI sta nel bypassare il sistema cognitivo del cliente, arrivando direttamente all’attivazione della componente emotiva, biologica e multisensoriale, oltre che di quella meramente narrativa del disagio psicologico, è possibile che, durante il processo di integrazione esse si liberino in tutta la loro forza, provocando reazioni psicofisiche o comportamentali molto intense. Alcuni terapeuti, quando si allenano in EMI, assistono a una forte manifestazione di angoscia durante una dimostrazione e cominciano ad avere dubbi sulle loro capacità di far fronte a tali risposte nei loro clienti. Conoscere la gamma di possibili risposte e avere gli strumenti per affrontarle aumenterà la fiducia del clinico nell’offrire EMI ai suoi clienti. In realtà, tale fiducia è essenziale. Non dimentichiamoci che possiamo considerare anche il trauma, nella sua componente comportamentale, come un atto difensivo che non si è realizzato, perciò la via della guarigione può comportare la sua finalizzazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: