Novembre di tre anni fa diedi avvio alla prima associazione di Emdr in Albania

Trajtimi Universal ne psikotraumatologji EMI Therapy.

Trajtimi universal i traumës na mëson dhe na detyron të kalojmë në disa faza. Përpara se të trajtohen kujtimet traumatike.

👉Modeli Trifazik I lindur në 1940 nga babai i psikotraumatologjisë Pierre Janet për shumë vite ka qenë dhe është modeli guide përsa I perket traumatologjise.
Nga modeli parë Trifazik deri sot shumë autorë të tjerë kanë dhënë kontributet e tyre. Philips e Frederiks në 1995 ndërtuan modelin quajtur SARI.

👉Ky model sot është përvetsuar në shumë modele terapeutike atë mund ta gjejmë në modelin EMDR, EMI, Somatic Experience, Ego State Therapy.

👉Nuk ka rëndësi se çfarë modeli terapeutik profesionisti ndjek e rëndësishmja është të ndiqen fazat e trajtimit traumatik. Ndiqja e fazave shpien sigurishte klientin në rezultatin përfundimtar.

Dr. Elton Kazanxhi

emdr #emi #nlp #somaticexperience #emiitaly #eminorthmacedonia

Infografica trattamento a Fasi nella EMI Therapy

👉Qui l’infografica Fasi del trattamento in EMI Therapy.

Il trattamento trifasico di Janet caposaldo della psicotraumatologia negli anni è stato integrato e trasformato da molti autori, ultimo è il SARI model di Phillips & Frederick (1995). Il SARI model viene universalmente riconosciuto anche dalle società internazionali come. (ISTSS ESTSS).

Qui le fasi del trattamento in EMI Therapy corrispondono per molte ovvie ragioni anche ad altri approcci:

👉 Vedesi le 8 fasi del protocollo standard in #EMDR (Shapiro 1995).

👉 Ego State Therapy (Watkins)

👉Somaticexperience (Levine)

👇Sono sempre più convinto che la paternità di un approccio non può appartenere a nessuno se non al genere umano.

Vedi la versione completa sul sito della EMI ITALY clicca qui sotto 👇

Trattamento a fasi nella EMI Therapy

La Resource Therapy di Gordon Emerson. Workshop specialistico per la prima volta in Italia.

La terapia delle risorse, come la Ego State Therapy, è una terapia di parti, ma le sue tecniche consentono l’accesso alle parti con o senza ipnosi.

Essa fornisce la possibilità di fare una una diagnosi-intervento dettagliata della personalità.

Essa permette ai terapisti, Psicologi coach, Counsellor, nutrizionisti di rispondere a problemi difficili dei loro clienti con tecniche semplici.

Le Linee guida sono molto chiare ed aiutano i terapisti a diagnosticare i pazienti in diverse categorie suddivisi per emozioni, comportamenti indesiderati e conflitti interni.

Le nostre parti della personalità sono le nostre risorse.

La buona salute mentale è sana quando queste risorse funzionano normalmente e sono in armonia fra loro.

Le azioni RT consentono ai terapisti di individuare rapidamente le risorse che devono essere modificate.

La personalità del cliente viene descritta con una migliore comprensione del perché i pazienti presentano PTSD, disturbi alimentari, depressione, dipendenze e molti altri stati psicologici del perché non fanno un cambiamento.

Scoprire le proprie risorse subconscie migliora le prestazioni sportive, le prestazioni accademiche e generalmente consente ai pazienti di rispondere al meglio verso la risolozione dei problemi psico- somato -emotivi .

Nel Mondo la Resource Therapy viene usata dai performer, attori, psicologi, coach nutrizionisti, medici per comprendere al meglio il proprio cliente e fare una propria sessione di coaching definendo al meglio gli obiettivi da raggiungere.

L’autore

Il dottor Gordon Emmerson è membro onorario della School of Psychology presso la Victoria University di Melbourne. È autore dei libri “Ego State Therapy” (2003, 2007, 2010), “Advanced Techniques in Therapeutic Counselling (2006) e Healthy Parts Happy Self (2012). Ha sviluppato la teoria e la terapia della personalità delle risorse e ha sviluppato tecniche per lavorare con molte condizioni psicologiche. Come psicologo registrato e membro dell’Australian Psychological Society, ha pubblicato numerosi articoli e ha condotto e pubblicato ricerche cliniche sperimentali. Il dott. Emmerson ha tenuto seminari in Australia, Sudafrica, Germania, Regno Unito, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Medio Oriente. Si occupa di conferenze e convegni di base sui suoi approcci terapeutici. Fornisce formazione di base, una qualifica clinica in terapia delle risorse e una formazione clinica avanzata nelle risorse

PASCAL

Le tecniche di Osteopatia somatoemozionale a cura di Elton Kazanxhi

Non è nuovo il concetto di rilascio emozionale in Psicotraumatologia, chi come me ha avuto la fortuna di formarsi in terapie corporee come lo Shiatsu, Soma Bioenergetica, Reiki e qualche workshop di cranio sacrale, sa perfettamente cosa succede al corpo quando è esposto allo stress ed esperienze traumatiche.

Oggi parliamo di somatosensoriale o meglio di rilascio emozionale e di come il tocco delicato del terpista craniosacrale può avviare processi di rilasciamento che portano il paziente a contatto con aspetti nascosti della sua disfunzione.

Questi processi sollecitano la memoria #body #state #memory del paziente, come se questa fosse depositata nei tessuti, e portano in superficie le componenti emozionali di eventi traumatici passati di cui il paziente può non avere nemmeno il ricordo.

E’ come se l’energia traumatica fosse rimasta intrappolata, con le sue emozioni dolorose, liberando le quali cessa di esercitare la sua azione dannosa sull’organismo. Questi processi possono essere agevolati dal dialogo verbale, con il quale il paziente dà voce alle sue sensazioni, alle immagini, ai pensieri, in un percorso che porta a reinterpretare la propria esperienza in chiave evolutiva.

Origini e sviluppo

Il concetto di Rilascio SomatoEmozionale si è sviluppato come frutto di molteplici esperienze condotte dal Dr. John Upledger, con i suoi collaboratori, a partire degli anni ’70. Nel praticare la Terapia CranioSacrale si verificavano movimenti spontanei nel corpo del paziente che lo portavano ad assumere la posizione terapeutica, nella quale cessava il dolore e vi era un profondo rilassamento. I rilasciamenti di calore e di tensione che avvengono in tale posizione vengono interpretati come dispersione dell’energia in eccesso, assorbita durante il trauma e localizzata in una ristretta area del corpo, alla quale viene dato il nome di cisti energetica.

A questi fenomeni si può associare la liberazione, da parte del paziente, di emozioni che fanno rivivere l’evento traumatico, come se fossero contenuti nella cisti energetica, consentendo di liberarsi definitivamente dei suoi effetti, attraverso un processo più generale che prende il nome di Rilascio SomatoEmozionale.

Ma cos’è un trauma? Nella comune accezione di trauma fisico abbiamo un impatto sui tessuti che può attivare meccanismi di riparazione, di protezione e di adattamento da parte dell’organismo. La condizione emotiva al momento del trauma pare giocare un ruolo importante nella sua risoluzione. Un trauma non completamente risolto può manifestare i suoi effetti a distanza di tempo ed in maniera non immediatamente riconducibile ad esso. Possiamo avere traumi anche di origine chirurgica, chimica, ambientale, relazionale, ecc. Un trauma rappresenta un insulto energetico con il quale il corpo deve confrontarsi, e se non è in grado di dissipare subito l’energia traumatica può essere aiutato a farlo in seguito tramite il processo di Rilascio SomatoEmozionale.

Questa metodica fu insegnata per la prima volta dal Dr. John Upledger a Chicago nel 1980 ed ora può essere appresa tramite i corsi SER-I e SER-II presso le sedi riconosciute dall’Istituo Upledger International.

Consultami per una seduta al mio studio a Jesi.

IL TUO CERVELLO È COME UN GIARDINO ESSO HA BISOGNO DI ESSERE POTATO

C’è un vecchio detto nella neuroscienza che dice : i neuroni che si accendono nello stesso tempo si legano insieme. 

Ciò significa che più si esegue un neuro-circuito nel cervello, più forte diventa quel circuito. Ecco perché, per citare un’altro vecchio detto as, la pratica rende perfetti. Più pratichi il pianoforte, o parli una lingua o fai il giocoliere , più forti diventano quei circuiti.

La capacità di apprendere non riguarda solo la costruzione e il rafforzamento delle connessioni neurali.

Per anni questo è stato al centro dell’apprendimento di cose nuove. Ma a quanto pare, la capacità di apprendere non riguarda solo la costruzione e il rafforzamento delle connessioni neurali. Ancora più importante è la nostra capacità di abbattere quelli vecchi. 

Si chiama “potatura sinaptica”. Ecco come funziona

Immagina che il tuo cervello sia un giardino, tranne che invece di coltivare fiori, frutta e verdura, coltivi connessioni sinaptiche tra i neuroni. Queste sono le connessioni che i neurotrasmettitori come la dopamina, la seratonina e altri attraversano.

Le “cellule gliali” sono i giardinieri del cervello: agiscono per accelerare i segnali tra determinati neuroni. Ma altre cellule gliali sono i depolveratori, tirano su le erbacce, uccidono i parassiti, raccolgono le foglie morte. I giardinieri di potatura del tuo cervello sono chiamati “cellule microgliali”. Potano le tue connessioni sinaptiche. La domanda è: come fanno a sapere quali potare?

I ricercatori stanno appena iniziando a svelare questo mistero, ma quello che sanno sono le connessioni sinaptiche che vengono utilizzate meno vengono contrassegnate da una proteina, C1q (così come altre). Quando le cellule della microglia rilevano quel segno, si legano alla proteina e distruggono – o potano – la sinapsi.

Ecco come il tuo cervello crea lo spazio fisico per te per costruire nuove e più forti connessioni in modo da poter imparare di più.

PERCHÉ IL SONNO CONTA

Ti sei mai sentito come se il tuo cervello fosse pieno? Forse quando si avvia un nuovo lavoro o in profondità in un progetto. Non dormi abbastanza, anche se ricevi costantemente nuove informazioni. Bene, in un certo senso, il tuo cervello in realtà è pieno. Quindi neccisatà di riposo.

Fonte:

Preparazione dello psicologo che usa EMI

Considerazioni generali

L’esperienza con la EMI è diversa da quella con le terapie standard, sia per il cliente che per il terapeuta. Riattivando il sistema multisensoriale della memoria traumatizzante, la terapia non solo consente l’integrazione di quella memoria, ma, talvolta, suscita intense emozioni e iper arousal, provocati da alcuni aspetti del trauma stesso. Ciò può includere manifestazioni fisiche dell’intero spettro di risposte autonome, come paura, dolore e shock. Non dimentichiamoci che tali risposte fisiologiche, emotive e comportamentali, sono modalità che la psiche stessa attua per “difendersi” da un evento che non riesce a tollerare, compresa la dissociazione (Kazanxhi e Ricci, 2018). Ancora una volta, EMI non provoca queste reazioni: esse vengono semplicemente “rilasciate” dalle memorie che sono state registrate al momento del trauma ma che non sono state integrate. Così, quando il cliente dice di essere quasi svenuto al momento del suo incidente, il terapeuta dovrebbe essere preparato alla possibilità che egli riproponga tale “strategia” difensiva (Porges, 2001) durante l’EMI, esposta nel capitolo 2.

La nostra preoccupazione è che queste ri-esperienze possono esacerbare eventuali problemi di salute che il cliente può manifestare. Esistono diversi semplici meccanismi mediante i quali il cliente e il terapeuta possono limitare e controllare l’intensità dell’esperienza, se necessario. Ad esempio, in una buona stabilizzazione, preparazione e psicoeducazione, questi inconvenienti non dovrebbero verificarsi. I clinici dovrebbero sempre consigliare ai clienti che, se si verificano reazioni fisiche (ad esempio nausea, vertigini, vomito, ecc.), di solito sono di breve durata, fanno parte della rappresentazione mnemonica in questione e saranno probabilmente elaborati e integrati dai prossimi set oculari. Di contro, i terapeuti, conoscendo come possono funzionare queste modalità, devono stare bene attenti a non suggestionare il paziente. La struttura flessibile della EMI permette al cliente di trovarsi in una situazione di setting terapeutico dove può sentirsi al sicuro e avere il controllo, potendo scegliere egli stesso, secondo il Modello TDRS, i vari aspetti pratici delle stimolazioni oculari, come distanza, ritmo, velocità, direzione e ampiezza dei movimenti.

Preparazione del terapeuta

Un bravo terapeuta basa la sua efficacia non solo su una buona capacità tecnica, acquisita tramite una formazione costante e variegata, ma anche su un buon controllo del setting e, soprattutto, della sua stessa persona. Ricordiamo che, proprio a causa di ciò sul quale andremo a lavorare, ossia l’esperienza traumatica e le sue conseguenze sulla persona, “manipoleremo” del materiale che causerà sicuramente reazioni emotive intense alle quali, essendo comunque esseri umani, non resteremo indifferenti. Poniamo altresì l’accento sul fatto che, come terapeuti, dobbiamo in primi fornire al cliente una situazione nella quale egli si senta al sicuro e libero di affrontare il materiale traumatico perché riusciamo ad essere realmente efficaci nel nostro intervento. Quindi dobbiamo essere noi in primi ben preparati ad affrontare quello che potrebbe succedere durante l’incontro terapeutico.

Prima di affrontare la preparazione del cliente tramite in nostro modello di riferimento, il Modello SARI, ci sembra utile fornire alcuni consigli di base per la nostra preparazione come psicologi ad effettuare un trattamento EMI.

Setting

Dato che l’EMI sfrutta la stimolazione dei movimenti oculari, è bene che si presti attenzione a ciò che sarà nel campo visivo del cliente. Sarebbe bene che la parete verso la quale è rivolto il cliente sia di un colore il più possibile uniforme e che sia sgombra da quadri o qualsiasi oggetto che possa distrarre dai movimenti della mano del terapeuta. Questo è importante in particolare all’inizio del trattamento, o ogni volta che il contatto del cliente con la sua memoria è debole. Man mano che il contatto si intensifica, la maggior parte dei clienti diventa progressivamente resistente a distrazione.

Per quanto possibile, una stanza tranquilla è chiaramente preferita, in quanto il rumore in strada al di fuori di finestre aperte o rumori provenienti da stanze e corridoi adiacenti può interrompere il flusso del processo di integrazione e dovrebbe essere limitato quando possibile. Sebbene una volta che il cliente è immerso nel processo, sarà più abituato ai suoni ambientali e più difficilmente distraibile, a volte capita che il rumore di una macchina o di una porta che sbatte interferisca con il lavoro svolto. Questo tipo di stimolo ambientale può portare alcuni clienti a connettersi con i ricordi relativi allo stimolo esterno e, ad esempio, improvvisamente immaginare se stessi in una macchina o di fronte a una macchina. È come se alcuni clienti fossero estremamente sensibili a tutte le connessioni, generate internamente o esternamente, ed è importante riportare tali client a dove si trovavano appena prima dell’interruzione.

Posizione

Utilizzando la metafora del treno (“Adesso facciamo finta di essere su di un treno e di vedere le immagini del ricordo scorrere davanti al finestrino”), se il clinico è destrorso, si posizionerà sul lato destro del cliente, di fronte a lui e spostato verso sinistra. In questa posizione, la mano e il braccio estesi del terapeuta saranno direttamente di fronte al cliente, ma la sua faccia e il suo corpo saranno in gran parte da un lato. Naturalmente, se il terapeuta è mancino, il setup è invertito. È importante che il terapeuta si sieda comodamente, in modo che la sua fatica fisica durante lo svolgimento della sessione sia ridotta al minimo.

Abbigliamento

Poiché anche lo psicologo rientrerà nel campo visivo del cliente, egli dovrebbe essere consapevole che anche il suo abbigliamento potrebbe agire come una distrazione. Andrebbero evitati abiti sgargianti o eccessivamente vistosi, così come andrebbero tolti anelli, braccialetti, orologi e altri gioielli grandi e luminosi. Anche la presenza di caratteristiche fisiche dello psicologo, come cicatrici, eventuali cerotti o medicazioni, ecc., dovrebbe probabilmente essere affrontata, direttamente ma brevemente, in modo che la speculazione sulla natura del problema non agirà come una distrazione per il cliente.

Preparazione mentale dello psicologo

Dato che la forza di EMI sta nel bypassare il sistema cognitivo del cliente, arrivando direttamente all’attivazione della componente emotiva, biologica e multisensoriale, oltre che di quella meramente narrativa del disagio psicologico, è possibile che, durante il processo di integrazione esse si liberino in tutta la loro forza, provocando reazioni psicofisiche o comportamentali molto intense. Alcuni terapeuti, quando si allenano in EMI, assistono a una forte manifestazione di angoscia durante una dimostrazione e cominciano ad avere dubbi sulle loro capacità di far fronte a tali risposte nei loro clienti. Conoscere la gamma di possibili risposte e avere gli strumenti per affrontarle aumenterà la fiducia del clinico nell’offrire EMI ai suoi clienti. In realtà, tale fiducia è essenziale. Non dimentichiamoci che possiamo considerare anche il trauma, nella sua componente comportamentale, come un atto difensivo che non si è realizzato, perciò la via della guarigione può comportare la sua finalizzazione.

La terapia delle parti a Jesi con Pascal Wohlgemuth.

Resource Therapy, is a parts therapy, but its techniques enable parts to be accessed without hypnosis.

Resource Therapy permette di accedere alla parti in conflitto senza ipnosi, inoltre permette fun da subito di sbloccare emozioni in conflitto le uni dalle altre con tecniche semplici.

👉 Insegnati, coach, allenatori, psicologi, educatori, nutrizionisti possono guidare le parti emozionali dei loro allievi, clienti, a collaborare verso il cambiamento.

👉 Ancona 30 – 2 Dicembre con Pascal Wohlgemuth

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Mi amava ma allo stesso tempo mi allontanava. Cosa è il doppio legame?

👉Impariamo ad amare, dalle persone che si prendono cura di noi.

👉Se è capitato anche a te la storia di Pietro allora anche tu hai un doppio legame.

📌 Il doppio legame indica una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, presenta una incongruenza tra il livello verbale (quello che viene detto a parole) e quello non verbale (gesti, atteggiamenti, tono di voce, ecc.), e la situazione sia tale per cui il ricevente del messaggio non abbia la possibilità di uscire fuori da questo schema stabilito dal messaggio, o metacomunicando o chiudendosi in se stesso.

#attaccamento #doppiolegame #terapia #EMI #eltonkazanxhi #Coaching #ancona #jesi

Introduction Eye Movement Integration Therapy Skopje December 2019

Per la prima volta sarà presentata a Skopje la terapia EMI questo metodo meraviglioso neuro-terapeutico.

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