Eye Movement Therapy Italia & terapia dei movimenti oculari e integrazione

Nel 1989 il padre della EMI Therapy Steve Andreas  regala al mondo la EMI therapy una versione gentile dell’EMDR. Qui lo vediamo in azione con un veterano di guerra che soffre di PTSD. I ventidue movimenti oculari sono stati omessi, perchè bisogna apprenderli in un setting formativo e dopo un adeguato training. Dal lontano 1989 fino ad oggi molte cose sono cambiate proprio come successe con l’ EMDR, che negli anni si è evoluto sempre più passando dall’acronimo EMD (eye movement desentization) alla EMD- Reprocessing aggiunta dopo dalla Shapiro. Tutto ciò grazie al lavoro di molti terapeuti anche la EMI insegnata oggi si è evoluta integrando anche approcci diversi tra le quali l’ Ipnosi, Gestalt therapy  o il taping dell’EMDR.

Il protocollo  EMI Review  è un protocollo in cinque fasi insegnato in Italia dal Dr. Elton Kazanxhi  è un approccio molto più snello ed efficace per quanto riguarda sia l’elaborazione  di memorie traumatiche, sia per quanto riguarda il riprocessamento delle mappe mentali rigide che causano impedimenti alla crescita e al  cambiamento personale.

Una tecnica valida per molti professionisti della salute mentale perchè facilmente integrabile con il proprio approccio clinico.

 

 

 

Definizione e presentazione del corso EMI a Roma 2018

EMI (Eye Movement Integration Therapy) è una tecnica di derivazione Eriksoniana e PNL nasce in America intorno agli anni 1989 ad opera dei due coniugi Andreas. (Steve Andrea Master PNL e Connirae Andreas PHD). Fu Danie Bealieu PHD nel 2003 che diede lo sviluppo maggiore a questa metodica scrivendo un libro sulla EMI Therapy, dando cosi uno spessore teorico diverso non più circoscritto alla PNL e alla Ipnosi Eriksoniana, integrandola successivamente con le ricerche scientifiche basate sui movimenti oculari e le neuroscienze. Riferimento bibliografico principale: Danie Beaulieu, Eye Movement Integration Therapy (EMI), The Comprehensive Clinical Guide, 2003.

La EMI-Review è un protocollo eclettico rivisitato del (Dr. Kazanxhi 2017) in cui vengono integrate alcune metodiche di intervento psicotraumatologiche tra cui la EMI PNL, Sensomotory Therapy

Viene considerato un approccio terapeutico di cura psicologica utilizzato per il trattamento di diverse patologie e disturbi dello stress traumatico.
Il suo punto di forza è la capacità di rimappare gli abituali schemi neurali di pensiero causa della patologia e sintomi psico-emotivi attuali.

Ciò che lo rende efficace è la sua semplicità e l’immediatezza con cui si accede al mondo mentale del cliente per scovare; ricordi impliciti, pensieri disfunzionali, per poi
rielaborane il contenuto.

La particolarità di questo nuovo approccio a cinque fasi consiste nella ricerca per trovare il “Focal Spot” Punti focali “problematici” individuati nel campo visivo del cliente.

(I focal Spots) permettono di attivare le connessioni neurofisiologiche legate all’esperienza traumatica. L’individuazione dei focal spot in uno stato di mindfulness focalizzata e i ventidue movimenti oculari permettono di accedere e rielaborare in modo efficace e profondo l’esperienza nei suoi aspetti emotivi, cognitivi, sensoriali ed affettivi.

La EMI-R è una potente modalità di neuroprocessamento completamente integrabile con il proprio orientamento e la propria prassi terapeutica. Gli allievi del corso potranno apprendere la specifica metodologia per individuare i punti focali “problematici” e stimolare la capacità autoterapeutica insita nella persona.

Aperto a studenti di Psicologia – Psicologi e Psicoterapeuti.

Corso a numero chiuso per info e  iscrizioni
info: emineurotherapy@gmail.com ; Mobile 3295379300
www.trauma-terapia.info

 

 

 

Conoscere i traumi con “T” maiuscola da quelli con la “t” minuscola

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Traumi con la t maiuscola e minuscola ‐ I traumi possono essere legati a relazioni
traumatiche, soprattutto se vissute in età infantile e all’interno della famiglia. In psicologia è sempre stato importante identificare e focalizzarsi sugli eventi di vita
traumatici o con un grande impatto emotivo per capire i fattori che hanno contribuito allo sviluppo della patologia o disagio, che porta il paziente in terapia. Le terapie focalizzate sul ricordo come quelle ad esposizione immaginativa TCC, EMDR o EMI si focalizzano sulle esperienze traumatiche che hanno contribuito a sviluppare la patologia o il disagio presentato dal paziente. Il ricordo traumatico viene trattato terapeuticamente. Per spiegare meglio le conseguenze del trauma la Shapiro madre dell’EMDR scrive: “Chi soffre di PTSD cerca di evitare tutto ciò che gli ricorda l’evento traumatico, ma i pensieri che lo riguardano continuano comunque a comparire quando meno se l’aspetta. È evidente che nel cervello di tali persone l’esperienza negativa è immagazzinata in un modo altamente disturbante.
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Così, quando un veterano con PTSD ripensa a quanto gli è accaduto tre anni
prima in Iraq o in Afghanistan, lo può sentire nel proprio corpo, con i pensieri e le immagini presenti al momento dell’evento.

Questo perché la memoria è multisensoriale.

Un marine che ha partecipato a diverse missioni ed è stato testimone di molte perdite umane può essere

ossessionato da una morte in particolare. Quando ci pensa prova lo stesso senso di
impotenza, lo stesso dolore, lo stesso cordoglio e la stessa rabbia provati all’epoca, per cui reagisce nei confronti del mondo circostante con quelle emozioni.

In modo simile, se una persona violentata un anno fa o molestata cinquant’anni fa ha un PTSD, per lei il passato è ancora presente. Quando pensa a quello che le è successo, le sembra che tutto avvenga di nuovo, oppure le capita di provare paura e angoscia in presenza di certe persone o in certi luoghi.

Tuttavia, indipendentemente dall’epoca in cui ha avuto luogo l’evento e dalla cronicità dei sintomi, non è detto che il PTSD debba essere permanente.

Su questo punto i risultati della ricerca sono chiari. Un altro elemento importante è che, benché una diagnosi formale di questo disturbo presupponga un trauma maggiore, come l’aver subito una rapina o una violenza, recentemente un gran numero di studi ha dimostrato che le esperienze della vita quotidiana, come i problemi di coppia o quelli di disoccupazione, possono produrre esattamente lo stesso numero di sintomi o meglio direi sindrome del PTSD, e talvolta di più.

SOCIETA'EUROPEA PER LO STUDIO DELLO STRESS
Questa scoperta contiene importanti implicazioni per noi tutti: dimostra che non esiste
una linea di demarcazione netta tra tipi di eventi, né tra sintomi. Come a coloro che
soffrono di PTSD, qualche volta è capitato a tutti di sentirsi ansiosi, spaventati, nervosi o
isolati dagli altri, di avere pensieri di cui è difficile sbarazzarsi, sensi di colpa o sogni
disturbanti.

Per qualcuno si tratta di reazioni basate sulla situazione del momento, per cui quello di cui hanno bisogno è riflettere e trovare le informazioni necessarie ad affrontarla. In altri i sintomi si dileguano non appena la situazione cambia. Ma in molte persone si presentano spesso oppure senza alcun motivo apparente.

Generalmente ciò segnala l’esistenza di ricordi non elaborati sottostanti, che di quei sintomi sono la causa. Tali ricordi possono essere identificati e trattati.

Pertanto è utile tener presente che, qualunque sia l’emozione, la convinzione o il comportamento negativo persistente che da tempo ci affligge, non è la causa della sofferenza, ma il sintomo.

La causa è probabilmente il ricordo o le esperienze sfavorevoli avuti nella infanzia che scatenano queste reazioni.

Alla base dei sintomi negativi come della salute mentale ci sono i ricordi. Ciò che fa la differenza è il modo in cui sono stati immagazzinati nel cervello. Se non sono stati elaborati, possono spingerci a reagire in maniera eccessiva o a comportarci in un modo che danneggia noi e chi ci sta vicino. Se invece sono stati ‘elaborati’, ci permettono di avere reazioni adeguate che vanno a beneficio nostro e di chi amiamo.”
Dr. Elton Kazanxhi

Adattato è

tradotto per l’associazione AIPA Italia e EMI Italy

IL TRAUMA NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI: LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

images (13)IL TRAUMA NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI:

LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO

Raija-Leena Punamaki

Coordinatrice della sezione “Bambini, Adolescenti e Trauma” dell’European Society for Traumatic Stress Studies (ESTSS)

Dipartimento di Psicologia 330014 Università di Tampere Finlandia

Articolo tratto dal sito ESTSS

EMI ITALY

http://www.trauma-terapia.info

a cura di Dr.Elton Kazanxhi

La maggior parte di noi concorda sul fatto che il trauma non ha un effetto salutare per bambini, adolescenti e ogni altro essere vivente. Siamo convinti anche che l’infanzia dovrebbe essere dedicata al divertimento, all’apprendimento e alla sperimentazione senza pesi eccessivi e l’adolescenza alla pianificazione del futuro e all’apprendimento dei valori umani. Esperienze di minaccia, di pericolo e traumatiche sono quindi in netto contrasto con uno sviluppo ottimale dei bambini e degli adolescenti. L’unità operativa della ESTSS: Bambini, Adolescenti e Trauma ha lo scopo, tra le altre cose, di rivedere la ricerca concernente il trauma e la salute e lo sviluppo dei bambini e condividere le conoscenze con i professionisti che lavorano con bambini. Questo articolo contribuisce a ciò esaminando il ruolo degli aspetti dello sviluppo nelle esperienze traumatiche e analizzando gli effetti del trauma sulla salute mentale e sullo sviluppo cognitivo e socio-emotivo di bambini e adolescenti. Le linee guida utili per aiutare i bambini traumatizzati enfatizzano l’importanza in età dello sviluppo, dei processi simbolici e dei comportamenti genitoriali nel comprendere come il trauma incida su di loro (APA, 1994; NICE, 2005). Siamo tutti consapevoli dell’importanza degli aspetti dello sviluppo, ma non abbiamo un’idea chiara sul modo in cui sviluppare la conoscenza relativa allo sviluppo all’interno della ricerca sul trauma, al suo trattamento e alla guarigione. In questo articolo suggerirò tre modi per concettualizzare in modo pratico le tappe dello sviluppo. Primo, i bambini procedono attraverso stadi di sviluppo influenzati biologicamente e culturalmente (per es. età prescolare ed adolescenza) che li prepongono a compiti qualitativamente differenti e sempre più impegnativi.

Ogni stadio di sviluppo può sia rendere i bambini particolarmente vulnerabili sia dotarli dei fattori protettivi essenziali contro le condizioni traumatiche. Secondo, lo sviluppo dei bambini procede su molteplici livelli e l’esposizione al trauma quindi influisce comprensibilmente sui campi dello sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale, sociale e psicofisiologico. Terzo, l’aspetto relazionale dell’impatto traumatico è particolarmente saliente per i bambini, poiché loro sono molto dipendenti dai loro genitori e da altri membri della famiglia per la loro sicurezza e poiché la famiglia tipicamente risponde come sistema al trauma.

Stadi di sviluppo

Lo sviluppo del bambino procede per stadi, ognuno dei quali fornisce ai bambini alcuni compiti fondamentali tra cui l’acquisizione di una regolazione delle emozioni equilibrata e di un ragionamento morale complesso. Si può ipotizzare che, quando il trauma si presenta in determinate fasi dello sviluppo, ci siano rischi gravi esclusivamente per le abilità appena acquisite e per le capacità che i bambini stanno imparando.

La tabella 1 presenta in modo riassuntivo i compiti di sviluppo durante la prima infanzia, come un bambino ai primi passi, nella media infanzia e nell’adolescenza e corrispettivamente i modi in cui il trauma genera un rischio a queste conquiste nello sviluppo.

Stadi di

sviluppo

Compiti fondamentali

Effetto del trauma

Periodo neonatale

*Relazione reciproca genitore-figlio

*Stili di attaccamento insicuro (evitante o ambivalente)

*Imitazione ed esplorazione dell’ambiente

*Genitori iper-protettivi

Prima infanzia

*Appropriarsi di altri ruoli

*Incomprensibilità della violenza umana

*Memoria autobiografica

*Evitamento di ricordi traumatici che si possono generalizzare

*Empatia e teoria della mente

*Perdita di controllo e ritorno ad espressioni precedenti (regressione)

*Espressione e controllo delle emozioni

*Paura di espressioni simboliche

Pubertà

*Raggiungimento di apprendimenti e si inizia a ragionare in modo sofisticato

*Pensieri intrusivi interferiscono con l’apprendimento

*Problemi di concentrazione

*Consapevolezza delle proprie emozioni e motivazioni e di quelle degli altri

*Interferenza con lo sviluppo di empatia

*Amicizia e relazioni con i coetanei

*Questioni complesse diventano bianche e nere

Adolescenza

*Ragionamento morale e pensiero ipotetico ed astratto

*Pericolo e minacce sono concrete e interferiscono con i potenziali ragionamenti

*Pianificazione del futuro

*Senso di sconfitta e perdita di prospettive future

*Relazioni intime

*Intimità evoca memorie represse, appiattimento

*Credenza onnipotente circa le proprie capacità

*Assunzione di comportanti arischio ed essere immuni al pericolo

Infanzia (periodo neonatale) e prime relazioni diadiche

All’inizio si credeva che i neonati e i bambini ai primi passi sarebbero stati protetti dalle condizioni traumatiche poiché essi non comprendono la severità del pericolo (Keppel-Benson & Ollendick, 1993). La ricerca relativa alla salute mentale dei bambini non conferma questa visione. Al contrario, i bambini molto piccoli rispondono al trauma e ne sono affetti. La conoscenza relativa alle abilità cognitive altamente avanzate dei bambini, come ad esempio il riconoscimento delle emozioni e la discriminazione delle parole che li rendono maggiormente vulnerabili in un ambiente non protetto, è in aumento (Colombo, 2001; Stager & Werker, 1997). Fondamentalmente, durante il primo anno di vita non è solo la maturazione neurobiologica che influenza i processi psicosociali, ma lo sono anche le esperienze sociali importanti dei bambini, in particolare le interazioni con i caregiver, modificano la struttura del cervello e l’organizzazione funzionale, che rendono le precoci relazioni familiari vitali per lo sviluppo del bambino (Cicchetti, 2002). Ci sono sempre più prove sul fatto che i bambini molto piccoli reagiscano e registrino l’atmosfera familiare, lo stato d’animo della madre e le espressioni facciali (Shore, 2003). In maniera simile, possiamo supporre che i bambini si accorgano della paura dei genitori traumatizzati e di un’atmosfera genitoriale minacciosa.

Shore (2003) suggerisce che i bambini rispondano agli eventi traumatici in due differenti modi, attraverso l’iper-arousal e la dissociazione. L’iper-arousal nasce come una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo in cui la componente simpatica del sistema nervoso autonomo (SNA) è fortemente attivata. Come conseguenza, i bambini manifestano battito cardiaco e pressione sanguigna elevati, respiro intenso ed esprimono sofferenza psicologica attraverso pianto e grida. Lo stato di paura e terrore è mediato dall’iper-attivazione simpatica, che si riflette su elevati livelli di ormone dello stress, fattore di rilascio della corticotropina, che a turno regola l’attività della noradrenalina e della adrenalina. L’evidenza è disponibile negli alti livelli di ormoni HPA-stress tra i bambini piccoli (che stanno compiendo i primi passi) che furono trascurati e traumatizzati alla nascita (Carlson & Earls, 2001). Nel pattern di risposte dissociative, i bambini traumatizzati si allontanano dagli stimoli esterni e dalla comunicazione umana per ritirarsi nel proprio mondo. Ci sono prove circa neonati altamente traumatizzati che guardano lontano con uno sguardo fisso e che non rispondono agli stimoli umani (Scheeringa & Zeanah, 2001). Nell’infanzia, esperienze provocatorie emotive di paura e orrore sono codificate nella memoria implicita che non richiede codifica o immagazzinamento cosciente (Conway & Playdell-Pearce, 2000). Esperienze minacciose precoci non sono quindi disponibili come ricordi episodici e narrativi, ma è piuttosto la memoria procedurale a dominare l’esperienza del trauma (Crittenden, 1999).

Bambini ai primi passi ed età pre-scolare

Intuitivamente i processi simbolici sembrano essere importanti nel recupero da un trauma poiché i bambini,  specialmente quelli che stanno imparando a muovere i primi passi e quelli non ancora in età scolare a cui piacciono le favole, sono al culmine del gioco simbolico e comunicano con animali e figure di fantasia (Bretherton, 1984). Ancora, i pensieri simbolici e metaforici non terminano durante il periodo dell’infanzia; potrebbero diventare piuttosto latenti per un po’ di tempo e formare un contesto di esperienze psicologiche più grande durante l’adolescenza e nell’età adulta. Ci sono alcune prove sul fatto che l’esposizione al trauma renda i processi simbolici particolarmente vulnerabili nei bambini piccoli e in età prescolare. Questi stessi processi, quando rimangono intatti o funzionali, proteggono la salute mentale del bambino da un impatto negativo del trauma. Il gioco traumatizzato ha qualità distinte, come l’inflessibilità, i rituali, un’atmosfera di minaccia e temi ripetitivi legati al trauma che mancano di tematiche di repertorio, cambiamenti, sfumature e repertori di espressioni emotive (Punamaki, 1997). Un aspetto rilevante degli interventi per i bambini traumatizzati è l’incoraggiamento a disegnare i propri ricordi dolorosi e riportarli alla mente in giochi simbolici, storie metaforiche e fiabe e riproporre i propri incubi in condizioni terapeutiche e sicure. C’è quindi la credenza che i processi simbolici dei bambini funzionino come una sorta di pratica di auto-guarigione, ma le comprensioni teoriche di questo, così come le evidenze empiriche sono scarse.

Incubi, terrori notturni e sogni ansiosi sono comuni tra i bambini piccoli e sono considerati parte del disturbo post- traumatico da stress (PTSD). Gli incubi comprendono scene altamente vivide e terrificanti ma sono privi di caratteristiche narrative come la storia del sogno, le scene, i protagonisti, le emozioni e i messaggi. I bambini piccoli di solito fanno sogni stressanti relativi al trauma che poi si generalizzano agli incubi su mostri e a minacce alla loro vita (APA, 1994; Punamaki, 1998). I bambini si svegliano nel bel mezzo di sogni orribili e hanno un forte senso somatico, psicologico, motorio di spavento. I bambini fortemente traumatizzati in genere fanno sogni senza contenuto (ad esempio, “Ho visto un serpente nel mio sogno”) e i loro sogni spesso comprendono persecuzione, ostilità e lesioni nell’ articolo suggerirò tre modi per concettualizzare in modo pratico le tappe dello sviluppo. Primo, i bambini procedono attraverso stadi di sviluppo influenzati biologicamente e culturalmente (per es. età prescolare ed adolescenza) che li prepongono a compiti qualitativamente differenti e sempre più impegnativi.

Ogni stadio di sviluppo può sia rendere i bambini particolarmente vulnerabili sia dotarli dei fattori protettivi essenziali contro le condizioni traumatiche. Secondo, lo sviluppo dei bambini procede su molteplici livelli e l’esposizione al trauma quindi influisce comprensibilmente sui campi dello sviluppo cognitivo, emotivo, comportamentale, sociale e psicofisiologico. Terzo, l’aspetto relazionale dell’impatto traumatico è particolarmente saliente per i bambini, poiché loro sono molto dipendenti dai loro genitori e da altri membri della famiglia per la loro sicurezza e poiché la famiglia tipicamente risponde come sistema al trauma.

Shore (2003) suggerisce che i bambini rispondano agli eventi traumatici in due differenti modi, attraverso l’iper-arousal e la dissociazione. L’iper-arousal nasce come una reazione di allarme nei confronti della paura e del pericolo in cui la componente simpatica del sistema nervoso autonomo (SNA) è fortemente attivata. Come conseguenza, i bambini manifestano battito cardiaco e pressione sanguigna elevati, respiro intenso ed esprimono sofferenza psicologica attraverso pianto e grida. Lo stato di paura e terrore è mediato dall’iper-attivazione simpatica, che si riflette su elevati livelli di ormone dello stress, fattore di rilascio della corticotropina, che a turno regola l’attività della noradrenalina e della adrenalina. L’evidenza è disponibile negli alti livelli di ormoni HPA-stress tra i bambini piccoli (che stanno compiendo i primi passi) che furono trascurati e traumatizzati alla nascita (Carlson & Earls, 2001). Nel pattern di risposte dissociative, i bambini traumatizzati si allontanano dagli stimoli esterni e dalla comunicazione umana per ritirarsi nel proprio mondo. Ci sono prove circa neonati altamente traumatizzati che guardano lontano con uno sguardo fisso e che non rispondono agli stimoli umani (Scheeringa & Zeanah, 2001). Nell’infanzia, esperienze provocatorie emotive di paura e orrore sono codificate nella memoria implicita che non richiede codifica o immagazzinamento cosciente (Conway & Playdell-Pearce, 2000). Esperienze minacciose precoci non sono quindi disponibili come ricordi episodici e narrativi, ma è piuttosto la memoria procedurale a dominare l’esperienza del trauma (Crittenden, 1999).

scritto per l’ AIPA (Associazione Italiana di Psicotraumatologia avanzata)

È possibile dimenticare il trauma infantile?

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La stampa popolare ha riportato molte storie su adulti che improvvisamente ricordano di essere stati abusati da bambini. Alcuni resoconti dei media hanno sottolineato le circostanze insolite o il contenuto di tali ricordi recuperati, mentre altri rapporti hanno dichiarato che il “recupero” dei ricordi di abuso è falso per una serie di motivi. Poco sulla stampa, tuttavia, ha affrontato la scienza relativa ai ricordi del trauma infantile.

È possibile dimenticare il trauma infantile?

Le persone dimenticano nomi, date, volti e persino interi eventi per tutto il tempo. Ma è possibile dimenticare esperienze terribili come lo stupro? o il fatto di essere stati picchiati? La risposta è sì – in determinate circostanze. Per più di cento anni, medici, scienziati e altri osservatori hanno riferito la connessione tra il trauma e l’oblio. Ma solo negli ultimi 10 anni gli studi scientifici hanno dimostrato una connessione tra il trauma infantile e l’amnesia.

La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che i ricordi dell’infanzia e della prima infanzia – meno di due o tre anni – siano improbabili da ricordare. La ricerca mostra che molti adulti che ricordano di essere stati abusati sessualmente da bambini hanno vissuto un periodo in cui non ricordavano l’abuso. Gli scienziati hanno anche studiato le vittime dei bambini al momento di un evento traumatico documentato, come gli abusi sessuali, e poi hanno misurato la frequenza con cui le vittime dimenticano questi eventi man mano che diventano adulti. Hanno scoperto che alcune persone dimenticano le esperienze traumatiche che hanno avuto durante l’infanzia, anche se è stato accertato che gli eventi traumatici si siano effettivamente verificati.

Cosa fa si che alcune persone  ricordino eventi traumatici anche dopo tanti anni?

Al momento di un evento traumatico, la mente memorizza e fa  molte associazioni con i sentimenti, i luoghi, i suoni, gli odori, il gusto e il tatto.

Successivamente, sensazioni simili potrebbero innescare un ricordo dell’evento.  (Trigger). Mentre alcune persone ricordano per la prima volta eventi traumatici del passato durante la terapia, altre persone iniziano ad avere ricordi traumatici fuori  dalla terapia.

Ci sono molte   esperienze  che possono innescare il richiamo del evento traumatico. Leggendo storie sul trauma di altre persone, guardando programmi televisivi che descrivono eventi traumatici simili all’esperienza passata dello spettatore, vivendo un evento inquietante nel presente, o a tavola con la famiglia improvvisamente affiora un ricordo terribile.

I ricordi recuperati sono sempre accurati?

Gli scienziati ritengono che i ricordi recuperati – compresi i ricordi recuperati del trauma infantile – non siano sempre accurati. Quando le persone ricordano il trauma infantile e poi dicono che la loro memoria era sbagliata, non c’è modo di sapere quale memoria fosse accurata – quella che afferma che il trauma è accaduto o quello che afferma di non averlo fatto.

Le false memorie?

Una grande quantità di ricerche di laboratorio che coinvolgono persone normali in situazioni quotidiane dimostra che la memoria non è perfetta. Le prove dimostrano che la memoria può essere influenzata da altre persone e situazioni; che le persone possono inventare storie per colmare le lacune della memoria e che le persone possono essere persuase a credere di aver sentito, visto o vissuto eventi che non sono realmente accaduti. Gli studi rivelano anche che le persone che hanno ricordi imprecisi possono fortemente credere che siano vere.
Che tipo di trattamento è utile per trattare il  trauma precoce?

I Trattamenti focalizzati sul trauma  che funzionano sono:  CBT – EMDR- EMI- NET  questi approcci hanno dato dei  buoni risultati anche se non sempre sono indicati per ogni tipo di persona. È importante che Psicologi  e Psicoterapeuti e altri operatori sanitari inizino un piano di trattamento approfondendo bene la storia della persona. Bisogna fare una buona anamnesi  inclusa la  storia di traumi fisici e psicologici. Bisogna conoscere i dettagli delle esperienze traumatiche e alcuni dei loro possibili effetti poi formulare un approccio terapeutico che potrebbe ridurre i sintomi e migliorare il funzionamento quotidiano.
Come funzionano le terapie  focalizzate sul Trauma?

Il punto di ogni approccio è  far sì che le persone ricordino  l’esperienza ma senza che questa possa più indurre sentimenti ed emozioni disturbanti nel presente. Le persone non hanno bisogno di ricordare ogni dettaglio per poter guarire. Piuttosto, l’obiettivo della  terapia psicologica è aiutare le persone ad acquisire autorità sui loro ricordi e sentimenti legati al trauma, in modo che possano andare avanti con le loro vite. Per fare questo.

Sia nella terapia EMDR che  nella EMI therapy   il terapeuta  dopo avere fatto una prima fase di anamnesi, raccolta delle informazioni, stabilizzazione e psicoeducazione (dove si insegnano al cliente strategie di coping su come fronteggiare le emozioni negative)   Si concordano da cosa partire e quale ricordo trattare sempre secondo una valutazione da quello peggiore a quello di minore impatto .

Nel protocollo  EMI  si chiedono al cliente di ricordare l’evento e assieme con il terapeuta si ricavano dal registro della memoria:

  • l’immagine peggiore della scena o fotogramma. Secondo la  PNL la memoria è multisensoriale quindi registra le informazioni  proveniente dall’ambiente secondo diverse modalità che possono essere :  visive,  auditive o cinestesiche   (Bandler Grinder 1978)
  •  Si chiede la cognizione negativa, o parole negative
  • Le emozioni e sensazioni  provate durante l’evento
  •  Si cerca tramite  una procedura chiamata (Focal spotscanning a mano aperta ,  in quale punto del campo visivo il cliente sente più fastidio e poi si  da avvio ai ventidue movimenti oculari, che hanno il compito di riprocessare le informazioni contenute in  memoria.

Nella terapia EMDR si fanno seguire al cliente i movimenti oculari bilaterali e si usa anche la stimolazione detta tapping tattile o uditivo.

Sia per  EMDR che per la EMI i movimenti  oculari  sono in grado di  accedere al trauma e riprocessarlo integrando le informazioni che sono rimaste congelate in una delle modalità visive – auditive o cinestesiche.

Qual è il ruolo del terapeuta di fronte ai ricordi traumatici?

Una buona terapia non dovrebbe creare o rafforzare false credenze, ma non tocca di certo la terapeuta chiarire se si siano verificate oppure no. I terapeuti competenti si rendono conto che il loro compito non è quello di convincere qualcuno di un certo insieme di credenze, ma di lasciare che la realtà si svolga per ciascuna persona in base alla propria esperienza, interpretazione e comprensione. La terapia  è utile quando fornisce un ambiente neutro e di supporto per la comprensione di se stessi e del proprio passato.

Cosa devo fare se penso di aver subito abusi?

Le persone a volte sospettano che possano essere state abusate da bambini, ma non possono ricordare chiaramente eventi o vengono dette cose che contraddicono i loro ricordi. I terapeuti addestrati possono offrire agli individui l’opportunità di guardare obiettivamente ai loro sospetti, prendere in considerazione spiegazioni alternative per i loro sentimenti e informarsi sul modo in cui la memoria funziona.
L’obiettivo della terapia è quindi quello di affrontare le preoccupazioni generate dai clienti riguardo a possibili abusi sessuali nell’infanzia, per aiutare a chiarire le questioni relative a tali preoccupazioni, per risolvere sentimenti o modi di comportarsi che potrebbero essere dovuti a tali esperienze o preoccupazioni traumatiche e aiutare ogni cliente a spostare la propria attenzione dal passato al presente e oltre.

Questa informazione si basa su un documento intitolato Childhood Trauma Remembered: un rapporto sulla base di conoscenza scientifica attuale e le sue applicazioni , preparato da ISTSS.

tradotto e adatto da Elton kazanxhi

Cos’è la dissociazione? Definizione, sintomi, trattamento

Dr.Elton Kazanxhi

Psicologo – Psicotraumatologo 

TRAINER EMI -R  Vice-Presidente EMDR ALBANIA. 

Practitioner EMDR Europe – MEMBER ESTSS – ISTSS

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La dissociazione può essere definita come interruzione di aspetti di coscienza, identità, memoria, azioni fisiche e / o ambiente. Quando una persona sperimenta sintomi di dissociazione gravi, può essere diagnosticata una malattia dissociativa. I segni e i sintomi specifici della dissociazione per una data persona variano a seconda del tipo di disturbo dissociativo che sperimentano Quando i sintomi di dissociazione diventano gravi, possono interrompere la vita quotidiana.

 

Il seguente elenco di disturbi dissociatici delinea i quattro disturbi definiti:

 

Cause della dissociazione

Le cause della dissociazione includono tipicamente traumi, traumi spesso prolungati, come abusi sessuali o fisici, durante l’infanzia. Lo stress della guerra o disastri naturali può anche causare dissociazione. La dissociazione è più comune nei bambini, motivo per cui questo particolare comportamento si sviluppa spesso durante l’infanzia. La dissociazione è un’abilità di coping utilizzata per separare la persona dagli eventi traumatici e dai ricordi degli eventi traumatici. I bambini trovano particolarmente facile “uscire da se stessi” mentre la loro identità si sta ancora formando. La dissociazione può essere aggravata durante i periodi di stress, anche in età adulta, in coloro che hanno imparato questa abilità di coping.

Sintomi di dissociazione

I sintomi della dissociazione sono diversi a seconda del tipo di dissociazione che la persona sperimenta. Alcuni dei sintomi di dissociazione definiti dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione(DSM-5) sono:

  • Una grande incapacità di ricordare eventi rilevanti per il proprio interesse in un modo che non può essere giustificato dall’oblio o da una condizione medica (amnesia)
  • Confusione e stordimento vaghezza (noto come fuga dissociativa)
  • Due o più identità o tratti di personalità all’interno di una singola persona
  • Trasferimento del controllo comportamentale su ciascuna identità
  • I sentimenti che gli oggetti nel mondo esterno stanno cambiando di forma e dimensioni
  • Sentire che le persone sono automatizzate e inumane


Quando una persona sperimenta un disturbo dissociativo, questi sintomi causano un significativo disagio o compromissione in importanti aree di funzionamento come a scuola o interpersonalmente.

Segni di dissociazione

Vi sono segni di dissociazione in aggiunta ai suddetti sintomi di dissociazione. I segni di dissociazione includono:

  • Problemi di salute mentale come depressione, ansia e pensieri e azioni suicidi
  • Un senso di distacco da se stessi; vedere la propria vita come se fosse un film
  • Un senso di identità poco chiaro
  • Stress significativo o problemi nelle relazioni, nel lavoro o in altre aree importanti della tua vita
  • Una presenza di più persone che parlano o vivono nella tua testa, o una sensazione di possesso da parte di un’altra identità


Segni e sintomi di dissociazione possono accadere per momenti o durare per anni.

Il Trattamento Psicologico della dissociazione

Il trattamento primario per la dissociazione è insegnare abilità di coping , la riabilitazione consiste in una psicoeducazione , stabilizzazione infine la psicoterapia (a volte chiamata terapia “talk therapy).

Durante la terapia le tue esperienze di dissociazione saranno discusse e verranno insegnate nuove tecniche di coping.

Una volta che le nuove tecniche di coping sono state apprese e sono efficaci, il trauma iniziale che ha causato l’inizio dei sintomi di dissociazione sarà probabilmente discusso nel tentativo di affrontarlo e superarlo.

Farmacoterapia i medici psichiatri americani prescrivono farmaci per aiutare ad affrontare alcuni dei dissociativ symptoms. I farmaci che possono essere prescritti sono:

  • Ansiolitici (farmaci anti-ansia)
  • antidepressivi
  • antipsicotici
  • anticonvulsivanti

SCRITTO PER IL GRUPPO ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOTRAUMATOLOGIA

http://www.trauma-terapia.org

Eye Movement Integration Therapy Italia

PENSO CHE SIAMO ORMAI DI FRONTE

AD UNA NUOVA ERA DELLA PSICOLOGIA

– Robert Scaer, MD,” The Trauma Spectrum “

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 (Eye Movement integration therapy

EMI è una tecnica di derivazione Eriksoniana e PNL nasce in America intorno agli anni 1989 ad opera dei due coniugi Andreas. (Steve Andrea Master PNL e Connirae Andreas PHD). Fu Danie Bealieu PHD nel 2003 che diede lo sviluppo maggiore a questa metodica scrivendo un libro sulla EMI Therapy, dando cosi uno spessore teorico diverso non più circoscritto alla PNL e alla Ipnosi Eriksoniana, integrandola successivamente con le ricerche scientifiche basate sui movimenti oculari e le neuroscienze.

Riferimento bibliografico principale: Danie Beaulieu, Eye Movement Integration Therapy (EMI), The Comprehensive Clinical Guide, 2003

EMI-R (Eye Movement Integration Reprocessing)

(Dr.Kazanxhi 2017)

EMI-R è un protocollo evoluto eclettico e personalizzato del (Dr. Kazanxhi 2017) in cui vengono inserite alcune metodiche di intervento tra cui la teoria cognitiva HIP (Human Information Processing)   -PNL-EMI-Therapy. 

Il metodo EMI-R  viene considerato un approccio terapeutico  preventivo-abilitativo e riabilitativo di cura psicologica e viene utilizzato per il trattamento di diverse patologie e disturbi dello stress traumatico.

Il suo punto di forza  sono i ventidue movimenti oculari che permettono fin da subito  una maggiore capacità di elaborare le informazioni non elaborate e pregnanti di carica emotiva. La EMI agisce direttamente sul cervello limbico sede delle emozioni decondizionando e integrando informazioni non elaborate (l’amigdala sede delle emozioni viene de-condizionata dagli apprendimenti precedenti del passato)

E’ il processamento delle informazioni  negative archiviate nella memoria che ne fa della  EMI un protocollo efficace. Quello che sappiamo oggi grazie alle neuroscienze è che i movimenti oculari  studiate nella PNL attivano zone fisiche specifiche del cervello.

Time.Brain

Molte informazioni negative come Immagini-Suoni Parole-Odori-Sapori- possono rimanere congelate e non integrate nel  nostro sistema visivo ( cervello).  Sono queste informazioni “inconscie” che causano  lo stress psicologico e attivano un disequilibrio energetico emozionale. Queste informazioni congelate sono facilmente visibili  all’occhio esperto di un Psicologo- EMI nella fase del “scanning a mano aperta” dove  il terapeuta cerca di verificare il punto esatto dove è contenuto il trauma o lo “spot” zona specifica  problematica.

Ciò che lo rende efficace è la sua semplicità e l’immediatezza con cui si accede al mondo mentale del cliente per scovare; ricordi impliciti, schemi di pensieri disfunzionali e rielaborarne il contenuto.

Eye movement Integration è il protoccollo originale di Danieu Beanliue ma  la EMI-R cos’è?

Ho sempre pensato che le tecniche si evolvono nel tempo, rivoluzionare  a volte e un bene perchè vuol dire integrare in modo eclettico approcci diversi per una maggior efficacia terapeutica.  La R è un gioco di parole che assume molti significati tra cui:  R-come (Remaping) R -come (Resource) R come (Riabilitazione) e (Reprocessing)

EMDR ha influenzato La EMI ?

EMDR Eye movement desenzitization Reprocessing  (Shapiro 1987-1989) è una delle tecniche più famose al mondo ed è considerata evidence based per quanto riguarda i disturbi post traumatici da stress.  Sia la EMI che EMDR sono nate nello stesso periodo,la EMI fu sviluppata da Steve Andreas nel 1989 poi Danie Bealiue nel 2003 scrisse il primo libro.

Vediamo assieme le similitudini ; iniziamo dalla premessa fondamentale:

  1. I movimenti oculari come attivazione integrazione e  desensibilizzazione delle informazioni negative contenute in memoria
  2. Focus principale dell’intervento sono i ricordi da elaborare

Le  differenze fondamentali:

EMDR (EMDR Eye movement desenzitization Reprocessing)

  1. EMDR ha un modello teorico basato sulla AIP (Adaptive Information Processing)
  2. EMDR sfrutta solo pochi movimenti oculari (teoria della bilateralità)
  3. EMDR i movimenti oculari sono veloci  (saccadici) sfruttano poche direzioni e accessi oculari (orizzontali e in diagonale)
  4. EMDR si tende a fare una ristrutturazione cosciente  delle cognizioni
  5. ) Tapping bilaterale.

EMI EYE MOVEMENT INTEGRATION THERAPY

  1. EMI; Ha un modello teorico basato sulla PNL, IPNOSI  ERIKSONIANA
  2. EMI; Possiede più di 22 movimenti oculari è attivando più zone del cervello
  3. EMI; I movimenti oculari sono principalmente  più lenti SPEM (smoth eye pursuit movement)
  4. Non si fa ristrutturazione e si evitano i tutti modi le ritraumatizzazione dopo l’esposizione immaginativa

LA EMI-R EYE MOVEMENT INTEGRATION REPROCESSING  (Dr. KAZANXHI 2017)

  1. EMI-R: Modello teorico   HIP  (Human Information Processing)
  2. Integrazione metodologica  Mindfulness,  (Tapping EMDR) – EMI-
  3. EMI-R: Possiede 22 movimenti oculari ( saccadici-lenti-fissi)
  4. EMI-R: Si evita la ristrutturazione cosciente spesso emerge da sola

COME FUNZIONANO LE CINQUE FASI DEL PROTOCOLLO EMI-R  chiamate SARI?

Vediamo in breve il modello in cinque fasi e gli indizi più importanti del protocollo.

Il Protocollo EMI-R (Dr.Kazanxhi) segue il filone dei studi sul trauma e fa suo il modello d’intervento specifico chiamato S.A.R.I. (STABILIZZAZIONE-ACCESSO-RIPROCESSAMENTO-INTEGRAZIONE)

1) FASE : SICUREZZA E STABILIZZAZIONE

Una delle prime fasi della terapia psicologica consiste nel creare la relazione terapeutica ogni approccio psicologico senza una alleanza terapeutica rischia di diventare assettico. Mettere in sicurezza e stabilizzare il paziente vuol dire creare quel “climax” di empatia e sicurezza relazionale che è implicito in ogni processo di cura psicologica.

2) FASE : ACCESSO (Eye Tracking Technique)

Questa è una fase sia conoscitiva che diagnostica e viene chiamata ETT (eye tracking technique) serve a tracciare il blocco emotivo – cognitivo dei clienti osservandone i movimenti oculari automatici che avvengono spontaneamente mentre il cliente rievoca eventi o ricordi negativi della loro vita.

Nella fase due si accede al sistema neurale( Mappe mentali, Schemi, Ricordi,) del cliente per ricavare dal racconto eventuali schemi negativi del paziente.

Il terapeuta durante il colloquio clinico osserva i movimenti oculari automatici del cliente e tracciare la modalità o canale sensoriale attivo in quel momento. Secondo la PNL ogni esperienza del mondo è una rappresentazione mentale frutto di alcune modalità (Visiva -Auditivo -Cinestesica) . Ognuno di noi ha uno o più canali di preferenza attraverso cui si rappresenta il mondo.

Trovate le informazioni emotive disturbanti o ricordi questi diventano target per il processamento e la rielaborazione.

3) FASE : RIPROCESSAMENTO Il processamento delle informazioni contenute nella mappa mentale o circuiti neurali . Il terapeuta stimola la rete neurale del cliente attraverso I ventidue movimenti oculari guidati. Questi ventidue movimenti oculari hanno il compito di rivisitare e riprocessare tutte le informazioni (cognitive-emotive-sensoriali) conservate in memoria. 

Commento : La EMI ha come focus la rielaborazione di ricordi ed esperienze traumatiche. (Negative Life Event). Durante una sessione il terapeuta “Psicologo” spesso integra il proprio lavoro con altre tecniche psicologiche tra cui la Gestalt Therapy- Ego State therapy- Sensomotory Therapy. Una buona elaborazione trasformativa ha bisogno di integrazione per permettere il passaggio delle informazioni Top Down (Alto verso il basso) Bottom UP (basso verso l’alto).

Questo focus sulla Integrazione delle informazioni non elaborate le da l’autorità di venire chiamata; “TERAPIA INTEGRATIVA” perché permette fin da subito il ripristino dell’ equilibrio neurofunzional

4) FASE : INTEGRAZIONE E TRASFORMAZIONE 

Il ricordo elaborato viene integrato nella personalità del cliente. Viene presentificato (Janet 1932) in un nuovo macro schema presente che inlcude il passato ma solo come frutto della storia di vita personale. Ogni ricordo elaborato diventa trasformativo perchè presupone che ognuno di noi ricordi l’esperienza negativa da cui trarrne delle lezioni di vita, ma senza più che questa esperienza attivi emozioni negative nel presente.

Copyright 2017. Riservato Dr. Elton Kazanxhi

Articolo redato e scritto per gli allievi del corso in Psicotraumatologia

( Associazione Italiana di Psicotraumatologia).

EMI-Revisited (Protocolli Neurali per la cura dello stress) Corso ROMA 2018

09.0Iscrizione
Introduzione alla EMI Therapy – Eye Movement Integration Therapy
  • Presentazioni e definizioni generali
  • La Terapia EMI: origini, sviluppi e campi di applicazione
  • Differenze tra NLP – Ipnosi è EMI
  • Il SARI MODEL
11:00 Coffè Break
  • La Psicotraumatologia La Classificazione dei traumi e loro conseguenze sul corpo e sulla mente
  • La cura è trattamento psicologico del paziente : anamnesi-assessment e programma terapeutico
13:00 LUNCH TIME Pranzo ( non compreso nei costi del corso)
14:00 Dalla teoria all’azione: modalità operative della EMI PNL e il protocollo di base EMI -R
  • Creare le Ancore è le risorse terapeutiche e Trasformative
  • Approcci eclettici (Bottom Up) Mindfulness -Gestalt Therapy- Sensomotoria
  • La gestione del tempo in terapia: come e quando iniziare e terminare una seduta di terapia EMI
  • Indicatori psicofisiologici e comportamentali di integrazione
Domenica 28 Gennaio 2017
Ore 9:00
  • L’innovativo protocollo Breve integrato EMI –  Dr.Elton Kazanxhi
  • DES A-DES strumenti di valutazione della dissociazione traumatica Adulti e Adolescenti
  • Accesso alle Informazioni (Eventi- Ricordi- Pensieri-Sensazioni)
  • Creare il Frame- TDRS MODEL- Mappa delle risorse-
Ore 11:00 Coffè Break
  •  I movimenti oculari ipnotici guidati spiegazioni dei vari segmenti
  • La gestione dei pazienti nella fase acuta della elaborazione dello stress traumatico
13:00 LUNCH TIME Pranzo ( non compreso nei costi del corso)
14:00 Esercitazione pratica Protocollo Base EMI-R
  • Introduzione alla EMI con le diverse patologie quali la depressione la dissociazione, lo stress traumatico,  con i bambini-adulti.
  • Il ruolo dello psicologo nel trattamento terapeutico-riabilitativo dei pazienti  con stress traumatico
  • Questioni giuridiche e scientifiche
17:0Rilascio attestato  di frequenza corso base EMI-R è inserimento lista terapisti EMI.
Per riservarsi il posto si prega di inviare mail a emineurotherapy@gmail.com;  web: http://www.trauma-terapia.info; Tel 3295379300
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